Ma Gerard continua a tenere fissi gli occhi sul soffitto; il sonno è lontano dalla sua anima angosciata. Vorrebbe chiamare ancora la figlia, ma non sa bene con quale pretesto: sa che anche oggi ha già fatto tanto per lui. È lei a tornare nella sua camera a notte inoltrata, quando il temporale è sempre più violento.1

«Vedo che non hai ancora preso sonno.»

«Ti volevo chiamare, ma non volevo disturbarti.»

«Ma certo, parlare con me non ti allontana solo dalla certezza che le tue membra non si solleveranno più, ma anche dai pesi della coscienza.»

La voce della ragazza è diventata aspra; scomparsa la dolcezza, rimane solo odio, mentre Gerard appare terrorizzato.

«Non capisco cosa intendi.»

«Non ricordi quando ero piccola e dovevo passare le ore nella grande casa che avevamo a Londra, con mamma che piangeva a causa delle tue puttane? Quanto ci hai fatto soffrire.»

«Ero giovane e non capivo lo sbaglio che facevo.»

«E no, papy: lo capivi benissimo, ma allora avevi un corpo forte e alto e te ne fregavi. Pensavi al tuo piacere e alla fine cosa è successo?»

«No, non puoi accusarmi ancora della morte di tua madre.»

«Infarto a soli quarantadue anni: il cuore, a forza di soffrire, ha ceduto.»

«Sai che mi sono rammaricato quanto te.»

Nella voce dell'uomo adesso si fondono i singhiozzi del pianto.

«Ma era troppo tardi. Ho giurato di vendicarmi e, quando è iniziato il tuo calvario, giusta punizione per quello che hai commesso, ho capito che mi si offriva l'occasione.»

Nelle mani di Nancy appare un piccolo e affilato coltello.

«Quanto puoi resistere senza il tuo respiratore? Dieci, quindici, non più di venti minuti.»

«No, non puoi fare questo a tuo padre. Ti proibisco di fare una cosa del genere.»

«Ormai non puoi più proibire niente, è da molto che dovresti averlo capito.»

Il taglio del tubo è netto; gli occhi di Gerard si spalancano nella disperazione, mentre la bocca si apre alla ricerca di aria. Per lui sollevare il petto senza l'intervento del respiratore è quasi impossibile: una fatica talmente grande che il tetraplegico riesce a fare solo per pochi minuti, poi lentamente si lascia andare, fino a quando la vita, d'un tratto, abbandona il suo corpo.

Nancy allora corre alla cassaforte dove il padre, alcuni mesi fa, le aveva chiesto di mettere un’ingente somma di denaro; non è vero che non aveva progetti per il futuro: una ragazza con tutta la vita ancora davanti non può non avere sogni e tutto quel denaro le permetterà di realizzarli. Ma, mentre empie le sue valigie, accade l'inspiegabile.

«Sarai contenta: ora mi hai punito e ti sei appropriata dei miei soldi. Dentro di me ho sempre saputo che non eri una brava figlia.»

La voce di Gerard echeggia da ogni lato della casa.

«Il mio denaro non ti farà felice, Nancy, non può, perché è denaro sporco che mi hai rubato.»

La ragazza corre in preda al terrore nella camera del padre, ma il suo cadavere è ancora lì.

«Che tu sia maledetta, Nancy. Presto morirai e io sarò pronto a trascinarti all'inferno con me. Pagherai il male che hai fatto.»

Sempre più terrorizzata, la ragazza perde la ragione: è un attimo di follia, sufficiente a spingerla verso il gesto estremo. Guarda la vetrata dove sempre si posizionava il padre con la sua carrozzella e apre la finestra.

«Non dovevo, non dovevo...»

Infine si getta nel vuoto. Il suo corpo, spezzato dagli scogli, sprofonda in mare.

Giustino aveva sempre rivelato una spiccata predisposizione per le imitazioni; gli amici erano sicuri che, prima o poi, quell'abilità gli avrebbe permesso di dare un calcio alla povertà e, stasera, la loro previsione si sta avverando.

Dopo aver osservato, ben nascosto, quanto è accaduto, lo scaltro ragazzo ha preso la palla al balzo: simulare la voce di Gerard per far impazzire Nancy.

Adesso può appropriarsi di quel patrimonio e prendere un treno diretto verso un’esistenza migliore.

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