Con movimenti decisi, ho appena piazzato sta Matusalemme in una sedia per poi bloccarla con una cintura. La vecchia mi guarda digrignando i denti e comincia a inveire contro di me. Mi dà del ladro e più volte chiama aiuto.
Non è la prima volta che mi trovo in una situazione del genere, ragion per cui la lascio latrare, ed essendo dinnanzi al suo letto, sono quasi sicuro di trovare ciò che cerco.
Mi abbasso poggiando a terra un ginocchio e con le mani tasto il pavimento.

«È inutile che cerchi, tanto la mattonella è vuota, i miei risparmi li ho fatti sparire!» dice la barbogia.
«Bingo!» esclamo.
All'anziana signora le calzo le pantofole e mi assicuro ancora una volta che la cintura da pettorale non risulti nè troppo stretta e nè troppo allentata. Spingo la carrozzina per portare Sofia (da anni affetta di demenza senile e con problemi di deambulazione) nel salone a fare colazione assieme agli altri ospiti della Casa di Cura.
Nel corridoio incrocio Laura che sospira spazientita.
«Scommetto che pure stamattina Sofia ti ha fatto penare per l'igiene.» osserva la collega notando inoltre alcuni graffi sul braccio destro ai danni del sottoscritto.
Faccio spallucce, scuotendo un po’ la testa come a voler dire: oltre la dovuta manualità, ma quanta pazienza e autocontrollo deve avere un OSS?

 

 

N. d. R. In questo piccolo racconto utilizzo come vocaboli “Matusalemme”, “la vecchia” e “la barbogia.”

Avendo da sempre avuto rispetto per gli anziani, considerando pure che lavoro in qualità di operatore in una Casa di Cura, ho inserito determinati lemmi solo per questioni narrative e per non rovinare l’effetto sorpresa, dando l’impressione al lettore che il protagonista sia un ladro.

 

 

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