«Già» convenne il vecchio continuando il suo lavoro. «Niente motori, GPS, niente bussole, niente sestante, fari, boe, mappe nautiche. Niente di niente. Da allora non è cambiato molto, in realtà».
Si alzò lentamente, come un albero dopo una tempesta. All’uomo parve di sentire lo scricchiolio delle ossa.
«Ero sull’Achille Lauro» disse a mo’ di spiegazione.
«Quella del sequestro?».
Il vecchio annuì. «Sicuro, il sequestro. 1985. Se lo ricordano tutti, il sequestro».
«Ci hanno fatto anche un film» disse l’uomo. «Un’attrice che ci recitava venne assassinata».
«È preparato, vedo. Sa anche che la nave non si chiamava Achille Lauro, in origine?» chiese.
«Avevo sentito dire qualcosa».
«Ardjonea, questo avrebbe dovuto essere il suo nome» proseguì il vecchio. «La costruirono in Olanda, nel ’37, poi i tedeschi invasero il paese e poté essere varata solo nel ’46 con un altro nome: Willem Ruys. Qualcuno dice che dipende tutto da questo. Non avrebbero dovuto cambiarle nome. La nave se l’era presa a male». Sorrise. «Dicerie, sì» disse come rispondendo a una domanda che l’uomo non aveva posto. «Tant’è vero che, nel ’66, quando Achille Lauro la comprò, le cambiò nome un’altra volta. Io m’imbarcai nel ’70».
Il vecchio estrasse uno straccio dalla tasca dei pantaloni e prese a pulirsi.
«Nel ’71 speronammo un peschereccio nel porto di Napoli. Un poveraccio, un certo Vincenzo Chiarini, morì. Sono tragedie che capitavano nei porti. E capitano ancora».
«Suppongo di sì».
«Nel ’72 eravamo alla fonda nel porto di Genova quando scoppiò un incendio. La nave era stata rimessa a nuovo, gli impianti erano stati ammodernati, ma insomma… anche queste sono cose che capitano».
L’uomo non disse nulla.
«In ogni caso, una nave non si ferma per questo, soprattutto se è una nave da crociera. Ripulimmo, sistemammo tutto un’altra volta e partimmo. Per tre anni non successe niente. Nel ’75, nei Dardanelli, speronammo lo Yussef Baba, una piccola nave libanese. Quella volta ci lasciarono la pelle quattro disgraziati».
«Una bella sfortuna» disse l’uomo.
«Proprio quello che cominciarono a dire in parecchi. Ma i Dardanelli sono uno stretto trafficato, quei poveracci navigavano a vista…».
Una folata più forte delle altre sollevò qualche granello di sabbia e il vecchio batté più volte le palpebre, come per scacciarlo, mentre un brillio liquido gli appariva e scompariva negli occhi.
«Non sbarcò?» chiese l’uomo.
«No» disse il vecchio. «Lo sa che cosa fanno le persone quando accade qualcosa che non sanno spiegarsi? Fanno finta di niente. Dicono che, sì, è strano, ma non così tanto, e che comunque una spiegazione c’è, solo che non si vede. Sì, amico, si fa finta di niente. Io feci così. Avevo famiglia».
«E poi?».
«Ero ancora sulla nave, nell’81, alle Canarie, quando scoppiò un altro incendio e le posso assicurare che, stavolta, c’eravamo stati attenti… be’, scoppiò lo stesso. L’anno dopo Achille Lauro morì e i creditori fecero sequestrare la nave. Molti ne approfittarono per cambiare imbarco».
«E lei?».
Il vecchio tacque. L’uomo osservò il sole che si abbassava verso l’orizzonte. Sospeso sopra l’orlo del mare, sembrava molto piccolo, come se un’onda più alta delle altre potesse inghiottirlo per sempre.
«Ha presente quel racconto di Poe? Una discesa nel Maelstrom?».
L’uomo sussultò, non come chi si desta, ma come chi passa da un sogno a un altro.
«Era un po’ la stessa cosa» proseguì il vecchio dopo aver atteso invano la risposta. «Avevo i miei anni e trovare un altro imbarco non era così facile, e poi avevo una figlia da mandare all’università e poi, e poi… Poi volevo guardare il fondo del Maelstrom».
