Striiiiiiisciiiiio, striiiiisciiiio sul terreno, illudendomi di aver percorso un'eternità. Mentre il paesaggio non è cambiato… cespugli, erbetta, foglie verdi, foglie accartocciate, humus, humus del sottobosco.

E in quello sforzo, immane, in quella fatica superanimalesca, in quell'istinto a viaggiare, mi sono scoperta emozionata di un'emozione che mai e poi mai avrei pensato potesse sorgere in me. Un'emozione che mi ha preso la gola, mi avrebbe in futuro tolto il respiro, stretta in una morsa mentre a ogni striscio rimarrà  il segno, bavoso, appiccicoso luccicante come le stelle che sono nel cielo. E capto con le antenne fuori, sintonizzate, proiettate all'ascolto del battito dei cuori cosmici,  dal mio rifugio che sono destinata ad avere dalla prima comparsa geologica a questo mondo, lo striscio bavoso per testimoniare la mia presenza su questa polvere terrestre. Ed elevo il mio canto, poetico canto di un fossile, armonioso sussurro di uno spartito d'anima, forte di un'esperienza maturata a piccoli passi, lentamente, strisciatamente, una saggezza nata dai miei errori, dalle ascese sui roveti o sulle spine di cardamonio in un campo abitato da bovini, che pascolano ritmicamente, illusi di vivere in un'agreste età dell'oro.

Sono riuscita a sopravvivere alla velocità spregiudicata della lepre e… persistendo sono riuscita a raggiungere i miei sogni, a poco a poco, mentre i giorni si alternavano e i velocisti si erano illusi di riuscire a raggiungere un traguardo che non avevano mai raggiunto e che io in silenzio ho doppiato, come redivivo Vespucci o italianissimo Colombo,  in silenzio ho doppiato, nell'infinito sono arrivata.

Ora vi lascio la mia filosofia in un tempo che dal futurismo ha deificato la Velocità, quella continua accelerazione che porta a conseguenze estreme di riuscire a illudere chiunque di essere un vincitore e… povero stolto! Di essere riuscito a raggiungere una meta che poi si è rivelata un Nulla.

Io sono rimasta fedele al ritmo della lentezza, la lentezza che mi ha portato invece a vedere cose omeriche, a saper raccontare, con occhi cuciti dall' egoistica competizione di un tempo non Infetto, che il velocista non aveva mai guardato e che nella sua folle corsa aveva sperimentato,  perso e dimenticato.

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Epitaffio

24 July 2026

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    come recitava quella canzone ?
    Non esistono leggi in amore...

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Gioia Fringuelli, farmacista (2/3)

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Miu
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Gioia Fringuelli, farmacista (1/3)

Ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale

23 July 2026

Il sole di luglio martellava implacabile i tetti di Pieve di Sotto, un grumo di case di mattoni rossi e intonaco sbiadito stretto tra la Lombardia e l’Emilia. In quel lembo di terra il Po, ormai stanco di correre, si trascinava pigro tra i pioppeti, evaporando in un’afa densa e immobile che pareva [...]

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    vediamo il seguito...
    intanto like.

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L'uomo in ammollo

23 July 2026

Nel '68 zio Fé lavorava (si fa per dire) nella salumeria di Remigio, un artista capace di confezionare leccornie succulente e, per quanto belle, degne di essere esposte nella vicina pinacoteca, a Brera. Peccato che Remigio fosse antipatico come la cacca ancora fumante di un cammello mentre mio [...]

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Eravamo io, mia sorella e i nostri due figli di tre anni ciascuno; stavamo visitando un bellissimo borgo alle pendici delle montagne abruzzesi, e tra un castello e un belvedere, dopo mezza mattinata, sentivamo tutti e quattro quel poco simpatico disagio che preme sulla vescica e risale nelle viscere [...]

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Quando Elisa ebbe finito di esporre la sua idea, il padre rimase senza parole. Quella che lui riteneva ancora, una bambina scriteriata gli stava offrendo su un piatto d’argento un progetto unico e fattibilissimo. L’immagine delle strade tappezzate di testi musicali lo attraeva, forse si poteva [...]

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