La pedana crollò con un sonoro clang nel momento stesso in cui Alyssa ci mise piede. Le sue mani artigliarono il freddo metallo della passerella ciondolante prima ancora che si rendesse conto di star cadendo. 

Si sforzò di non guardare giù: sapeva cosa avrebbe visto e l’idea non le piaceva affatto. L’immagine di una vasca in metallo piena fino all’orlo di minuscoli animali brulicanti le esplose nella mente. Le viti allentate, che trattenevano la pedana, presero a tintinnare al ritmo dei tremori che scuotevano il corpo di Alyssa dalla testa ai piedi. 

Cercò con gli occhi un appiglio che le permettesse di tornare sulla parte ancora stabile del ballatoio, ma non ne vide nessuno. I muscoli delle braccia non avrebbero retto il suo peso ancora per molto. Tenne il fiato sospeso nella bocca ben serrata e gli occhi strizzati fino a dolerle. La pedana tremolò sotto il peso dei ragni che la stavano inseguendo e Alyssa sentì le zampette pelose solleticarle le mani e arrampicarsi fin sul volto; i suoi sforzi erano vani: rimanere appesa lì non l’avrebbe sottratta a una fine atroce. Sapeva che non avrebbe dovuto accettare il caso. 

Mollò la presa per lasciarsi cadere nella vasca. Precipitò per oltre sei metri, accogliendo nel petto quanta più aria riuscì a ingurgitare. Poi la morbida coltre nerastra la inghiottì, le creaturine la invasero attraverso il naso e le orecchie; il cuore ormai impazzito nello sforzo estremo di non cedere al panico. 

I piedi di Alyssa toccarono il fondo quando ormai il terrore aveva consumato tutto l’ossigeno. Raccolse le forze che le erano rimaste per darsi lo slancio e riemergere, ma il peso della massa informe di ragni le permise di tirar fuori solo la faccia. Spalancò la bocca per risucchiare l’aria e i ragni le riempirono i polmoni.

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