Pioveva da ore, di quella pioggia che insiste, borbotta e sembra voler partecipare alle discussioni di famiglia. 

L’appartamento era invaso da un odore di aglio, mare e intingolo d’orgoglio domestico, il genere di profumo capace di far confessare i peccati ai vicini. 

In una casa normale sarebbe stata un mezzogiorno sereno, ma quella non era una casa normale, perché a tavola sedeva Pasquale, uomo di umore variabile e tragedie inutili, con la faccia di uno a cui l’universo aveva appena rigato la macchina e annacquato il caffè. 

Maria, sua moglie, nel suo giorno libero dal lavoro, si era dedicata alla cucina proprio per soddisfare il suo maritino e aveva cucinato gli spaghetti con le vongole con la concentrazione di una sacerdotessa e la determinazione di chi sa di avere ragione in cucina. 

Gli mise il piatto davanti come si posa una corona sul capo di un sovrano e si sedette di fronte. Lo guardò aspettando un sorriso, un cenno, o almeno quel grugnito affettuoso che per quel musone di suo marito equivaleva a una contentezza. Ma lui restò immobile, con l’espressione tenebrosa di un santo che non fa miracoli.

Pasquale avvolse gli spaghetti attorno alla forchetta con la cautela di un artificiere e se li portò alla bocca. Masticò piano, troppo piano, così piano che per un attimo parve che stesse consultando mentalmente un manuale d’istruzione per il montaggio di un mobile Ikea. 

Poi si fermò, socchiuse gli occhi e pronunciò la sentenza con la gravità di un giudice che legge: “Che i pomodori mezzi crudi non mi piacciono lo sai da prima che ci sposassimo e per la fame posso pure far finta di niente ma questi spaghetti sono salati e quello che ho tra i denti non è il pepe ma la sabbia di qualche vongola non depurata”.

Maria lo fissò. “Pasquale, sono vongole. Vivono nel mare, non in una tisana”. 

Lui alzò un dito, già posseduto dallo spirito del melodramma. “Non sanno di mare. E sto mangiando sale e sabbia. Sanno di attentato”. 

A quel punto sarebbe stato meglio il silenzio, ma Maria incrociando le braccia con la fermezza di una statua che ha perso la pazienza, gli ricordò con la precisione di un orologio svizzero che lei quel giorno libero dal lavoro non si era stesa sul divano a rilassarsi, ma aveva cucinato, lavato, rassettato e adesso sopportato lui, che riusciva a trasformare un pranzo in un dibattito parlamentare. 

Pasquale, che aveva già capito di stare scivolando nel ridicolo ma ormai non aveva più freni né sterzo, lasciò che la rabbia gli salisse addosso con la stessa eleganza di una capra che si abbarbica sopra un ulivo.

Fu allora che prese la peggiore decisione della sua vita affettiva, culinaria e aeronautica: afferrò il piatto con una solennità completamente sproporzionata, si alzò di scatto rovesciando quasi la sedia, spalancò la porta del balcone e, con l’impeto di un condottiero che però aveva litigato con la logica, lanciò il piatto con spaghetti e vongole nel vuoto, in direzione di un terreno incolto. 

Il piatto partì nella pioggia come un disco volante, compiendo una traiettoria così elegante da sembrare studiata da un coreografo impazzito. 

Per un attimo gli spaghetti si sventagliarono nell’aria con dignità teatrale, come se stessero salutando il pubblico prima dell’atterraggio. Una vongola, secondo Pasquale, gli parve addirittura voltarsi indietro con aria delusa. Seguì un silenzio cosmico. Non il normale silenzio da cucina, ma quello solenne che arriva quando anche i mobili hanno deciso di giudicarti. 

Maria rimase impietrita con le posate in mano. Pasquale, col braccio ancora teso verso l’infinito, assunse immediatamente l’aspetto di un uomo che aveva appena capito di aver trasformato una discussione coniugale in un episodio paradossale.

Maria non disse nulla, il che era peggio di qualsiasi discorso. Lo guardò come si guarda qualcuno che ami profondamente ma che, in un preciso istante, ti fa venire voglia di offrirlo in beneficenza. Poi si voltò verso il lavello e aprì l’acqua con l’aria di chi stava scegliendo fra due opzioni: lavare i piatti o iscrivere il marito a un istituto di recupero per drammi inutili. 

Passarono cinque minuti lunghissimi, durante i quali Pasquale ebbe il tempo di pentirsi, invecchiare interiormente e forse reincarnarsi in una sedia. 