L’uomo annuì. «So com’è» disse.
«C’ero durante il sequestro e sa come la penso? Penso che quelli fossero degli esaltati, che si fossero imbarcati in quell’avventura senza ben sapere dove attraccare; penso che fossero certi che quell’americano, quel Klinghoffer, fosse nato dalla parte sbagliata del confine… ma penso che non avessero intenzione di ammazzare davvero qualcuno, all’inizio. Ma quella era l’Achille Lauro».
Il vecchio tacque e anche l’uomo. Quando parlò, la sua voce era spezzata e incerta come un relitto sulle onde. «Il film è del 1990, vero?».
«Sì. A voler essere precisi, il fattaccio non era accaduto sulla nave: quell’attrice, Rebecca Schaeffer, fu ammazzata al suo ritorno in America. Non c’era bisogno di tirare in ballo maledizioni (a meno che non si dovesse scrivere un pezzo per un giornale, ovviamente). Io però ne avevo abbastanza. Ero per mare da più di vent’anni e decisi di sbarcare».
Raccolse il pennello e il secchio e fece per avviarsi, ma poi rimase lì, sulla sabbia, come abbarbicato.
«Lo fece?» chiese l’uomo.
Il vecchio annuì mentre i raggi del sole, cadendo di sbieco, gli strappavano luccichii dalla  barba candida e scintillavano sulle creste di schiuma delle onde. «Nell’estate del ‘94. Ci pensavo da mesi, ma non riuscivo a decidermi. Forse non credevo a maledizioni e storie del genere – almeno era quello che andavo dicendo a chi me lo chiedesse – forse volevo vedere come sarebbe andata a finire. Forse era qualcos’altro ancora, chissà».
L’uomo distolse lo sguardo e fissò il moscone. Un occhio dipinto era rivolto verso di lui e, nella luce radente, pareva guardarlo. L’altro era girato verso il mare.
«Ha mai fatto qualcosa in tutta fretta, con la sensazione di dover finire prima che manchi il coraggio, anche se non sembra esserci nessuna ragione specifica per essere coraggiosi?». 
L’uomo si passò una mano sul petto come se ci fosse davvero una cicatrice, là in mezzo. «Sì» rispose alla fine.
«Così feci io. Mi dimisi da un giorno con l’altro, senza preavviso. Ci rimisi un bel po’ di quattrini». Girò la testa sottovento e sputò. «Il 30 novembre 1994, mentre l’Achille Lauro era al largo della Somalia, a bordo scoppiò un nuovo incendio. Ci furono tre morti e una decina di feriti. Cercarono per tre giorni di salvare la nave, poi lasciarono perdere e la lasciarono affondare». Sorrise ancora. «Era l’anniversario del viaggio inaugurale». Senza aggiungere altro si mosse, dirigendosi ciondolando verso il rimessaggio, i secchielli in una mano, lo straccio e il pennello nell’altra.
L’uomo rimase fermo a guardare il moscone. «Immobile come una nave dipinta su un oceano dipinto» recitò a mezza voce. Poi, accennando agli occhi dipinti, urlò: «Pensa che serviranno?».
La risposta gli arrivò sfilacciata, come una vela sbattuta da un vento teso.
«Non lo so. Ma non so nemmeno il contrario».
L’uomo udì il cigolio della rimessa che veniva chiusa, poi più nulla.
Rimase sulla spiaggia a lungo, con le mani in tasca, i piedi affondati nella sabbia, i capelli radi mossi dagli sbuffi di vento.
Ascoltava il rumore del mare. Era lo stesso che ricordava da ragazzo e sarebbe stato lo stesso quando fosse stato vecchio anche lui.
Quando il disco del sole fu affondato del tutto, si diresse verso il bagnasciuga, inginocchiandosi nella sabbia umida.
Allungò le mani a coppa e raccolse un po’ d’acqua, portandosela al naso.
Inspirò più volte, a lungo. 

