La pescatrice di sogni

 

Si narra che tanti anni fa, in una piccola isola del Giappone, Shikoku, vivesse una ragazza molto bella.

Era così bella che avevano parlato di lei anche alla Corte dell’Imperatore.

Quest’ultimo fu molto incuriosito da quella voce che gli era arrivata, e cosi fece mandare due suoi fidi per controllare e riferire se fosse vero. Sellati i cavalli in tutta fretta, partirono alla volta della piccola isola. Non avrebbero impiegato molto ad arrivare, ma una arsura feroce, li obbligò a fermarsi in una locanda chiamata “Vento d’Oriente”. I bicchierini di sakè iniziarono a scendere velocemente in quelle gole avide di liquido e così poco attente allo sciogliersi della lingua.

Una donna, con un fare sospetto, si avvicinò a loro facendo domande e riempiendo senza scrupoli i loro bicchieri. Se avessero saputo il rischio che le loro teste stavano correndo, avrebbero inforcato la sella immediatamente. Ed invece, in preda ad insicurezze etiliche, svelarono la loro missione. La donna ascoltò avidamente, non tradendo il proprio volto.

 Aveva sentito anche lei di questa ragazza così bella che avrebbe potuto far innamorare addirittura un Imperatore. La gelosia che si scatenò prima e dopo il racconto, le fece commettere un atto, che in seguito avrebbe causato eventi a cui non si sarebbe potuto porre rimedio. O forse sì. 

Questa donna, che conosceva la magia, preparò una piccola bambola con stoffe e erbe di campo al suo interno, ponendoci uno spillo imbevuto di un liquido, che avrebbe fatto invecchiare seduta stante. Poi con fare garbato, aiutò gli ormai ubriachi soldati a rimontare a cavallo, con la promessa che avrebbero consegnato la bambola alla ragazza più bella del Giappone o forse del mondo intero.

Erano le prime luci dell’alba, quando l’isola di Shikoku si mostrò avvolta nella nebbia. Smontati da sella, iniziarono a girare casa per casa, chiedendo in nome dell’Imperatore, che la ragazza si potesse mostrare a loro. Quando sembrava tutto vano, videro uscire con un secchio di legno una figura femminile. Dava loro le spalle e così la chiamarono, facendo la stessa domanda che avevano fatto a tante altre persone. La ragazza si girò ed i volti cambiarono più volte, dapprima di felicità e poi da pesce lesso, come di chi alla vista della bellezza ne paga pegno.

Impiegarono molto, prima di proferire parola e raccontare lo scopo del loro viaggio. La ragazza sorrise molto a quello che le fu raccontato. Anche quando dissero che venivano per conto dell’Imperatore, lei ne fu lusingata, ma nulla di più. Una volta consegnata la missiva e promettendo che sarebbero arrivate notizie da Corte, al momento del congedo estrassero la bambola, chiedendo alla ragazza se avesse accettato quel regalo, avuto in dono da una donna sconosciuta trovata sul loro cammino. Un altro sorriso spuntò sul viso, rendendola ancora più bella. I soldati si allontanarono e la bambola prese posto su una antica cassapanca. 

Qualche sera dopo, quando la ragazza stava ormai per spegnere le ultime lanterne, la prese tra le mani. Lo spillo non tardò a pungerle il palmo della mano, lasciandola cadere a terra rovinosamente. La pelle, i capelli, non tardarono a invecchiare ed una grossa stanchezza sopraggiunse. Si alzò da terra, con enorme fatica, cercando la più vicina sedia per far riposare quel corpo cosi improvvisamente appesantito. E lo specchio, appeso alla parete di legno, mostrò bianchi capelli, occhiaie profonde e un cencio come vestito. Pianse tanto, che anche le figure dei suoi avi, poste in un incavo del muro, sembrava avessero perduto l’identità conquistata in secoli e secoli.

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