Sono passati ben cinque anni da quella spedizione nella baita di Forte. Io e Wendi siamo tornati insieme, o quantomeno ci stiamo lavorando. John il Mozzo continua a vivere la sua esistenza strampalata. Ora rolla paglie con tre dita e conserva, questa volta di fianco all’immancabile giradischi “Auna Belle Epoque 1908”, un secondo contenitore in vetro. All’interno le altre due dita in salamoia e una scritta in stampatello maiuscolo, a mo' di vinile da collezione, che cita: ”JOHNNY AND THE CHOPPED OFF FINGERS PRESENT: IL FUNK DELLA MALASORTE”. Tutto sommato Il Mozzo pare riesca ancora a prendere la vita con filosofia. L’umanità avrebbe sicuramente una o due cosucce da imparare da quell’uomo.

Tornando a me, alla fine ho scelto di adottare uno stile di vita più pacato, minimalista, da figlio dei fiori se volete; già, proprio come quei ragazzi della baita trent’anni prima. Oggi metto fiori nei cannoni e mezzo nudo me ne sto tranquillo sulla mia bella collinetta sul Lago Ranchero, a dipingere dita mozzate su tela bianca. Un passatempo più che un’occupazione. Qualcuno la chiamerebbe arte contemporanea. Altri disturbo mentale. Poco cambia. Wendi mi ha anche appioppato un soprannome tutto nuovo, anche se personalmente lo trovo un po’ di cattivo gusto. Ora sono conosciuto dalla gente del lago come il Dalai “Lama”, chissà perché. Ne saprà sicuramente qualcosa il mio caro amico Mozzo.

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