Che non posso capire perché non ho figli me lo dice spesso, spazientita, mia sorella Isabella. Mia sorella Sofia me lo dice in tono sconsolato, mia madre stizzita, le mie colleghe con sufficienza. Tutte però sembrano provare, in qualche modo, astio per il mio non poter capire.

Non avendo figli pare infatti che non possa capire, per esempio, perché una donna si ostini a vivere con un uomo che non la ama e che non ama più. Oppure l'imbarazzo di quando una coppia gay si scambia un bacio.

E ogni volta mi chiedo se davvero riuscirei a capire, se solo le cose fossero andate diversamente.

Quel giorno, quando ti ho visto, è stato uno dei momenti più belli per me. Avevo fatto tanto per arrivare a quel punto, avevo vinto anche il mio inossidabile panico per gli aghi, ma ne era valsa la pena.

Mentre ero semisdraiata sulla sedia, con le gambe infilate nelle staffe e la ginecologa mi diceva dove guardare, pensavo che non poteva esistere un embrione più bello. Eri veloce e vivacissimo, mentre andavi a sistemarti nel punto esatto in cui dovevi andare.

Anche tu avevi voglia di vedermi, credevo. Anche tu aspettavi il momento in cui ci saremmo incontrati.

Dopo sono tornata a casa, cercavo di dormire ma ero eccitata e felice all'idea di conoscerti, non facevo altro che parlare di te con Dino e di raccontargli quanto era stato bello vederti.

Una macchia di sangue, qualche settimana dopo, mi ha annunciato che te n'eri andato, che non ci saremmo mai conosciuti, che avrei anche potuto tenermi il panico per gli aghi perché tanto superarlo non era servito a niente.

Quel giorno qualcosa è morto dentro di me. Ma loro questo non possono capirlo: hanno avuto dei figli.

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