Poi bussarono alla porta. Una sola suonata di campanello. 

Pasquale e Maria si guardarono. “Chi cavolo disturba all’ora di pranzo?”, disse Pasquale e andò ad aprire con il coraggio debole di chi teme che l’universo abbia deciso di replicare. E infatti aveva deciso. 

Sulla soglia c’era un vecchietto magrissimo, incurvato, con un berretto zuppo, gli stivali pieni di fango e un’espressione serena da profeta di campagna. In mano teneva il piatto. Il piatto era vuoto. “Buongiorno”, disse l’uomo con la calma di chi riporta un ombrello dimenticato. “Credo che questo abbia tentato di suicidarsi dal vostro balcone”.

Per alcuni secondi nessuno riuscì a parlare. Pasquale fissava il piatto come si fissa un ex alleato passato al nemico. Il vecchietto, con disinvoltura spiegò che stava girovagando sul terreno dietro il palazzo quando quel pranzo era planato sul fico sotto al quale si stava riparando dalla pioggia.

“Le vongole dovevano essere ottime”, disse. “Gli spaghetti un po’ slavati, ma il servizio è stato spettacolare. Ho visto meno impegno perfino ai matrimoni. Il cane randagio che mi seguiva ha fatto di tutto un paio di bocconi”

Maria a quel punto scoppiò a ridere con una violenza tale che dovette appoggiarsi allo stipite. Rise di quella risata incontrollabile che viene quando la realtà, stanca di essere seria, decide di vestirsi da clown. 

Pasquale invece diventò paonazzo. Balbettò delle scuse al vecchietto, poi a Maria, ma le parole gli uscivano come calzini spaiati: una sì, due no, tre del tutto inutili. 

Maria prese il piatto, ringraziò l’uomo e disse: “La prossima volta, Pasquale, se vuoi lanciare il pranzo, almeno mettigli il paracadute”. 

Il vecchietto annuì serio, come se fosse un consiglio perfettamente ragionevole. Poi aggiunse: “Se domani fate il secondo, io porto il pane e mi metto direttamente sotto il balcone, così mangio io e non il cane”.

A quel punto rise pure Pasquale, ma la sua era una  risata umiliata: era diventato il primo condomino capace di organizzare un pranzo all’aperto senza invitare nessuno.

Quando il vecchietto se ne andò, lasciandosi dietro pozzanghere e saggezza contadina, in casa tornò il silenzio. 

Così Pasquale capì che la vita è precisa e prima o poi ti presenta il conto: il bene, il male e pure i piatti di spaghetti che tiri dal balcone. Solo che te li rimanda indietro già sciacquati, come a dirti: “Mo’ statti zitto e impara”. 

Ma la sua boria non si assopì e invece di continuare a restare nella vergogna come Cristo comandava, se ne uscì ancora tutto stizzito: “Ma quel vecchio che ci faceva su quel terreno incolto sotto questa pioggia battente? Ma è scemo? Vuole prendersi un malanno o, peggio, un piatto in testa e poi magari dare la colpa a me?”

Tutti i racconti

0
0
2

La benedizione della jana

10 August 2026

«Nella terra più bella del Mediterraneo sono nata. Alghero, tra il vento di maestrale e il caldo scirocco, era il mio regno.» Sottili e trasparenti come le ali delle libellule che popolano la laguna del Calich, le ali della piccola jana brillavano alla luna. Anche quel giorno aveva il suo da [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

0
0
4

Le Pavoncelle

10 August 2026

Gli sposi aspettano con ansia il gesto di sollevare il velo dal baule. Da quelle incisioni dipende la loro vita, e chi le ha intarsiate lo sapeva. Mani ferme sullo scalpello e occhi impazienti degli amanti. Eccole: le pavoncelle guardano tutte verso gli sposi. Le mani battono, la gioia [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

11
8
97

Goloso

09 August 2026

Ci sono ricci e ricci e poi c' è lui: riccio Goloso. Goloso è un riccio di paese, abita nel nostro cortile. Durante il giorno non lo incontri mai, ma la notte lo vedi spuntare. Ormai da qualche mese ha un appuntamento fisso: la cena, e che cena! Al calar della notte incomincia a spostarsi. Il primo [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

6
8
32

Abbandono

09 August 2026

Francesco mi aveva lasciata in un parcheggio sulla statale sessantatré: poche parole che avevano lacerato il mio cuore come una spada di Damocle, inesorabilmente precipitata su di me. «Piccola – era solito chiamarmi così - lo so che è triste, anch’io sto male, ma non possiamo più andare avanti [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • zeroassoluto: Una ragazza disillusa che alla fine si palesa come un molosso vendicativo di [...]

