La sabbia alzata dal vento gli si posava sulle labbra, la sentiva scricchiolare sotto i denti. Era da tre giorni passeggero di quel camion e non finiva mai di respirare la polvere di quel deserto.

Perché continuava a chiamarla ancora, se sapeva già che non gli avrebbe risposto?

Se lo chiedeva ogni sera, quando il sole calava dietro le dune e il camion si fermava per la notte. Era una domanda che si portava dietro da quando era partito, più pesante del suo zaino, ed era proprio da quella domanda che era cominciata la sua storia.

Il conducente lo chiamava "Ingegnere", anche se non lo era. Aveva il viso bruciato in modo asimmetrico, più scuro sulla guancia destra, quella rivolta per ore al finestrino aperto; le mani screpolate come terra secca e un modo di stringere gli occhi per abitudine, come chi ha passato la vita a guardare cose lontane. Portava sempre la stessa camicia a righe, ormai scolorita fino a diventare quasi bianca, e non parlava mai del posto da cui veniva. Solo più tardi, molto più tardi, gli altri passeggeri avrebbero saputo che il suo vero nome era Tomás.

Era partito senza dirlo a nessuno. Aveva lasciato un biglietto sul tavolo della cucina, poche righe, la scrittura tremante di chi scrive alle quattro del mattino e poi aveva preso la prima corriera per il confine. Da lì, altri passaggi, altri camion, altra sabbia. Ogni chilometro sembrava allontanarlo dalla domanda invece di avvicinarlo alla risposta, ma lui continuava, perché fermarsi voleva dire ammettere che forse la risposta non esisteva.

La notte del quarto giorno arrivarono a un villaggio fatto di case basse color della terra, dove il vento sembrava improvvisamente meno impetuoso, come se anche lui avesse deciso di fermarsi lì per riposare. Tomás gli indicò una porta azzurra, l'unica porta colorata in tutta la fila di case.

«È quella» disse.

Scese dal camion con le gambe indolenzite, la sabbia ancora tra i denti, il cuore che batteva più forte di quanto avesse fatto in tre giorni di silenzio. Si avvicinò alla porta azzurra. Alzò la mano per bussare.

E fu solo in quel momento, con il pugno sospeso a pochi centimetri dal legno, che capì di non avere mai davvero pensato a cosa avrebbe detto se lei avesse aperto.

Bussò comunque.

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