Come in un sogno, Michele si ritrovò seduto a contemplare il mare e ad ondeggiare fra l'orizzonte e la sabbia. Essere in una tale  condizione lo rendeva felice perché poteva fare i conti con la sua fantasia e perché poteva riuscire a vivere ciò che mai aveva vissuto, in quanto ottenebrato e al tempo stesso disorientato dai mille problemi quotidiani. Era sotto una palma e godeva di una frescura rigenerante, mentre qualche metro più lontano imperversava il solleone e la calura inaridiva ogni cosa. L'acqua delle onde arrivava sul suo volto e disegnava tutti i suoi sogni, li concretizzava come dentro ad una nuvola di fumetto. E li faceva conoscere a chi lo guardava come in estasi, in contemplazione di tutta quella bellezza che Dio aveva infuso nella sua creazione e ne rimaneva sbigottito. Comprese che mai e poi mai l'uomo con tutta la sua intelligenza avrebbe potuto realizzare tanta armonia, sebbene il suo compito fosse quello di proseguire il lavoro del creatore e di arricchirlo, dopo aver ricevuto in consegna tanta meraviglia. L'acqua, la sabbia erano elementi di un puzzle creativo di una tale perfezione che l'uomo non avrebbe potuto mai riproporre . Sentì dentro di séil brivido della sua piccolezza e rimase ad ammirare.tanta grandezza. 
E con così tanta concentrazione lo videro levitare, staccarsi da terra ed innalzarsi per cercare Dio. Si alzò, con le mani giunte ed i gomiti come  ali di colomba.
Durò pochi minuti tale meditazione e Michele si adagiò dolcemente nel punto da dove era partito in volo. Aveva capito che Dio non è in un cielo lontano da noi ma dentro di noi e sentì il suo sussurro, la sua voce. Entrò in preghiera, si alzò ed andò per il mondo alla ricerca del fratello, di ogni fratello che portava con sé l'immagine del Creatore e del Salvatore Redentore.

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