Puglia... quando ero bambina ci passavo parte delle vacanze estive in Puglia, a Taranto da nonna Maria. Abitava al quarto piano, senza ascensore, affianco allo zio Giovanni. Lo zio faceva l’operario, ma spesso lo vedevo a casa malato e allettato. 

Passeggiando per la città mi incuriosivano i panni stessi sui tetti dei palazzi e la fitta selva di antenne indisciplinate che si alternava a fili tesi per il bucato. Mi piaceva poi andare con la nonna al mercato che a me, bambina milanese, sembrava un mondo alieno, dove tutti sbraitavano e ogni mercante cercava di attrarre più clienti, urlando di più del proprio vicino e concorrente. Era poi prassi contrattare sul prezzo in modo melodrammatico, creando a volte vere e proprie piccole tragedie greche… anzi vere e proprie piccole tragedie della Magna Grecia, mi vien da dire. 

Taranto e il suo ponte girevole, una meraviglia ingegneristica che divideva il Mare Grande dal Mare Piccolo, il porto e l’indisciplinato traffico navale.

Ma la cosa di Taranto, che mi colpiva di più e che mi è rimasta più impressa, era la patina color rame che ricopriva interi tratti di sterpaglie lungo il mare. Io bambina domandavo: ma come mai qui tutto è così arancione? La mamma mi spiegava che era per via dell'Italsider che era una delle più grandi e importanti fabbriche del mezzogiorno e dove lavorava lo zio Giovanni e come lui tanti altri lì in Puglia…

Forse era sempre per via di questa fabbrica che era meglio non mangiare le vongole che avevamo pescato rovistando nei bassi fondali del Mare Grande? Un senso di disagio mi percorreva, ma i grandi sembravano tranquilli...

Oggi dopo tanti anni qualcosa é cambiato, l'Italsider non esiste più, ora si chiama:

ILVA

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