Capitolo 1 — La bambina più brava del mondo 

 

La parola casa non mi ha mai fatto sentire al sicuro.
Mi ha sempre fatto rabbrividire.

Avevo cinque anni quando capii che l’amore, per restare in vita, a volte deve mettersi in mezzo. Letteralmente. Mi infilavo tra i corpi dei miei, urlando e piangendo, con la disperazione di chi non ha un piano ma ha un’urgenza: far finire quello che stava succedendo. A volte il mio corpo cedeva prima della paura e svenivo. Poi tornava sereno, come dopo un temporale. Ma non era pace: era tregua.

La notte non era riposo . Era allerta. Restavo incollata a mia madre finché non si addormentava, per essere sicura che nulla ricominciasse. Il mio lavoro, a cinque anni, era fare la guardia.

Ricordo una vigilia di Natale.

Mi dissero che Babbo Natale era magico, che poteva fare tutto. Sapevo già scrivere e composi la mia letterina con quella fede propria dei bambini: chiedevo che il pericolo finisse per sempre. Non era cattiveria, ma speranza di sicurezza.

A casa l’aria era tesa, sempre. Soldi che scarseggiavano, litigi quotidiani, mia madre sfinita tra figli e lavoro. Imparai presto a non pesare, a non disturbare, a essere perfetta.
Perché se riuscivo a essere la bambina più brava del mondo, forse niente sarebbe esploso.

L’unico tempo al sicuro erano i dieci minuti la sera. Mia madre mi metteva a letto, una fiaba, una domanda su com’era andata la giornata… Dieci minuti che brillavano come oro. Poi la luce si spegneva e io tornavo a fare la guardia nel buio.

Ero la bambina più brava del mondo. Dovevo esserlo.
Non facevo capricci. Non creavo problemi. Non volevo mai essere  causa neanche di un litigio. 

 

Capitolo 2 — Quando sono diventata madre senza sentirmi pronta 

 

Quando ho scoperto di essere incinta non ho provato gioia. Ero spaventata.

Non volevo figli. Non perché non amassi i bambini, ma perché dentro mi sentivo ancora una bambina. Avevo trent’anni sì, ma non avevo mai smesso davvero di fare la guardia al mondo. L’idea di mettere al mondo qualcuno da proteggere mi sembrava enorme, sproporzionata rispetto a quello che sentivo di essere, una bambina maggiorenne.

Mio marito invece lo desiderava con tutto sé stesso. Lo voleva, lo sognava, lo aspettava. 

Lo guardavo e pensavo che forse ero io quella sbagliata. 
A un certo punto mi sono detta: “Cosa potrà mai succedere?”

Non era incoscienza, ma stanchezza di aver sempre paura.

I primi giorni dopo la nascita di mio figlio non furono come quelli nelle favole.
Non ci fu un’onda immediata che mi travolse.

Ero stanca, dolorante, svuotata. Il cesareo mi aveva lasciato il corpo a pezzi e la testa piena di angoscia. Guardavo quel bambino e dentro di me c’era una domanda che non osavo dire ad alta voce.

“E se non fossi capace di amarlo come si deve?”

Era smarrimento, non rifiuto.
Era il terrore di non avere quell’istinto materno di cui tutti parlano come di un sentimento automatico.

I primi giorni li ho vissuti male, quasi col senso di colpa. Mi sentivo fuori posto nel ruolo appena ricevuto. Poi però, piano piano, senza rumore, qualcosa è cambiato.

Con mio figlio non è stato un colpo di fulmine. È stato un nascere insieme.

Giorno dopo giorno, gesto dopo gesto, quell’amore ha preso forma. Quando è arrivato, non era fragile ma profondo, viscerale, radicato, senza musica di sottofondo, quasi invisibile.
È successo in silenzio.

Era lì. Piccolissimo. Ha aperto gli occhi. Azzurri. 

Profondi e spalancati sul mondo come se fosse lui a guardare me e non il contrario.

Lo fissavo e pensavo: “Ma è mio?”

Era stupore puro. Come se la vita mi aveva messo tra le braccia qualcosa di troppo grande perché potessi comprenderlo in un colpo solo.

Ci siamo guardati.
E lì, senza dichiarazioni, senza promesse, è successo quello che doveva succedere: ci siamo innamorati.

