Era sopravvissuto alla guerra del '39 e alle intemperie del tempo, ai numerosi governi e ai loro provvedimenti nel settore edilizio. E rimase in piedi finto ai nostri giorni in tutta la sua possanza architettonica, realizzata dalle pietre, una sull'altra, e le tegole antiche. Aveva un patio con tre colonne di tufo sormontate da una trave di legno. Lì, probabilmente appendevano gli animali per scannarli. Perché un tempo il complesso fu adibito a stalla, con le camere piene di vitelli e mucche e mi ricordo quarant'anni fa zì Vicè faceva ogni mattina la ricotta in un suo pentolone nero per le fiamme del legno secco dei rami d'olivo. Era una festa a vedere dal vivo affiorare la ricotta in superficie e riempire le fascelle di tanta prelibatezza scaturita del latte lavorato caldo caldo. Il casale contava le stagioni: estate autunno inverno primavera e di nuovo estate. Nel tempo rimaneva tutto come prima  fino a quando zì Vicè si ammalò e rimase per anni in un fondo di letto. Nessuno dei suoi figli volle proseguire il lavoro e quella tradizione si perse mentre il vecchio allucinato raccontava di apocalissi agresti dove le donne si abbracceranno agli alberi ed avverrà la fine del mondo. 
Il casale fu abbandonato. Rimasero le mura e la struttura incorruttibile con le stanze adibite solo a deposito di fieno. Un giorno si sentì dire che tutta la proprietà era stata acquistata da un costruttore, che non riuscì ad avere la concessione edilizia per costruire tante ville con piscina o a trasformarlo in un agriturismo. Ma smuovendo le carte si scoprì che tutta la struttura era abusiva. Non ci volle neanche una ricerca storica che diceva che un tempo il casale era stato adibito a sede del Comando Alleato e quindi di grande valore. storico.  Il casale si attorniò di ficodindia selvatici e di spine piene di babbaluci. Rimase per alcun tempo in piedi fin quando una ruspa mandata dal sindaco in carica lo abbattè. Ora c'è un terreno incolto ed abbandonato e si dice che fra gli alberi d'olivo qualcuno abbia sentito la voce di zì Vicè ed un pianto sommesso perché dopo circa cento anni  avevano abbattuto la sua casa.

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Epitaffio

24 July 2026

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24 July 2026

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Miu
24 July 2026

Ogni mercoledì sera, puntuali come le bollette, ci ritroviamo nella stanza comunale sopra la posta. Un luogo privo di velleità artistiche: neon tremolante, sedie in cerchio, odore di mosto e un’acustica che definire ostile è un compiacente eufemismo. Noi, le B-Roll Girls, siamo diciotto donne [...]

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Gioia Fringuelli, farmacista (1/3)

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23 July 2026

Il sole di luglio martellava implacabile i tetti di Pieve di Sotto, un grumo di case di mattoni rossi e intonaco sbiadito stretto tra la Lombardia e l’Emilia. In quel lembo di terra il Po, ormai stanco di correre, si trascinava pigro tra i pioppeti, evaporando in un’afa densa e immobile che pareva [...]

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  • An Old Luca: Dario non delude mai!
    vediamo il seguito...
    intanto like.

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L'uomo in ammollo

23 July 2026

Nel '68 zio Fé lavorava (si fa per dire) nella salumeria di Remigio, un artista capace di confezionare leccornie succulente e, per quanto belle, degne di essere esposte nella vicina pinacoteca, a Brera. Peccato che Remigio fosse antipatico come la cacca ancora fumante di un cammello mentre mio [...]

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22 July 2026

Eravamo io, mia sorella e i nostri due figli di tre anni ciascuno; stavamo visitando un bellissimo borgo alle pendici delle montagne abruzzesi, e tra un castello e un belvedere, dopo mezza mattinata, sentivamo tutti e quattro quel poco simpatico disagio che preme sulla vescica e risale nelle viscere [...]

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Usiamo spesso dei termini saturi di mitologia senza saperlo, ma altrettanto spesso usiamo parole delle quali siamo certi provengano da un determinato “antico” dato, quando in realtà non è così. Ho riunito in un breve excursus tre “falsi etimologici d’autore” ai quali sono personalmente legata. [...]

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