Poserò le mie labbra 
col bacio più dolce 
sui petali di crocus 
ai primi raggi di sole, 
e tu coglierai con baldanza
l'estratto d'emozione 
del cuore accogliendolo 
nel buon giorno che svecchia 
il fato tra le nostre radici d'amore estasiandoti, annusando l'essenza 
del karma che trascrive 
nuove formule per noi 
sul leggio della vita 
nella carezza del vento 
sulle spighe di grano 
già recise  nel celebrare 
quel tramonto d'autunno senza fine che verrà, 
dove la dolce rugiada 
non consuma tempo 
nel pianto di quel che sarà, 
aeriforme ma consapevole respira il momento 
che si interrompe solo 
al risveglio della lenta 
e lunga accorata cupidigia  
accanto al bianco delle pietre dei muretti a secco dei trulli, ove si fanno testimoni origliando nel segreto 
di quel che i nostri nembostrati  sveleranno coartamente sui petali 
del sogno quando 
rinnegando nel disgregare completamente un punzone, che effige la speme 
mentre fugge sbigottito
dalla sua falce di luna calante per finire poi anche noi
col palmo della pece fine preannunciata con scroscio, 
e poi guazzi sul terreno noi disarmi sparsi coi viola petali calpestati dal cruccio 
nel dissolverci sfiniti
evaporando con essi, 
anche quell'ultima goccia
che bacerai sul ciglio di fiore
che nascerà nella mite aura
come germoglio per vivere 
di luce d'anima ubbia, 
riluttante nel combattere 
l'amor che non si vuole, 
ma tutto è disposto a dare
per poter vivere 
davvero d'amore, 
ma d'amore davvero 
si ha solo timore 
di sentir decantare il cuore 
quel cuore che non crede più, 
ma in cibrei parole 
d'amore vuol cantar 
come sole scottante
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