È stato un legame nato davanti ai miei occhi e da quel momento non ho più smesso di sentirlo mio.
Non come un possesso, come radice.

In quell’attimo ebbi una certezza assoluta. Più forte della paura, più forte dell’insicurezza, più forte persino del mio sentirmi ancora bambina.

Mi feci una promessa silenziosa e incrollabile: “Mio figlio non vivrà quello che ho vissuto io. Mai!"

Era una decisione.

Non avrebbe visto violenza, respirato tensione continua, imparato che l’amore significa stare all’erta.

Ignoravo come si facesse la madre, ma ero certa di cosa non doveva succedere.

E quella fu la mia guida.

Non ero sola. Intorno a me c’era una famiglia presente: i nonni, la zia, perfino una bisnonna. Una rete che mi sosteneva, che  mi supportava mentre imparavo a sorreggere lui.

Perché la verità è che lo amavo come si ama un bambolotto prezioso.
Lo curavo, lo accudivo, lo proteggevo con tutta me stessa. Era mio. Totalmente mio. Ma dentro, a trent’anni, non mi sentivo adulta come i più si sentono a quell’età.

C’era ancora in me la bambina che aveva fatto la guardia per troppe notti.
Quella stessa bambina che ora stava cercando di fare la madre.
Era una crescita che stavamo facendo insieme.

Lui stava nascendo come figlio.
Io stavo nascendo come madre.

Era una crescita parallela.
Un cammino fatto in due.

Quando dormiva lo guardavo come si guarda qualcosa di miracoloso.
Non con la sicurezza di una madre esperta, ma con l’incanto di chi non riesce a credere che quella creatura sia davvero sua.

Era bellissimo.
Lo prendevo, lo lavavo, gli facevo il bagnetto con una cura quasi cerimoniale. Lo riempivo di baci, lo accarezzavo, lo tenevo addosso. E poi lo annusavo. Tantissimo.

Il suo odore era casa.
Era pace.
Era la prova che qualcosa di buono poteva esistere senza pericolo.

Io, che ero cresciuta nell’aria tesa, ora respiravo lui.

E in quel gesto antico e istintivo — tenere, toccare, annusare — c’era tutto l’amore che stava imparando a nascere dentro di me.

In quegli anni le paure erano lontane.
Non perché il mondo fosse sicuro, ma perché non sapevo ancora immaginarle.

Ero protetta, guidata, sostenuta. E dentro quella protezione cresceva anche la mia illusione silenziosa: che bastasse amare forte per tenere lontano il dolore.

Le paure vere sarebbero arrivate dopo.
Tutte insieme.

Tutti i racconti

4
4
17

Io boomer

21 July 2026

I mancini si sono visti legare la sinistra alla sedia e hanno dovuto imparare a scrivere con la mano destra senza che i genitori si sognassero di rivolgersi al giudice per cacciare la maestra, ma col vantaggio che crescevano ambidestri e ti potevano menare con entrambe le mani a richiesta. Siamo [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Walter Fest: È una storia per Boomer ma in fondo è per tutti, brav, scritta [...]

  • Maria Merlo: Classe 1959, nel '74 avevo il Califfo. Complimenti per il racconto.

4
4
15

Le B-Roll Girls, il parcheggio occupato e il digiuno intermittente

La storia è vera, parola per parola. Solo i nomi, per ovvi motivi, sono stati modificati.

Miu
21 July 2026

Prima dell’era Furio, prima di Skyfall, prima del secondo dito e delle prove trasformate in addestramento psicomotorio, per le B-Roll Girls ci fu l’era Pia, la precedente maestra con il suo digiuno intermittente. La maestra Pia, una quarantacinquenne riccia, rossa di capelli, secca, perfettina, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

6
6
40

La commessa

Un giorno di ordinaria routine

20 July 2026

Il mio superpotere non è volare. È guardare in basso. Dal Martedì alla domenica, dietro la cassa del negozio di souvenir nel centro storico di Alghero, io radiografo i piedi del mondo. Con il sole di agosto che spacca le pietre e l’aria condizionata a palla, il mio copione è sempre lo stesso: schiena [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Riccardo: moollttooo carinooo..buon esordio al Chinotto 👌👠👡👢👞👟

  • Dax: ci ho messo 1/2 racconto per capire che la protagonista fosse una ragazza/donna. [...]

