Semplice.
Avrebbe voluto che tutto fosse stato più semplice…
Comunque, anche quella volta ce l'aveva fatta a finire il lavoro.
Era uno che curava ossessivamente ogni dettaglio, ma si era stancato di esser chiamato solo per le faccende più complicate.

Si buttò sul letto.

Un intenso odore di lavanda soffocava l’aria.
Impregnava le lenzuola e la plastica finto-tutto di quel motel, facendo lacrimare gli occhi.
Bevve vino scadente e ingoiò pasticche colorate per affogare in un sonno pesante il ricordo di quegli occhi disperati che lo imploravano.
Si svegliò: luce bianca di un sole spento nella nebbia, voci sommesse oltre la porta.
Le tempie trafitte da un chiodo.

Due pillole.
Un interminabile sorso di quel veleno.
E di nuovo giù, ad annullarsi.

Avrebbe voluto continuare a dormire, ma una poltiglia tra le dita gli procurava un crescente disagio.

Era notte fonda quando si ridestò. Pensò che dopotutto quegli occhi appartenevano a un bastardo.
Qualcuno rideva ai bordi del piazzale antistante il Blue Moon Motel.

Sgommate, poi lo stridore dei freni.
La portiera sbattuta di un'auto.
Urla sconnesse.

Si rese conto che quella cosa appiccicosa era il resto del vomito che aveva disseminato per tutta la stanza.
Sull’abat-jour, sul comodino, ovunque…

Controllò di avere con sé i documenti per una nuova identità.
Il caos e il fetore regnavano nella camera. Pensò di meritarselo tutto quell'inferno…
Marinaio senza stella fino alla prossima chiamata.
Decise di fuggire prima dell'alba.

Stanco, lanciò il motore a mille.
Incupito dai ricordi, si  chiese se anche lui avesse  un Angelo custode.

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