E siamo a trentatré! Ma guarda te!
Adesso come adesso, mi balza subito alla mente un bellissimo film americano sulla boxe, ma soprattutto una significativa e acuta linea di dialogo formulata da un manager. Costui, rivolgendosi a un pugile, gli dice testuali e seguenti parole: «Lascia che ti spieghi una cosa, la boxe è lo sport dove chi picchia di più vince, però questo vale solo fino ai trent'anni. Dopo diventa lo sport dove vince chi le piglia meno.»
Da tali frasi posso prendere degli spunti da cui trarne un mio parallelismo esistenziale, del resto, come canta Gino Paoli, La vita è un ring.
Allora, pur ritenendomi una persona combattiva, sempre in posizione di guardia tra jab, diretti e quant'altro, in determinate situazioni non mi sono mai preso il lusso di dare testate. In verità, nel pugilato le capocciate non risultano contemplate, tuttavia bisogna constatare che la vita non è certo indice di sportività, quindi vedrò di usare anche... la testa. In ogni caso, continuerò a stringere i pugni quanto i denti, e nell'eventualità di finire al tappeto, perlomeno avrò la consolazione di ricevere il premio dell'evoluzione nonché la soddisfazione di non aver gettato la spugna. 

Ok, gente, fate largo, sto salendo nuovamente sul ring, da oggi rientro nei pesi massimi interiori.
La campana è suonata trentatré volte: sotto a chi tocca!

 

 

 

Nota dell'autore: anni fa, questo componimento, esattamente il 15/05/2017 giorno del mio compleanno, nasceva originariamente come post su Facebook. Dal momento che l'avevo salvato, tra modifiche e correzioni sono riuscito a realizzare un racconto introspettivo il cui contenuto è valevole anche adesso che di anni ne ho fatti trentanove e che naturalmente varrà per il resto della mia vita. 
 

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