3
5
19

IL SUONO DELL'ACQUA

IN DIALETTO PIEMONTESE

20 July 2026

Tema: Traduzione in dialetto piemontese LA VÒS DËL L’AIGA A scòta, për piasì, la vòs dë l’aiga, ch’a sussùra segreti ant ël mormòri pian, tra ròche veje e foje che a balla, a porta stòrie ëd mond ch’a son an scondù al còr ch’a crèd. A scòr neta, frèida, com’un arfóm, n canzòn d’etërn ch’a [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

4
5
74

Murales 3/3

19 July 2026

Quando Elisa ebbe finito di esporre la sua idea, il padre rimase senza parole. Quella che lui riteneva ancora, una bambina scriteriata gli stava offrendo su un piatto d’argento un progetto unico e fattibilissimo. L’immagine delle strade tappezzate di testi musicali lo attraeva, forse si poteva [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Conosco un paio di borghi affrescati. In realtà le difficoltà [...]

  • Rubrus: PS: Sono andato a fare una ricerca, senza pretesa di esaustività: si [...]

25
26
179

AKUM Saga

Microstriscia sci-fi in tre episodi

19 July 2026

Episodio I: Akum Z Dopo due anni di guerra, il governo terrestre si è arreso ai Miken. Il Progetto Z non è bastato. Ci temevano, ci chiamavano "mietitori", ma alla fine la tecnologia aliena e le enormi risorse del nemico hanno prevalso. Mi cercano. Devo salvare Akum, fuggire. * Episodio II: [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

3
2
73

Murales 2/3

18 July 2026

Terminate le lezioni, i giovani si dispersero nella piazza in cui stazionavano i vari autobus che li avrebbero condotti ai rispettivi paesi. Elisa e Vincenzo rimasero in attesa di altri compagni del loro stesso borgo. Il loro autobus sarebbe partito fra venti minuti. Nell’attesa erano seduti ai [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

2
1
28

Sull'eros in fiore

18 July 2026

Occhi non avevo che per quel golfino rigonfio suo nero e la bocca pensavo mia sul turgido seno. A lei dintorno che sull'amàca stava scia lasciavo io là come lumaca. Tu mi garbi mi conturbi e con te farei assai tardi la notte tutta a consolarti per averti poi sotto ulivi sempreverdi [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Dax: Bello. mi è garbata tanto l'ultimo poema. Like

3
5
91

La foresta

17 July 2026

L’oasi era quasi vuota. Qualche auto nel parcheggio sterrato, una bicicletta appoggiata vicino alla staccionata e un cartello della LIPU mezzo scolorito dal sole e dalla pioggia. Di quelli che cercano di spiegarti quali uccelli potresti vedere, anche se poi, alla fine, non ne riconosci quasi mai [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

3
3
79

Murales 1/3

17 July 2026

La seduta del consiglio comunale prevista per le ore 16 del 25 settembre era in pieno svolgimento. Erano arrivati, dopo tre ore di dibattiti, a una situazione di stallo. Il sindaco e i suoi assessori erano fermi su una linea di condotta, mentre l’opposizione ribadiva la sua contrarietà alla proposta [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

2
4
58

Notte Che Divora

Poesia D'amore

16 July 2026

L’alba cela nel suo grembo scuro raggi di sole che filtrano rancori. Stanco è il mio sorriso senza sale, e assaporo colori che scrivono fuochi a cancellare ogni stella esaudita. La battigia, confessore fedele, raccoglie ancora le mie speranze senza veli che nascondono lacrime. [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Miu: C'è un verso, in questa poesia, che vale da solo tutto il resto: [...]

  • Dax: Like

7
7
35

Sala preoperatoria

Un mondo tra parentesi

16 July 2026

Nell'ultimo anno per tre volte mi sono ritrovata come paziente in tre diverse sale preoperatorie. Ė un mondo a parte. Ė un regno dove si gioca con regole diverse. Il personale che ti accompagna fino al varco ti saluta sulla soglia. Non la oltrepassa con te: lì non sono ammessi. Il tuo corpo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • zeroassoluto: Condivido tutto e un grazie a tutti gli operatori sanitari e alla loro empatia... [...]

  • Dax: Già.... è sempre un'incognita il risveglio.Like

Torna su