Nell'ultimo anno per tre volte mi sono ritrovata come paziente in tre diverse sale preoperatorie. 

Ė un mondo a parte. Ė un regno dove si gioca con regole diverse. 

 

Il personale che ti accompagna fino al varco ti saluta sulla soglia. 

Non la oltrepassa con te: lì non sono ammessi. 

Il tuo corpo passa la barriera da solo: restano fuori amici, parenti, affetti, infermieri di reparto. Entrano con te mille pensieri. 

Il tuo corpo, come carne da macello, scorre in orizzontale da un lettino a un altro, per poi essere preparato al letto operatorio. 

Steso supino, il tuo sguardo vaga su una scacchiera di quadrati di controsoffitto e luci accecanti. 

L'aria fredda ti colpisce il viso, le mani e le parti del tuo corpo nudo che rimangono scoperte. 

Tu inerme, senza vestiti, senza pudore e senza certezze del dopo aspetti e segui con lo sguardo tutti coloro che si susseguono al tuo capezzale.

Chi si avvicina a te sorride sempre, come se fosse una regola da rispettare. Ripetono il loro nome e il loro ruolo, e si accertano più volte che tu non dimentichi il tuo di nome. 

Quello che ti resta è la tua identità. E a quella devi attaccare la tua dignità.

Ogni persona che si avvicina a te, infermieri, anestesisti, chirurghi ti racconta un pezzetto della sua vita.  

E allora la cosa migliore che tu possa fare è sintonizzarti sui loro pensieri, sui loro racconti e portali un po' dentro di te come se fossero una carezza per farti sentire meno solo in quel luogo freddo. 

Entrano in quello spazio di intervallo le storie legate ai figli che vanno a scuola, ai genitori anziani, ai mariti e alle mogli che devono aspettare la fine del turno di ogni operatore. 

Entrano le battute che suonano macabre, ma che servono a stemperare l'atavica paura della morte, il dolore fisico che suona come lamenti poco armonici del tuo vicino di postazione. 

Il tempo scorre a ritmo di macchinari. 

La pressione misurata ciclicamente ogni cinque minuti. La fascia al braccio che stringe e si rilascia. 

La progressione lenta delle gocce che cadono nella cannula della flebo. 

Il battito del tuo cuore monitorato per ogni sistole e diastole. 

Poi, con delicatezza, il tuo cervello smette di registrare tutti questi stimoli, e per un tempo non noto sei da un'altra parte. 

Il suono del tuo nome ti risveglierà? 

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