Non mi posso lamentare, ora. 

Lo so, come scrittore ho fallito. Prendere coscienza della mia mediocrità mi ha permesso di capire quanto fosse inutile insistere in quella direzione. Ci sono troppi scrittori e questo lo sanno tutti. Talmente tanti che hanno di gran lunga superato i lettori. Perché scrivere può anche essere un piacere ma leggere può diventare uno sforzo sovrumano, specie se il libro che hai per le mani è un tomo di 400 pagine scritte male e perfino noiose. 

Da quando ho capito che lo scrittore era un lavoro frustrante e a basso riscontro economico, sono passato dall’altra parte della barricata: oggi sono uno stimato lettore, ben remunerato perfino. Siamo ormai in tanti, passati all’esercizio passivo di leggere le cose degli altri. 

Sono gli scrittori stessi e le case editrici che mi riconoscono dalla grossa pin che porto sul bavero della giacca “I am a Reader”.  Così mi fermano per strada e mi offrono il loro libro pagandomi un tot a pagina affinché io lo legga ed esprima il mio giudizio su portali, riviste o siti specializzati. 

Se girate per strada anche ora, noterete che sono piene di scrittori che girano sudati con le loro copie stampate sotto braccio in cerca affannata di lettori a cui vendere una copia. 

No, diciamo che ora vivo da benestante e non mi posso certo lamentare.

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