Tutti i racconti

0
0
3

Primo mare (2/2)

Tratto da una storia vera

19 June 2026

«Già» convenne il vecchio continuando il suo lavoro. «Niente motori, GPS, niente bussole, niente sestante, fari, boe, mappe nautiche. Niente di niente. Da allora non è cambiato molto, in realtà». Si alzò lentamente, come un albero dopo una tempesta. All’uomo parve di sentire lo scricchiolio delle [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

0
0
2

Eva alla Rocca

Storie di famiglia

19 June 2026

Eva arrivò alla Rocca tutta sudata, anche perché la sacca sulle spalle era piuttosto pesante. Mamma Rosa aveva calcolato tutto in base alla sua robustezza, ma il caldo e la salita avevano reso il carico più gravoso. Aveva già previsto gli abbracci e i commenti delle zie Metilde e Virginia e aveva [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
4
22

Primo mare (1/2)

Tratto da una storia vera

18 June 2026

Era stato il primo mare, quello dell’infanzia, quello da cui s’innalzava il soffio vaporoso di Moby Dick e dove veleggiava Long John Silver cantando: “Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto”. Ce lo portava suo padre, anche d’inverno. Passeggiavano finché non arrivavano al molo, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
4
24

Salivo strette, ripide scale antiche

18 June 2026

Oltre la porticina erano corridoi, ricordo, con ampie vetrate affacciate sul cortile lastricato, attorniato da portici ai quattro lati. Ogni mattina, prima che la campana suonasse, la attendevo; e al suo apparire da quell'uscio, il cuore batteva forte e la parola mancava... Anche l’ultimo anno [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

4
5
46

Eclissi postale

17 June 2026

Sabato mattina di fine Gennaio, plumbeo e gelido come il polveroso piazzale antistante il trasandato ufficio postale destinato a servire il disagiato quartiere popolare periferico. Il freddo pungente penetra impietoso ogni qualvolta un utente apre la porta d’ingresso, omettendo sistematicamente [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
4
38

Qual è la linea tra invadenza e supporto?

17 June 2026

Come si fa a delineare una linea tra supporto ed invadenza? Io penso di non averla mai superata, ma così facendo non mi sono mai nemmeno avvicinata troppo al vero e proprio supporto. So cosa è successo l'altra sera e sentirti stare così male non mi fa dormire. La notte mi assale questo senso di [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

1
1
25

Hala e le Montagne (parte 2/2)

17 June 2026

Il gruppo di guerrigliere avanza verso la casa dove si trovano Yousif e gli altri miliziani dell’ISIS. Gli uomini accerchiati usano le ultime munizioni per provare a salvarsi da una morte sempre più certa. Le guerrigliere della prima fila cominciano a correre e lanciano con precisione le bombe [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

7
8
44

I ricordi del Becchino: Rondini, zanzare e pipistrelli

16 June 2026

Il bollente sole di fine domenica colora l’orizzonte di rosso. Il furgone, accompagnato dallo stridore delle rondini che sfrecciano radenti sulle verdi spighe di grano, procede lentamente evitando buche e curiosi, affamati di notizie da condividere e da dimenticare. Arriviamo all’incrocio dove [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dario Mazzolini: sempre bello, un racconto che mi è piaciuto, ma appunto non è [...]

  • Lo Scrittore: una istantenea grottesca di una triste verità, la vita nel suo procedere [...]

2
3
32

Hala e le Montagne (parte 1/2)

16 June 2026

Tira un vento freddo dalle montagne del Sinjar. Luogo arcaico, roccioso e di tradizioni millenarie. Luogo di curdi, yazidi, turcomanni e arabi, abituati a vivere insieme da innumerevoli anni. Luogo oggi di devastazione, violenza, stupri e cadaveri lungo la strada. Dal catino di Sarajevo alla piana [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dax: La guerra è purtroppo fento l'essere umano. Non si spiega perché, [...]

  • zeroassoluto: Guerra, guerra, guerra... ritorsioni a non finire per una libertà che [...]

4
7
34

Stasera si vince un milione

Esercizio di scrittura creativa - Il Conflitto

15 June 2026

L'addetto al trucco e parrucco ripassò del cerone sulle guance del politico. Poco più in là un collega scandiva il count down: “Tre, due, uno, ci siamo.” Lele Pai sorrise alla telecamera che lo inquadrava e dopo un breve convenevole si sedette davanti all’ospite per iniziare l’intervista. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dario Mazzolini: piaciuto molto.
    In pratica, assistiamo al classico talk show italiano dove [...]

  • Teo Bo: Grazie per il tempo che mi avete dedicato e per le belle parole con cui avete [...]

7
10
64

12 settembre

La cioccolata di Maria

14 June 2026

Oggi, 12 settembre, ricorre il mio onomastico, il nome di Maria. Un giorno che fino a poco tempo fa era motivo di festa. Mia madre ci teneva tanto a festeggiare; lei, devota alla Madonna, prima di ogni impegno andava a messa per ringraziare e affidarsi alla benevolenza del cielo. Dopo preparava [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

5
6
37

Sedie

13 June 2026

Sedie Sedie di un vecchio cinematografo Ormai accantonate in vecchi magazzini Ma se poteste urlare cosa avete visto, se ne potrebbe fare un film intero Che pianti e strette di mano furtive Che baci appassionati del primo appuntamento Che occhi arrossati e che cuori in sobbalzo Se poteste solo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • zeroassoluto: Sedie, poltrocine, poltrone, e anche quelle di legno pieghevoli delle arene [...]

  • Adribel: Un brano breve ma ricco di storia e di speranze.

Torna su