Eccoti qui, in fila all’aeroporto per il check in. Hai progettato, pianificato il viaggio, hai cercato di evitare tutte quelle scocciature che potrebbero rovinare l’umore… Sta per iniziare la vacanza!

Ti guardi attorno, per la maggior parte sono famiglie, gruppi, poi qualche coppia e pochi solitari, tutti impegnati e concentrati su questo passaggio: il peso, i documenti. 

Mentre aspetti il tuo turno arriva, inevitabile, il solito pensiero: stavolta cosa avrò dimenticato? Ripassi mentalmente le foto e i filmati della tua destinazione ed immagini scenari in cui utilizzi qualche prodotto che avrai sicuramente scordato, come ad esempio la crema solare, gli occhiali da sole… Avrai preso tutto? 

Va beh, tanto se serve qualcosa, la troveremo.

Arriva il tuo turno e metti la valigia sul nastro che non avrà mai il peso accuratamente verificato a casa… di più, di meno? 

E all’imbarco avranno nuovamente cambiato i misuratori dei trolley? Perché si sa, le compagnie obbligano i loro manager ad affrontare un corso intensivo sulle tecniche del gatto e la volpe di Collodi, super aggiornato e, pare, già alla duemillesima versione.

Va beh, se ti lasci travolgere da questo pensiero, saresti già pronto per il ritorno prima di partire…  La valigia passa e il posto è assegnato. Inizia il secondo step: ti dirigi verso i controlli.

Non sai proprio come facciano queste macchine a capire che non sei un terrorista, ma evidentemente ci riescono e ogni volta ti viene da pensare che gli alieni esistono e sono tra noi: Vedi che se la prendono con una persona vicina te nella fila. Aveva un atteggiamento perfino normale, (non cercava di superare, non urlava nel telefono, non spingeva e non brontolava). Invisibile in mezzo a tanti, ma lo fermano, fanno un controllo in più, e poi, non lo vedrai mai più. Magari era semplicemente diretto ad un altro gate o lo hanno dematerializzato, chi lo sa? Di sicuro non si aggira tra gli scomparti dei Duty Free, che per inciso, sono veramente liberi di fare quello che vogliono. Teoricamente sarebbero liberi di non pagare le tasse ed offrire prezzi interessanti, in pratica ti applicano prezzi molto superiori a prodotti che trovi comunemente fuori… Effettivamente sono liberi di farti sentire un pollo.

Inizia l’attesa, i gruppi e le famiglie sono chiaramente composti di persone che si vedono tutti i giorni, sono assieme già da alcune ore eppure hanno mille cose da dirsi. 
Sale l’invidia, è inevitabile. Tu non hai tante cose da dire in un tempo cosi dilatato, ma tant’è, alcuni, sono lì da soli, per lavoro, si vede. Compilano schede sui portatili, scrivono, fanno qualcosa che non sembra piacevole. Altri, magari ragazzi, li vedi sul telefonino che fanno qualche gioco e ti viene da chiederti se questi, quando arriveranno a destinazione, si accorgeranno di non essere a casa loro. 

A un certo punto aprono il gate di imbarco. Tutti a correre. Posso magari capire quelli delle Lowcost che non avendo posti assegnati si sa, chi tardi arriva male alloggia, ma se hai il posto con il numero, cosa ti fa correre!? L’aereo non parte senza di te; normalmente nelle cappelliere ci stanno tutti i trolley e, se non trovi troppi furbi, il problema non si pone. Non vedi l’ora di accomodarti su di un sedile che ti farà soffrire così tanto da scattare in piedi appena l’aereo tocca il suolo. Ti condannerai ad una posizione scomodissima, ma in piedi, perché sarà sempre meglio del sedile. 

Davvero credi che uscendo tra i primi vedrai comparire le tue valigie prima degli altri?

Ecco, l’irrazionale si manifesta in questi dettagli.

Poi finalmente recuperi le valigie e ti avvii verso l’uscita. Sei già stato controllato, scannerizzato, scoglionato e magari perquisito da tutte le procedure di volo, ma non basta: devi ricontrollare il bagaglio. 

Ti viene da pensare che in generale, in tutto il mondo, il lavoro non sia più un’attività utile a risolvere problemi, ma sia invece un’attività utile ad occupare la giornata ai vari amici e parenti di qualcuno.

Finalmente vedi l’uscita e lì, a seconda della località raggiunta, puoi vedere un sacco di autisti con un cartello che indica il nome del cliente, o qualche nuovo modello di cow boy (senza cavallo) che raggruppa i turisti delle varie agenzie per poi indirizzarli verso i pullman.

Adesso puoi davvero dire che inizia il viaggio!

Ti rendi conto che le aspettative non sono uguali per tutti. Si possono fare diversi raggruppamenti, ma i più numerosi riguardano coloro che si aspettano di raggiungere località in cui saranno serviti e riveriti in tutti i loro capricci e desideri e, se l’agenzia lo ha promesso, il personale saprà anticipare ed esaudire i loro desideri prima ancora che questi sorgano. 

Altri si aspettano di vivere avventure dense di sorprese ed emozioni, ovviamente tutte positive, così come hanno visto in alcuni film.

Altri, che hanno già messo in moto la calcolatrice mentale, terranno conto di ogni centesimo per poter assaporare il piacere di aver speso meno di quanto si erano dati come obiettivo.

Che importa se salteranno qualche pasto? Sarà un pro bono per la dieta! Se non parteciperanno a qualche attività a pagamento? Tanto alla fine tutti tornano! …E loro avranno qualche euro in più nelle tasche.
Altri ancora, super concentrati nella ricerca di immagini instagrammabili, non hanno nessuna intenzione di vivere la località, cercano un’inquadratura… altro non serve e non interessa.

Poi, più rari ma sempre presenti, i viaggiatori “on The road“ che alimentano centinaia di blog, siti, filmati e racconti di viaggio sulla rete.

Questi sono una categoria a parte: normalmente giovani, figli di persone ricche che si annoiano. Partono con uno zainetto, una bella carta di credito sempre carica, e vanno all’avventura. Vivono e raccontano le loro esperienze con un tono romantico ed avventuroso. Raccontano cosa hanno vissuto, raccontano a se stessi e alla comunità di cui fanno parte, (con toni epici), il senso di un percorso verso una maturazione interiore che avrebbero tranquillamente avuto a casa loro se solo avessero rinunciato alla carta di credito e accettato un lavoro normale, come fanno migliaia di presone della loro città… E letto qualche libro.

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