Non mi sentivo per niente bene in quel periodo di tanti anni fa, così decisi (un po’ per curiosità e un po’ per gioco) di concedermi alle grinfie di uno psicologo.

Feci tre sedute, durante le quali io parlavo e lui ascoltava. Alla fine di ogni mio monologo (dopo avere consultato un grande orologio che troneggiava sulla parete di fronte), lo psicologo si alzava e, dall’alto delle sue presunte capacità taumaturgiche, mi liquidava con un semplice: “Bene… ci vediamo martedì pomeriggio”.

Io gli allungavo 50.000 lire e mi accompagnava alla porta con un formale saluto di circostanza.

Non tornai più. Gli avevo insegnato così tante cose in quelle sole tre sedute, che avrebbe dovuto essere Lui a pagare me.

Così decisi di cambiare strategia e fare leva sulla mia forza di volontà, intelligenza e sul mio spirito di sopravvivenza. Si.. mi ci volle del tempo, metodo e disciplina, pragmatismo e coerenza, determinazione e autocontrollo, e ricordare ad ogni istante che la vita, prima di allora, era ciò che di più straordinario e sacro la natura mi avesse concesso. E che nessun al mondo mi poteva sottrarre un tale diritto.

Detto fatto, misi in vendita la mia casa di Milano per trasferirmi in un piccolo bordo sulla costa jonica della Calabria.

Fui accolto dalla gente del luogo con un calore che avevo dimenticato, e in quella nuova casa che guardava il mare, diedi fondo a tutte le mie energie per renderla quella dimora perfetta che in parte avrebbe partecipato a dissolvere i fantasmi, profanatori della mia anima. 

In seguito acquistai della terra piantumata di olivi, mandorli, limoni, concentrandomi a tempo pieno sul lavoro manuale. Così dissodavo, seminavo, potavo gli alberi da frutto, risistemavo antiche porcilaie di pietra, e resi quel vecchio rudere dimenticato un romantico rifugio d’amore.

L’aria salubre di quel luogo e l’impegno fisico mi stimolavano l’appetito. Incominciai a riprendere peso. I muscoli e i tendini del mio corpo riacquistavano il vigore, l’elasticità e lo scatto di un tempo, mentre le pareti della “casa di ghiaccio” si scioglievano al sole di una nuova rinascita. Si.. finalmente potevo vedere oltre le mura gelide di quella oscura prigione.

 

Della mia ritrovata gioia di vivere ringrazio la mia compagna per la sua totale complicità e la condivisione di ogni mia scelta – la ringrazio per non avermi commiserato, consolato, né ascoltato le pietose lusinghe dei miei lamenti, né dato credito alle mie paure. La ringrazio per avere capito che la sua comprensione e compassione sarebbero state per me un male ancora peggiore dentro il quale crogiolare il mio dolore e vittimismo.

Lei sapeva, come in fondo io sapevo, che questa battaglia contro la Bestia, all’apparenza impari, avrei potuto vincerla solo io e, io soltanto.

 

Il solo modo per guarire è contare sulle proprie forze – essere medici di se stessi, per non dipendere a vita da un “parassita” che specula sulle tue paure per farsi la villa al mare e mantenere l’amante.

Il “male oscuro” colpisce sempre più persone nel mondo ma nessun farmaco sarà mai in grado di restituire loro la voglia di vivere perduta.

Solo uno stretto rapporto con la terra e la natura possono compiere il miracolo - solo la contemplazione della bellezza e la passione possono infondere volontà e consapevolezza, e solo l’amore per la vita, per ogni forma di vita, placare le nostre ansie, le paure e ogni tormento.

 

Gianni Tirelli

 

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