“E’ nel buio che devi guardare, con disobbedienza, ottimismo e avventatezza.”

 

M. Yourcenar

 

 


Parete nord di Jackson Reef, isola di Tiran , Mar Rosso , penisola del Sinai Egitto .

Entrati in acqua dopo il briefing in barca , ci guardiamo , facciamo
l' ultima verifica sul nostro stato e sulle attrezzature subacquee e , scambiato l'ok di rito , iniziamo l'immersione .

L'obiettivo è incontrare gli squalo martello che hanno eletto il sito subacqueo ,chiamato in gergo "Jakson out ", come luogo d'incontro e di procreazione .

Lentamente scendiamo a una ventina di metri lungo la parete del reef , poi ci distacchiamo e ci avventuriamo nel blu del mare aperto .

Per 20 minuti nuotiamo nel nulla alla profondità di 30 metri : con le braccia  conserte e pinneggiando ,guardiamo sopra e sotto di noi , e poi a destra e a sinistra.

Non c è corrente , tutto è fluido , si scivola via senza fatica .

Siamo in una situazione agorafobica , solo puro spazio color blu , nessun punto di riferimento , siamo
persi nel nulla , potremmo essere a 80 o 100 metri , non sappiamo quanto ci distanzia dal fondo
o dalla superficie .
Gli unici elementi di realtà sono ,oltre ai suoni , i percetti visivi del monitor del nitrox che ci informa su quant'aria ci resta nelle bombole , e il display verde del computer subacqueo al
polso che c'informa sulla profondità , la temperatura , il tempo trascorso dall'inizio dell' immersione .

Li controlliamo spesso per restare lucidi e orientati, ma anche per spezzare la monotonia di quel metafisico deserto blu.

È un blu profondo che fa paura , un inconscio senza forma da cui , croce o delizia , come nel sogno puó sortire un mostro o una dolcissima sirena .

Un filo d'ansia si mischia alla noia e al suono ipnotico del respiro nell'erogatore e delle bolle .

La mente è sola con sé stessa , libera di far quello che vuole , è tutta lì che si specchia in sé stessa , nulla di esterno la distrae , eppure non immagina nulla , non ricorda nulla , potrebbe andare in panico ma invece non succede nulla Niente.

Non si vede niente .
Blu .

Ossessivamente  solo Blu.

A un certo punto , come decine di altre volte in quei 1200 secondi , guardo nuovamente e stancamente dietro e sotto di me , e non vedo niente .

Il solito bellissimo blu .

Mentre torno col capo in posizione di base , in un lampo una voce misteriosa dentro
mi sussurra  :

"Girati di nuovo ! "

"Ho appena guardato " rispondo io alla voce

" Non c'è niente !"

Ma lei, cocciuta ,insiste

" Girati !" .

Vista la sua ostinazione ubbidisco e mi giro .

Resto di sasso !

Sotto di me , meraviglia delle meraviglie , a due metri c è una femmina di squalo martello che nuota lentamente con la testa rivolta in alto verso le mie pinne gialle .

Sembra una sagoma d 'argento ritagliata nel blu scuro .

I suoi piccoli occhi scuri spiccano sulle estremità del muso a martello , scrutandomi .

E' un incontro tra vedette di due gruppi di viventi , uomini e squali .

Incontrandola da solo ,vis a vis , mi elegge sul campo a vedetta del
mio gruppo di umani .

Lei , lo squalo martello è già invece ,chi sa da quanto tempo, la vedetta del suo branco .

E' un comportamento rinomato dei martello , una o due vedette salgono di consueto dalle profondità , dove staziona il gruppo ,a  vedere chi c'è e se si è fortunati tornano con gli altri squali .

Non ho nessuna paura , sono distaccato come se la stessi guardando in tv o al computer ,
è come se la mia mente avesse già visto un altra volta quell'immagine , come se fosse un deja vu .

I tanti film visti hanno rappresentato per la mia mente  un'esperienza che viene  ora percepita come  già  vissuta ?

Nonostante sia  emotivo , resto lucido e penso solo  al mio dovere verso il gruppo : segnalo subito infatti alla guida ,con grande orgoglio di Vedetta , di aver finalmente avvistato l'oggetto della nostra ricerca !

La guida si agita e fa segnali  rapidi verso gli altri , Alberto , Gabriele , Elio l'enologo , i due alpini di Bolzano  e i due sudanesi   .

Come se fosse stato svegliato da una trance all'improvviso , il gruppo si agita scomposto :
tutti cercano di fotografare ,è una tempesta di flash , colpi di pinna, virate , sprofondate.
Lei , la femmina di martello , di fronte a questo inelegante e rumoroso affannarsi umano , con due colpi di coda , a una  velocità supersonica , si dilegua nel blu profondo da cui è venuta ad annusarci e ci saluta .

Nessuna fotografia riusciamo a scattare , ma in barca ,al ritorno ,l'euforia è palpabile : i racconti si susseguono ed anche gli sfottó all'altro gruppo di sub  che non aveva visto nulla , e infine facciamo
le foto di gruppo con i pugni sui lati delle teste .

Nel linguaggio simbolico dei sub urliamo al mondo :

" Si , noi si ,  abbiamo incontrato il Dio Martello ! "

 

 

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