"Eh caro signore... dovrà avere un po' di pazienza. Non sono più svel­ta come una volta coi mazzi di fiori... e con queste mani poi.... Avrebbe dovuto venire un paio di mesi fa, quando c'era l'Alina. Lei sì che era veloce, e brava anche. Aveva buon gusto quella ragazza. Con due rimanenze e un po' di verde riusciva a fare delle composizioni che uno ci rimaneva stupito.

E pensare che quando l'ho vista la prima volta non la volevo prendere. Sa, era un tipo troppo fine, delicatino, e noi che abbiamo a che fare con le pian­te, coi fiori, tanto delicati non siamo, checché ne pensi la gente. Ma che vuole, era già una settimana che avevo messo il cartello "cercasi aiutante" e non si era presentato nessuno. Così l'ho presa. Ma sapevo bene che non sa­rebbe durata. L'ho capito subito quando l'ho vista entrare con lo zaino a spalle e le scarpe da tennis senza lacci che non era tipo da fermarsi molto in un posto. E quando ho visto le mani, poi, morbide, fini... non avevano la­vorato un giorno, quelle mani. Non mi sembrava il tipo adatto. Ma qualun­que lavoro le dessi da fare lo faceva, seria e precisa, anche se si vedeva che non le sapeva trattare, le piante. Ma coi fiori, come le dicevo, era brava.

Non parlava molto, l'Alina. Non mi ha mai raccontato qualcosa di sé. Se le chie­devo io faceva il suo mezzo sorrisetto vago e cambiava discorso. Aveva lo sguardo di una bestiola ferita, mi si stringeva il cuore a guardarla. Chissà che storie avrà avuto, quella ragazza. Poi un giorno è entrata con il sorriso sulle labbra e una nuova luce negli occhi. Quando ho visto il ragazzo ho subito capito.

Era una gioia osservarli insieme. Lui l'accompagnava sempre al lavo­ro e la veniva a riprendere la sera, e quando lo vedeva lei si illuminava tutta da dentro, sa, come quelle lanterne cinesi. Lui era molto innamorato, si ve­deva, molto dolce, affettuoso e lei sorbiva il suo affetto come acqua di vita. In quel periodo chiacchierava un po' di più, e scherzava anche, qualche vol­ta.

Poi un giorno è venuta con lo sguardo triste, lontano, le gambe che si agi­tavano nervose sotto il bancone. Non mi sono stupita quando è arrivata, due giorni dopo, con lo zaino in spalla. Non le ho detto niente, non sarebbe servi­to. Le ho dato quello che le spettava, e un po' di più anche, l'ho abbracciata forte e l'ho lasciata andare. Lui è venuto ancora qualche volta a cercarla. Era addolorato, disperato, non riusciva a capire. Ma io non sapevo dov'era andata e non ho potuto aiutarlo.... Ecco qua il suo mazzo, spero sia soddi­sfatto. È per la sua signora? Ah, il compleanno. Bene, me la saluti tanto.

Ar­rivederci, signore, arrivederci."

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