Da piccolo, Joe stava spesso a casa dei nonni paterni. Un pomeriggio, era passato a trovarli lo Zio Gigi, il fratello di Nonno Sal.
Erano gli Anni '80, il bambino aveva 5 anni e i vecchi erano oltre i 70. Allo zio Gigi era morta la moglie da un paio di giorni.
I due fratelli cominciarono a parlare della morte mentre il bimbo li ascoltava.
Per nonno Sal, la morte era rinascita; i cimiteri pullulavano di vita, i cadaveri brulicavano di vita, bastava guardare per esempio la carcassa di un animale che era morto da pochi giorni: numerosi vermi fuoriuscivano da ogni parte del corpo e si cibavano della carne in putrefazione.
Secondo lo zio Gigi, la morte era invece un sonno eterno: ogni essere umano, alla fine, avrebbe chiuso gli occhi, sarebbe stato sistemato dentro una bara, avrebbe visto tutto nero e non avrebbe sentito più nulla. Il piccolo, per l’ora di cena, tornò a casa dai genitori, che abitavano di fronte.
Da quella sera, per il resto della sua fanciullezza e durante l'adolescenza, Joe ebbe gli attacchi di panico. Tutti dovevano morire! Prima o poi, pure lui avrebbe dovuto chiudere gli occhi e sarebbe stato messo dentro una cassa da morto, rimanendo immobilizzato al buio. Per sempre. Altri esseri(ni) viventi se lo sarebbero divorato e lui non avrebbe potuto far niente.
Se il panico lo assaliva di giorno, mentre giocava, egli si arrestava all'improvviso, cercava un appoggio, sudava freddo, aveva il magone e gli veniva da piangere; se invece sopraggiungeva nel dormi-veglia, si alzava spaventato, si sedeva sul letto e chiamava la mamma, aveva il mal di testa, le diceva. E lei gli stava accanto. Poi, dopo mezz'ora, il mal di testa era passato e lui tornava a dormire.
Un giorno Joe riuscì a vincere il timore della morte. A 21 anni. 
Si trovava nella sala d'attesa del medico di famiglia per una visita. Fra le mani sfogliava una rivista di divulgazione scientifica e aveva posto attenzione a un articolo sulla morte. C'era scritto che il momento del trapasso era indolore: alcuni morivano eiaculando, altri si rilassavano e si cagavano addosso, altri ancora si addormentavano e poi andavano in coma. Il ragazzo concluse che, se prima di stendere le penne tutti sentivano il formicolio che si prova durante l'orgasmo, allora morire non era più spaventoso. Anzi.

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