… dopo i mille eccitanti giochi dell'infanzia, la simulazione degli agguati tra i cespugli intorno casa, l'imitazione del passo dei quadrupedi che galoppano sotto il cielo, il grido di corde vocali in vibrazione, l'iniziazione.
E il sangue, prima visto solo colare stancamente dai corpi quasi freddi riportati dalle squadre di caccia, ora in contatto con l'anima viva e visibile della Madre Terra….
Era in procinto di diventare egli stesso un simbolo.
Prepararsi per l'agguato. Assumere una posizione fisica di captazione, per ricevere, comprendere e tradurre le energie provenienti dal tutto.
Domandarsi il perché cacciare e ricordare le motivazioni e i benefici per il Sentiero della sua gente.
Entrare nell'anima della preda, viverne lo scopo, e le azioni gloriose, ed i sogni stessi, mescolati.
Farsi riconoscere come altro.
Placare il comune senso di terrore.
Spiegare le differenze e mostrare l'implacabile e sacralizzata determinazione. Accogliere la sua forma nella propria, assimilandone le fibre e tessendone le pelli, assumendosi la responsabilità della speranza.
Piangere di commozione per l'incrociarsi del destino… ringraziare il cielo e la terra, gli alberi e le rocce, le acque e gli animali, che hanno voluto, compreso e consentito…
Il suadente guerriero colpitore di bersagli si esercitava al tiro con l'arco, gareggiando scherzosamente con lo stile di Scudo Sognante.
Questo era il suo insegnamento: stancare l'avversario a beneficio del cacciatore prescelto e lasciare a lui, alfine, colpire al centro con la massima potenza.
L'ombra del cinghiale bianco, feticcio vivente dello scopo, rappresentazione assoluta della preda, venne stanata dalle lente ed inesorabili frecce del Colpitore Suadente, quindi il suo cuore trafitto dall'unico, teso dardo di Scudo Sognante…
La rumorosa gioia del successo ottenuto dai due guerrieri nel gioco rituale richiamò infine la sciamana scuotendola dai suoi lunghi e concentrati preparativi cerimoniali.
Partirono in quattro dunque, Scudo Sognante e il suo cane cacciatore Alias, Moari con il suo cane protettore Fiaba.
Colpisce il Bersaglio restò al centro della radura che dominava la valle, recitando le necessarie formule di buon auspicio che sarebbero durate fino a che i due umani ed i loro compagni magici non avessero terminato il delicato rito e non fossero rientrati dalla foresta.
La dolcezza del sentiero nel bosco portò inevitabilmente Moari ad incontrare la sua anima incarnata dalla polpa rossa del frutto sacro alle volpi.
Poi, in stato di metamorfosi divina, insieme affrontarono la discesa ombreggiata dai cespugli di castagno che li avrebbe condotti al luogo.
Fu la guerriera che toccò per prima il largo sentiero finale, dopo una decisiva discesa ripida tra gli alberi del bosco selvaggio, vigilata e sostenuta nei suoi salti da Scudo Sognante, aggrappato ad ogni ramo sovrastante.
La luce del sole pomeridiano filtrava tra le fronde, nessun rumore, se non il richiamo via via più intenso del ruscello e della piccola cascata ove erano diretti.
Andavano fiduciosi, pur non sapendo quale forma Gaia avesse configurato per il loro importante rito.
Ignari dunque, ma pronti ad accettare. Forse solo un po’ timidi di fronte alla determinazione che leggevano reciprocamente, l'uno sul volto dell'altro.
Toccava a Moari, nel suo ruolo di mediazione tra umano e divino, l'interpretare i segnali di Gaia, e guidare il guerriero nella concatenazione designata delle varie svolte del percorso incantato.
Il sentiero, nella sua ampiezza, consentiva ai due di procedere appaiati, salvo qualche breve tratto in presenza degli alti cespugli spinosi che rivelavano la riconquista vegetale.
Allora, il guerriero si accodava, con gli occhi attenti alla stretta terra che calpestava, fino al superamento dell'ostacolo.
Poi, al fianco di Moari, la sua mente si concentrava di nuovo sui fenomeni e si aggirava tra i simboli che ne scaturivano.
Quando la sciamana, arrestatasi quasi impercettibilmente, gli mostrò lo strano fungo apparso tra le sue mani, Scudo Sognante non ebbe esitazioni; lo riconobbe subito come il proprio cuore.
Era grande, bianco, diviso nelle sue due giuste proporzioni. Sporcato dalla terra nera e profumata del bosco, intaccato, qui e là, dal dolore della vita.
A sua volta, rispondendo alla muta offerta della sua compagna, lo prese tra le mani e lo soppesò a lungo.
Il percorso verso il torrente, tra le erbe i fiori e gli insetti, era dolce, privo d'insidie.
La mente era libera e si muoveva tra i fatti cercando e trovando risposte a domande mai espresse prima di allora.
Il fare era automatico: ci si lasciava trasportare dalle energie del bosco e il sommesso mormorio dell'acqua che rotolava tra le pietre, poco più a valle, non faceva che divenire più presente.
L'arrivo all’acqua venne preceduto da una corsa selvaggia.
"Slega i tuoi sentimenti, Stella del Mattino, dopo che avrai ascoltato il mio cuore".
Questo era il messaggio. L'acqua l'avrebbe trasportato. L’acqua l’avrebbe fatto pervenire.
Avvenne dunque che rientrarono, i due cani, esseri magici, in avanscoperta, a fiutare e neutralizzare i lievi ostacoli che dal basso della grande valle ora di nuovo in vista oltre la curva del sentiero, riuscivano, stancamente, a risalire la china.
Con il cespuglio adatto Scudo Sognante disperse i loro pigri fumi, sgombrando la via.
Tornarono, mangiarono il fungo, ora ben mondato, condito con nobile aglio e spruzzato di sale e pepe.
Poi ci fu festa e scorse il vino ed il fuoco prese il posto dell'acqua accanto al cuore dei tre guerrieri.

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