  • Giampaolo: Ringrazio tutti per i giudizi positivi.

4
5
34

Gennaio, 2010

(La chiamammo S...)

08 August 2026

Ero stato operato da pochi giorni di ernia inguinale. La bestiola trascorreva il suo giovane tempo sulla mia copertina. Faticavo nell'alzarmi per aggiungere latte alla sua ciotola, ma vederla nutrirsi per poi tornare ad arrotolarsi accanto a me fu la miglior convalescenza possibile. La chiamammo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

5
4
23

La caciottina cosmica

08 August 2026

Sono rimasto colpito dai numerosi video reaction di americani appena tornati dall'Italia. Dicevano tutti: “Adesso capisco perché gli italiani stanno in forma.” Evidenziano come sia tabù per noi italiani mangiare troppi cibi spazzatura e bere troppe bibite gassate. Poi certo, anche in Italia esistono [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: Racconto...gustoso. like

  • zeroassoluto: Da noi (Salento) le mozzarelle del supermercato non le guarda nessuno: devono [...]

3
5
30

Daredevil: plagio d'autore (4/4)

07 August 2026

Terzo giorno. La mattina il Tribunale Civile di New York aveva cambiato argomento, ma non umanità. «Causa numero 318. Risarcimento danni da infortunio stradale». Matt si alzò. «Per l'attore». Dall'altra parte, puntualissimo, comparve Furio. «Per il Comune». Il giudice lesse il fascicolo. «Il [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Bello...filosofico.Like

  • zeroassoluto: Ben scritto... i dialoghi sono il tallone d'Achille dello scrittore.
    Like

5
9
57

Un uomo solo

vendetta, solitudine, delitto

07 August 2026

ll suo nome era Calogero Inzolia, 72 anni, un metro e settanta, ora leggermente curvo per l’età, ma uno sguardo duro come uno che nella vita ha avuto pochi momenti di gioia. Portava un baffetto sale e pepe, capelli corti e radi, la pelle del viso rugosa e cotta dal sole. Le mani sembravano scolpite [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: A voler essere anailtici ci sono diverse possibilità:
    Peppino è [...]

  • Lo Scrittore: la storia di per sé è abbastanza fragile, non ho dato molto spazio, [...]

2
2
26

Daredevil: plagio d'autore (3/4)

06 August 2026

Il giorno seguente, il Tribunale Civile di New York offriva un'altra delle sue infinite rappresentazioni. «Causa numero 247». Matt si alzò. «Per la convenuta». Dall'altra parte comparve l'immancabile Furio. «Per l'attore». Il giudice sfogliò il fascicolo. «Dunque... compravendita di autovettura». [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
6
48

Il delitto perfetto

06 August 2026

Le forze dell'ordine avevano perlustrato le rive del laghetto e i sommozzatori avevano scandagliato il fondo fangoso. Il pomeriggio del giorno prima erano arrivate alcune volanti a sirene spiegate; l'area era stata circondata, i pescatori del circolo erano stati sentiti sul posto e poi allontanati. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Lo Scrittore: L'idea c'è, la descrizione pure, manca un po' di dialogo [...]

  • Dax: Carino...povero cane 😮.Like

3
3
46

Daredevil: plagio d'autore (2/4)

05 August 2026

L'allarme della gioielleria squarciò la notte con un ululato metallico. Tau parlò nell'auricolare. «Quinta Strada. Vetrine infrante. Un individuo armato sta uscendo con uno zaino pieno di gioielli». «Polizia?». «Quattro minuti». «Troppi». Daredevil si lasciò cadere dal tetto. Atterrò davanti [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

5
7
38

Valentino vestito di nuovo

05 August 2026

Ore 8. Fai finta di non capire. Cos’è questo traboccare di cuori di cioccolata, peluche dall’aria attonita, caramelle con sopra appollaiati i fidanzatini di Peynet? Ma è San Valentino, la stupida festa nella quale devi per forza sentirti innamorata anche se non hai quindici anni, non li ha più [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • zeroassoluto: Brava!
    All'inizio mi sembra un po' lento, ma poi decolla alla grande! [...]

  • Dax: Povera lei. E povero,in spirito, lui.🌹😂 Like

Torna su