Un cantiere abbandonato. 

Attrezzi vinti dalla ruggine. Fatiche interrotte.

È domenica mattina. Il vento soffia lento, quasi accarezza l'edera, segno di fedeltà, avvinghiata alle reti metalliche. È un paravento al dolore e alle brutture plasmate dal tempo. Resistono le piante, ancorate a vecchi portali, abitano le crepe, sfondano imposte. Sono le pennellate di colore che cambiano in ogni stagione e tingono case sbiadite, senza più simmetria, senza più respiri.

Sono luoghi ormai lontani nella mente degli abitanti che hanno accorciato il passo dell'incontro.

Qui vengo a trovare i ricordi. È una visita di cortesia, di buona educazione. Non mi stanco di abbracciare il tiglio secolare per ascoltarne il respiro. Ammiro nuvole fondersi nel mezzo di differenti correnti. Disegnano ombre sul ciottolato sconnesso.

Sbircio nei vicoli con la speranza di una conversazione. Conto i passi e sono solo.

Torno a casa. Cerco di rianimare i carboni ardenti dell'attesa, che giacciono sepolti sotto un pesante velo di cenere.

Tutti i racconti

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10 January 2026

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10 January 2026

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09 January 2026

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È sabato e sono le undici di mattina. Ho voglia di uscire e andare al bar a prendere un caffè. In un piccolo paese come Concordia sulla Secchia, in provincia di Modena, non c’è molto da fare. In fondo credo che sia così un po’ ovunque nelle province italiane: spesso l’unica alternativa al nulla [...]

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08 January 2026

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La mattina, quando fuori era ancora buio, uscii di casa. Non sapevo spiegare perché stavo andando proprio lì; sapevo solo che non avrei potuto fare altrimenti. Una forza irresistibile, un richiamo profondo, qualcosa cantava nel mio sangue. Il giardino zoologico era quasi deserto. Attraversai i [...]

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Storia di Giovanni che si trasforma in salamandra 1/3

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Allo zoo Un bambino indicò la piccola creatura nella teca: pelle nera lucida, attraversata da striature gialle, che brillava sotto il vetro. Era venuto quello stesso mattino con sua madre, tutto emozionato all’idea di vedere gli animali dello zoo, ma rimase subito deluso. «Mamma, guarda che brutto [...]

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