Ho sbagliato un’altra volta, stupido foglio excel, torno al salvataggio di ieri, i dati erano esatti, quando ho sbagliato? Adesso ogni ora salvo con un nome diverso, almeno non devo ricominciare da capo. Con la coda dell’occhio percepisco un movimento, mi giro.

“Ah, sei rientrata, mi avevi detto che cenavamo insieme, invece niente! Per te il tempo è un'inutile astrazione fisica, da quando ti conosco, 20 anni, non faccio altro che aspettarti, sommando i tempi sarà almeno un anno… comunque… perché mi guardi senza parlare? Hai un’aria triste, non ci casco, vuoi passare per vittima, è colpa del traffico, gli scioperi, la morìa delle vacche…”

M’interrompo, il suo sguardo gira per la stanza, come se non l’avesse mai vista, o come se la vedesse per l’ultima volta.

“No eh, non mi costringerai a cambiare la disposizione dei mobili per l’ennesima volta. Ho l’ernia del disco, mi è venuta la quindicesima volta che ho spostato il settimino in una delle sue varie peregrinazioni: ha fatto più chilometri di un maratoneta professionista”

Il suo sguardo torna su di me, mi guarda con quella sua aria triste che ha da quando è tornata.

E' bella, cazzo, guardarla ed inturgidirmi è tutt’uno, ha un vestitino bianco che non le avevo mai visto, le cosce scoperte con i piedini nudi.

“Quando ti sei tolta le scarpe? Appena entrata? Ma da quanto tempo eri dietro di me? Meno male che non stavo su YouPorn!”

Non ride. Strano, ha quella bellissima risata cristallina quando dico le battute anche idiote.

Si gira verso la camera da letto, il suo didietro, un culetto che farebbe venire strane idee a un santo la spinge in avanti, la guardo in tutta la sua camminata.

Spengo Excel, mi alzo ridando respiro all’inquilino del piano di sotto che stava soffocando. 

Squilla il cellulare, rispondo.

“Pronto? Polizia. Lei è il marito della signora Santucci? Purtroppo devo dirle…”

Corro verso la camera da letto. E' vuota.

 

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