Tommaso era un bambino sensibile, troppo sensibile.

Tommaso era un bambino intelligente, troppo intelligente.

Tommaso era un bambino timido, troppo timido.

Tommaso era anche un bambino in sovrappeso, troppo in sovrappeso.

E forse quando un bambino è  “troppo”, vuol dire che ha superato dei limiti che lo rendono insopportabile ad altri bambini.

Dico questo perché, per colpa dei suoi “troppo”, Tommaso è stato emarginato, minacciato, schernito, picchiato.

Tutto questo perché era “troppo”.

Tommaso non ne parlava con i genitori perché aveva paura: gli avevano detto di stare zitto; se avesse parlato avrebbero fatto male anche alla sorellina. E questo sarebbe stato veramente “troppo”.

Poteva solo contare sulle sue forze e decise di togliersi quei “troppo” di dosso.

Per non sembrare “troppo” sensibile, smise di piangere ogni volta che qualcuno di quei ragazzini si avvicinava a lui.

Per non sembrare “troppo” intelligente e non essere chiamato secchione,  smise di studiare.

Per non sembrare “troppo” timido, smise di chiedere permesso e posso?

E per non essere “troppo” in sovrappeso e non farsi più chiamare palla di lardo, smise di mangiare.

Piano piano i “bulli” si stancarono del suo comportamento e lo lasciarono in pace.

 

Ma Tommaso non dimenticherà mai quello che ha subito ed oggi, dopo 20 anni, è ancora solo.

Non è riuscito a farsi una famiglia; la sua mancanza di autostima, l’ansia e l’insicurezza non lo hanno aiutato nei rapporti con le donne.

Scatti d’ira e attacchi di panico lo hanno tenuto lontano da lunghi rapporti lavorativi.

Essere “ troppo “ lo ha segnato per tutta la vita ed ora Tommaso ha solo un amico: l’alcool.

 

Con questo testo invito a non tapparsi le orecchie, a non chiudere gli occhi, a non girarsi da un’altra parte, a non far finta di sentire e non vedere niente. Chiunque vede e sente qualcosa parli, perché il bullismo si nutre di omertà, e le cicatrici rimangono per sempre.

 

 

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