Così decisero di andare a convivere insieme, due amiche che si conoscevano da una vita; che avevano condiviso tutto, alla fine prendere in affitto una casa assieme sembrava la soluzione più logica.

Avevano trovato un appartamento alla periferia nord della città in cui vivevano; 700 euro al mese più le spese, non era grandissimo ma era ammobiliato, pulito e moderno. Firmarono il contratto d’affitto e dopo una settimana infilarono le chiavi nella toppa della loro nuova casa, cariche di valigie e scatoloni e con un bel sorriso soddisfatto sulla faccia.

Bene, forse fu proprio a partire da quel momento che iniziò la tragedia.

Un giorno, senza alcun preavviso, Marta andò su tutte le furie. Carola aprendo la porta della sua camera  e raggiungendola in cucina la trovò davanti al frigorifero, livida di rabbia:

-Ma…cosa è succ...- la domanda si fermò lì. 

-Ma che te sei magnata il mio hamburger di soiaaaaaa???

Carola la osservò terrorizzata:

-N-non io…è venuta mia sorella. Tu sai che è vegetariana, non sapevo cosa offrirle per cena così ho pensato...Ce ne erano due pacchi, te li avrei ricomprati appena fossi andata a fare la spesa!

-Sì certo ed io stasera cosa mi mangio eh??? Adesso devo improvvisare perché qualcuno non si è fatto gli affari suoi e si è mangiato una cosa che avevo comprato IO e che era palesemente MIO!!!

Marta era rossa, fumava, a Carola non restava che cercare di calmarla:

-Se vuoi prendi qualcosa tra ciò che ho comprato io, a me non importa, domani te li ricompr...

Venne nuovamente interrotta:

-Ma sì certo! Così adesso io faccio la parte della cattiva egoista mentre tu sei quella altruista vero? Lascia stare, guarda, ci penso io, ma da domani si cambia eh!! Da domani spesa divisa: io compro le cose per me e le metto nella parte sotto del frigorifero, le tue cose te le sistemi nei piani superiori. E' CHIARO?

Il giorno dopo Carola uscì per la spesa, comprò un po’ di tutto anche se la casa ne era già provvista e quando tornò a casa carica di buste Marta non c’era, ma le aveva lasciato casa tappezzata di post-it. Ne trovò uno sul mobiletto del bagno: “Il ripiano superiore è il tuo!” Poi ce n’era uno nello sgabuzzino, dove tenevano i prodotti per la casa: “Lo sportello di destra è il tuo!” Il frigorifero era già stato suddiviso, così aveva fatto anche con il congelatore e la credenza per i biscotti.

Fuori sul balcone lo stendipanni era stato diviso in parti uguali da un filo di spago.

Carola fece una smorfia di disappunto: “Forse stai esagerando amica mia” pensò cupamente, ma decise di stare in silenzio per il momento e nei giorni che seguirono si adattò al cambiamento dipartito.

Solo che le cose non migliorarono, anzi.

Col passare dei giorni Carola, che puliva sempre tutto, cominciò a rendersi conto che Marta invece quando spolverava lo faceva a metà: metà mobile, metà tavolo; puliva solo metà water...

Aveva sostituito lo zerbino della porta d’ingresso con uno piccolino che mise nel lato sinistro della porta. Carola si affrettò a comprarne un altro della stessa misura, per lei, da mettere nel lato destro altrimenti non avrebbe potuto neanche pulirsi le scarpe. Un post-it attaccato sulla lavatrice così recitava: “Lavatrice: lunedì, mercoledì, venerdì Marta, altri giorni Carola. Domenica riposo”.

Decise che forse era il caso di parlarne:

-Marta, ma tu ti trovi bene a vivere così? Su metà casa? Non possiamo allentare un po’ queste ridicole divisioni? Se lo racconto in giro non mi credono.

-Perché? Io mi trovo benissimo. Pensaci è il modo migliore per non litigare, le cose tue sono tue e le parti tue le pulisci tu, mi sembra perfetto.

-Sì ma io non mi siedo su mezzo water, e mi è impossibile sputare il dentifricio solo su mezzo lavandino!

-Non preoccuparti, penseremo al modo.

Si alzò e la lasciò lì a consumare la sua personalissima cena. Tentativo fallito.

Allora Carola decise di rischiare il tutto e per tutto: cominciò a farle dispetti: qualche volta condiva la sua insalata col sale di Marta, oppure le rubava qualche biscotto qua, una merendina lì, una fetta di prosciutto.

Marta non sembrava accorgersene e così lei continuò. Pulì il suo pavimento col detersivo dell’amica. Ma non potevano andare avanti così per molto; Carola dentro di sé sapeva che prima o poi la bomba finale sarebbe esplosa, oppure se ne sarebbe andata.

Decise di affrettare le cose invitando sua madre a stare da loro per un paio di giorni. Marta non ebbe nulla da obiettare ma vergognandosi non disse niente alla madre della sua amica delle sue drastiche imposizioni e così Carola ebbe carta bianca sull’intera casa per ben DUE GIORNi.

Cucinava (per tutte e tre) utilizzando quello che trovava un po’ dove lo trovava, puliva sempre tutto con il primo detersivo che le capitava per le mani, si  puliva le scarpe sullo zerbino dell'altra. Marta riuscì a rimanere zitta e immobile per tutto il tempo, anzi arrivò anche ad apprezzare le prelibatezze cucinate egregiamente dalla signora ospite.

Carola se la rideva, e faceva il conto alla rovescia nell’attesa della sfuriata dell’amica.

Ma Marta la deluse, la sfuriata non ci fu, ma appena la mamma lasciò la residenza si ritrovò un post-it sulla porta della sua camera grosso come un poster: “La prossima settimana viene mia madre” .

Carola decise di non darle la soddisfazione e quel fine settimana lo passò fuori città con altri amici. Quando rientrò trovò un ciambellone cucinato dalla signora madre di Marta:   una metà aveva uno splendido aspetto ed era già stata mangiata in parte, l’altra metà era completamente bruciata, intatta, ed il post-it ovviamente recitava che quella parte era per lei.

“Questo è troppo.” pensò “Ma come diavolo ha fatto a bruciarne solo metà poi?”

Fece le valige quel giorno stesso, portandosi via mezza casa, nel vero senso della parola; chiamò falegnami, idraulici, ditte di traslochi e uomini vari, infischiandosene del costo delle operazioni fece segare il tavolo a metà portandosi via la sua parte. Mobili, sanitari, l’intera cucina venne dimezzata tra le domande stupefatte degli operai. Lei rimase zitta, diceva solo dov’era che dovevano tagliare.

Poi chiuse la porta a chiave e ci attaccò sopra un post-it: “Mavattenaf”

 

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