Gasparre Ledux era solo nel grigio acquitrinoso della trincea, fatto salvo il ratto di un kilo chiamato da lui Robert suo coinquilino, la Morte ebbe pena e si affacciò tra i fumi di nebbia dal bordo della fossa.

"Ti saluto Gasparre!"
disse con una serie di voci, rimanendo delusa per l'indifferenza apatica del fante del 4^ reggimento Ruan, chiese con imbarazzo: "mi offri un caffè?"

Il soldato si tolse la pipa dalle labbra e fece un gesto cortese e rassegnato. Con una gavetta a testa, empie da un orrido liquido fumante, si sedettero una di fronte all'altro.
"Gasparre che aspetto vuoi che prenda?"
Gasparre disse senza neppure rifletterci: "Quello di mio padre da giovane"
La Morte non domandò ed agi.
Gasparre puntò i suoi occhi al riparo delle rughe polverose in quelli di suo padre e sorrise beffardo.
"Ecco che fine fa quel spermatozoo di merda che hai sparato nel grembo di quella povera donna di mia madre"
Lo sguardo ora era acceso.
"Ora muoio coglione e muoio in modo schifoso"
La Morte si era risentita e non aveva sopportato oltre.
"Signor Ledux sei un idiota, non ti rendi conto che io, LA MORTE ho avuto pietà di te?"
Prese le sembianze di un angelo candito e austero.
"Ti compatisco Gasparre e voglio rassicurarti che sarà dolce come il sonno dopo una scopata". 
Il soldato si emozionò e in lui la commozione divenne una caverna dove riecheggiavano i sentimenti.
Si alzo di slancio per abbracciarla.
Un boato assordate di fiamma e un uovo maledetto di un mortaio gli portò via i visceri e le gambe.
Nei millesimi di secondo successivi alla sua espressione stupita la Morte prese il suo aspetto più lugubre e con l'orrendo sorriso disse:
"Gasparre sei proprio un coglione non sai che la Morte non dice mai la verità?"
La fiamma esaurì la sua energia mentre nella terra di nessuno si sentivano urla ed ordini nella lingua dei "crucchi". 

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