Mi sveglio di scatto, spaventata.

Davanti a me una lama di luce polverosa entra dalla finestra socchiusa. Vedo solo il fascio di luce e qualcosa che somiglia ad un pigiama a strisce verticali gialle e verdi. L'immagine si ferma all'altezza del collo e non ha la testa. Si tratta chiaramente di un uomo, ma non capisco chi sia. Quando l'immagine svanisce come un colpo di vento non rimane nemmeno una traccia, solo il pulviscolo nel raggio del sole.

Ho sognato, vedevo due gambe avvicinarsi a me, stesa su un pavimento freddo. Due mani invisibili mi sollevano, non mi fanno male, mi adagiano su una balla di paglia e mi lasciano lì al freddo. Il pigiama a righe è vuoto, dentro non c'è nessuno, avanza e passa due o più volte davanti a me senza emettere alcun suono.

Capisco che è pomeriggio inoltrato, quasi al tramonto del sole che sta andando a nascondersi dietro alle montagne. Chiaramente ho sognato, o meglio, ho avuto un incubo.

Mi vesto ed esco per incontrare le amiche in pizzeria e lo rivedo riflesso in una vetrina. Ho quasi paura di quella figura senza corpo, mi ricorda gli spaventapasseri che terrorizzavano la mia infanzia. Vorrei chiedere a Lucia di venire a dormire da me, ma dovrei dare spiegazioni e non voglio passare per fifona.

Brutta nottata, dormo poco e verso mattina rifaccio lo stesso sogno, mi lascia di nuovo su una balla di paglia al freddo.

Sembra il pigiama dell'uomo invisibile.

Apro gli occhi e sono nel mio letto, fa freddo perché ieri sera ho dimenticato di chiudere la finestra. Un grosso merlo nero, dal suo posatoio sul ramo del noce , mi chiama fischiano. Siamo amici e non se ne andrà fin quando non gli risponderò con un fischio simile al suo, che ho imparato tanti anni fa. Mi affaccio e lo chiamo, mi risponde ed è un bellissimo saluto di buongiorno.

Mi vesto con sempre davanti agli occhi i colori del sogno che mi perseguita.

Salgo in macchina e mi avvio al lavoro, sono la custode della nuova biblioteca scolastica. Un lavoro che mi piace anche se comporta qualche responsabilità. In ogni vetrina vedo il riflesso del pigiama senza testa e senza mani che mi segue da vicino.

Arrivo alla biblioteca e apro le sale respirando con voluttà l'odore dei locali nuovi e del libri, sanno di vernice e di colla fresca.

Ed ecco che lo vedo.

Questa volta è reale, sta seminascosto tra uno scaffale e l'armadietto dove tengo la cancelleria.

Una figura di pagliaccio senza testa, lungo, lungo e secco, un vero burattino di legno, o meglio, una marionetta vestita di stoffa lucida a righe gialle e verdi.

Ora ricordo, lo hanno portato ieri i ragazzi.

<<Questo è il fratello scemo di It >> ha detto Luigi, il figlio del falegname << gli manca ancora la testa perché papà non si decide se farlo come Pinocchio o simile a me>> tutti avevano riso ed erano andati via a raccogliere oggetti per il mercatino della scuola prendendo in giro Luigi e lui ricambiava allegramente.

Li adoro questi ragazzi, puliti e allegri, ma c'è voluto poco a spaventarmi, una figura che ho accostato ad uno spaventapasseri.

Diciamo che sotto l'apparenza da dura c'è una tenera anima da fifona.

 

 

 

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