«Abito qui di fronte. La casa dalla parte opposta della strada. Era dei miei nonni».
Il Pedretti annuì, come se avesse capito di che cosa stava parlando la ragazza.
In realtà, da buon cittadino, appena aveva notato uno spazio sotto un platano che cresceva nel cortile davanti all’osteria, ci aveva parcheggiato l’auto senza badare a tutto il resto.
«Sono tornata a Bortolengo perché… be’, l’ho detto prima: brutta faccenda essere soli». L’aveva detto? L’aveva detto davvero? Si sistemò il cappuccio. Una delle cose che il Pedretti non capiva delle mode giovanili era l’infagottarsi la testa sotto cappucci e berretti anche quando non ce n’era bisogno. Contro quella matassa scura i capelli biondi e il viso pallido della ragazza la facevano assomigliare a…
«Sentito? Che cosa ti dicevo? È arrivato l’uomo nero». Coro e solista si scambiavano le strofe in cui la ragazza si voltava e scorgeva dietro di sé la sagoma muta e tenebrosa di un uomo . Ma lei non ha detto niente del genere. Sei stato tu. Anzi: non l’hai neppure detto. L’hai solo pensato.
La canzone era terminata e il coro aveva fatto un’altra pausa, ma, incitato dai clienti, ne aveva subito iniziata un’altra. Parlava di una donna che, per errore, aveva ceduto l’anima al diavolo. Per rompere il patto, avrebbe dovuto attraversare un bosco dai mille sentieri di cui tutti, tranne uno, portavano alla morte.
«Potrebbe essere la versione contadina della canzone di Vecchioni» disse la ragazza.
«“Samarcanda”. La conosco».
«Una storia a proposito dell’ineluttabilità del destino».
«Che cos’hai da ridere?». In realtà la ragazza aveva appena storto la bocca e non era neanche un vero e proprio sorriso. Di nuovo, l’immagine del volto pallido e scarno sotto il cappuccio nero si affacciò alla mente del Pedretti e, di nuovo, lui la scacciò.
«Uno immagina che le scelte che determinano il nostro destino siano decisioni clamorose. Invece, il più delle volte, sono alternative banali. Prendere la strada a destra invece che a sinistra. Fermarsi a una festa qualche minuto in più del previsto. Lasciar passare un autobus perché è troppo pieno...».
«… entrare in un bar senza star lì troppo a pensarci».
La ragazza finì la birra. «Sei uno che pensa troppo, tu?».
Sto pensando che potrei essere tuo padre. Sto pensando che non pensavo di entrare qui. Sto pensando che i Pago PA sono brutti, ma che è più brutto essere soli e che è bene trattenere le cose prima che scompaiano.
La canzone della donna, del diavolo e del bosco era terminata e, a grande richiesta, i sette avevano riattaccato con quella dell’albero in mezzo al prato.
«Forse le scelte non sono così importanti» disse la ragazza. «Tanto finiscono tutte nello stesso modo. Forse quello che conta è quello che c’è dentro il pulcino nel nido. La parte migliore. Solo che ce lo dimentichiamo». Si alzò in piedi. Era più alta di quanto il Pedretti si attendesse e, a guardarla meglio, sembrava di età indefinibile. «Devo solo attraversare la strada» concluse. «Non è un tragitto molto lungo, ma lo diventa se si è soli».
Posò una banconota sul tavolo e guardò il Pedretti. Gli occhi, che prima sembravano azzurri, parevano ora grigi. Forse anche il loro colore cambiava con mutare della luce. Lo salutò con un cenno del capo e andò alla porta. Prima di uscire, si coprì la testa col cappuccio.
Il coro era arrivato al punto in cui c’era un nido sul ramo dell’albero in mezzo al prato. Il gnal – e chissà da dove veniva quella parola – e il broc.
Aspetterò, si disse il Pedretti. Aspetterò fino al momento in cui si parla del cuore dentro il pulcino e dell’amore dentro il cuore. Proprio non me lo ricordavo quel pezzo. E poi…
Ma l’ultima strofa non arrivò mai.
Al suo posto, ci fu uno schianto.
Un tuono immenso, come se un pezzo di cielo notturno si fosse staccato dalla volta e fosse precipitato a terra.
Essendo tra i più vicini all’uscita, il Pedretti fu anche tra i primi a precipitarsi fuori, per capire che cosa fosse successo.
Il platano era caduto di colpo, abbattendosi sulla sua auto e danneggiandone altre.
Quella del Pedretti, però, era ridotta a un rottame.
Se fossi uscito prima insieme alla ragazza o anche solo per salire in macchina…
Dalla parte opposta della strada, la casa c’era davvero, ma era completamente buia e appariva in rovina come se fosse vuota da molto, molto tempo.
Non c’è più l’albero in mezzo al prato, e chissà se su un ramo c’era un nido e che cosa c’era dentro, si sorprese a chiedersi.
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