Mater Lacrimarum 
Maria fin da piccola aveva un immenso dono: piangere le lacrime dei moribondi, così che con gli occhi tersi potessero trovare direttamente la strada del Paradiso, certa, inspiegabilmente, che quella fosse la destinazione per tutti.
Cosi anche quel giorno, con un velo che le incorniciava i capelli, suonò il campanello a fianco della porta grigia dell'ospedale cittadino. L' hospice, al piano terra, l'ultima frontiera del Purgatorio. Entrò con passo impercettibile, che pareva volare. Il solito silenzio composto, asimmetriche tonalità di suoni che disturbavano l'atmosfera asettica e gli infermieri, che sembravano non veri ma algoritmi di molteplici sofferenze, lievi e rapidi nei movimenti. Maria si trovò davanti una parata di anime in attesa in corpi spenti e nudi coperti solo da un lenzuolo. 
L'ultima celebrazione dell'irriverenza della vita, l'ultimo insulto di questa esistenza.
I visitatori per ogni letto, in piedi con gli occhi bassi, assistevano impotenti al martirio di un'altro Cristo che sarebbe stato avvolto in un'altro sudario.
Lei osservò il primo corpo, come una madre guarda per l'ultima volta il figlio, con dolore, tenerezza e tanta serenità. Sul viso dell'uomo l'ombra della pace che finalmente stava per raggiungerlo, non più sofferenze, niente più tribolazioni. Si avvicinò sussurrandogli parole forse d'amore, di un amore diverso che Maria sentiva essere senza limiti. Un bacio sulle labbra esangui, che lei amava da sempre, una preghiera vibrata con tutto il corpo e il segno di croce sulla fronte, per poi uscire. Nel corridoio, ancora una volta pianse disperata, domandando a un Dio che ancora non conosceva perché fosse così crudele.

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29 May 2026

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