Il pranzo non è ancora iniziato e già ci sono delle briciole sulla tovaglia, cinta d’assedio da otto uomini forniti di stomaco abissale. I grissini sono finiti subito e le fette di pane nel cestino incominciano a subire, inermi, gli assalti dei mangiatori professionisti variamente apparentati. Anna, une delle mie cognate, fa la spola insieme a Flora, mia moglie, dalla sala alla cucina per rifornire le ciotoline, disposte sul tavolo con cura millimetrica, di patatine, olive e altre venefiche porcherie pur sempre conformi al rito dell’aperitivo. La loro profanazione (quella delle ciotoline) è fulminea e senza scampo. 

La prima bottiglia di bianco frizzante non ha fatto in tempo a colmare i calici che in un battibaleno si è estinta negli esofagi maschili come liquido versato sulla sabbia e istantaneamente assorbito. Nando, per tema di rimanere a secco, ne sta aprendo altre due. 

La processione degli antipasti esce dalla cucina guidata da Mamma Pina, somma sacerdotessa dei pranzi famigliari, che porta in offertorio, le braccia ieraticamente protese davanti a sé, un vassoio d’insalata russa largo quanto la tolda di una portaerei. Le ancelle officianti, disegualmente parenti, che la seguono in corteo ostentano i doni dei sacri antipasti. Alberto, trepidante, chiede notizie dei salamini piccanti e loda gli dei vedendoli in piena forma, raggruppati a coorte su un bel piatto piano.

Il saccheggio ha inizio senza pietà tra cucchiai che scavano, forchette che infilzano e coltelli che stridono sulle porcellane del servizio buono. Le prime gocce d’olio macchiano il teatro di cotanta voracità mentre il bon ton si dilegua, eclissi predetta da un oracolo inascoltato. Le posate di portata, la cui funzione diviene improvvisamente obsoleta, veicolano inopinatamente scambi salivari fra i famelici energumeni.

Tra un pezzo di frittata di bietole e una melanzana impanata, Vittorio se la prende con Silvio, l’idraulico, insinuando che maneggi con altrettanta parsimonia la canapa per avvitare i rubinetti e il blocchetto delle ricevute fiscali. Michele prende le sue difese sporgendosi sulla terrina dei peperoni in agrodolce. Lorenzo, addentando una barchetta d’indivia con il gorgonzola, gli lancia uno sguardo torvo. Edoardo si vendica sull’insalata di riso. Fra tutti incominciano a volare parole inopportune. La Mamma placa temporaneamente gli animi servendo a ciascuno qualche fetta di carpaccio di vitello e le zucchine grigliate alla menta. 

Monica aiuta Rosanna a sparecchiare i piattini bisunti e con perfida noncuranza le butta lì che “è un vero peccato che non si sia ancora fatta togliere quel neo sul naso”. Il seguito di questo scambio è opportunamente occultato dal loro ingresso in cucina dalla quale, comunque, s’odono clangori di piatti sbattuti e indecifrabili gridolini.

Il fuoco amico viene spento a suon di badilate di ravioli che la Mamma riversa in ogni piatto disponibile, incurante delle rimostranze dei deboli di ventre. Il tuttologo Michele inizia una concione sul governo “che fa piovere in ogni stagione” mentre le donne dissimulano la loro mutua acrimonia in discorsi sulla moda e su come ci si debba vestire in certe occasioni. Anatema! Non si parla di politica a tavola, argomento comunque precluso alle vestali rancorose il cui precipuo compito è di assicurare la logistica delle vettovaglie. Quanto alle leggi che governano l’opportuno abbigliamento mondano, esse sono il minor pretesto per controversie d’altra natura, quali le prestazioni extraprofessionali dell’idraulico regolatore di perdite e sgocciolamenti. Sonia, la moglie di Silvio, il suddetto artigiano, si mette a piangere. Le sue lacrime si mescolano al vapore esalato dal coniglio alle olive che Pina distribuisce con protervia agli astanti d’ogni sesso. Mentre rosicchio la coscia di uno dei dodici roditori stufati in una profusione di spezie, e mentre Lorenzo, fratello mezzano, insegue un gambo di sedano che sguscia motu proprio dal sughetto, Bruna, la moglie di Michele, aggiorna l’uditorio sui miei privilegi di pensionato nullafacente a spese dei famigliari contribuenti. Ovviamente alludendo alla loro ingiustificata natura. Sua sorella Rita prende le mie difese suscitando la perplessità di mia moglie per quell’inusuale spalleggiamento, ma io non sono un tipo suscettibile e dissimulo la mia sovrana indifferenza sbocconcellando una fetta di roastbeef che la Pina ha pensato bene di mettere in mezzo, nel caso qualcuno avesse ancora fame. Nando, il solito spiritoso, tira il collo alla nona bottiglia di rosso, non prima d’aver ingurgitato un mezzo piatto di patate arrosto. 

Nicoletta, che è stata in disparte tutto il tempo, si rallegra del fatto che i bambini siano tutti dai nonni (i più grandi sono già trasmigrati dalla tarda mattinata verso lande precluse a noi senior) e si rammarica, forse indebitamente, della loro sorte per la corvée di babysitteraggio loro imposta. 

All’arrivo del tiramisù le conversazioni volano per ogni dove. Le voci si alterano, si tirano fuori fatali e sgradevoli verità che non sarebbe d’uopo rivelare in occasione di un pranzo conviviale. Litigare a tavola con i parenti è un’arte ben più sottile e raffinata di quella compendiata da Sun Tzu[1]. Alla seconda razione di dolce Rosanna apostrofa la sua metà con un “Lorenzo, il tuo colesterolo!”.

Questi risponde serafico: “Sta bene, grazie”, e continua la sua opera di contrasto verso gli altri commensali con parole vivaci e ingiuriose.

È stato quando la Pina mi ha messo davanti un catino di zabaione con mezzo sacco di biscotti all’anice (sono sempre stato il prediletto di mamma e ciò mi ha conferito un’autostima a prova di bomba), che ho incominciato a capire che qualcosa non andava per il verso giusto. Mi formicolavano i piedi e mi sono tolto le scarpe. Poi, non stavo più sulla sedia e ho dovuto abbrancarne un’altra per appoggiarci la natica destra. Tutti mi guardavano strano, quasi avessi scorreggiato a tavola alla stregua del generale cinese. Ho incominciato a crescere, crescere… Senza volerlo le mie gambe, che s’ingrossavano a vista d’occhio come cosce di cinghiale, hanno urtato il tavolo facendo cadere la bottiglia di grappa barricata, salvata in extremis da Nando con un guizzo prima che il suo contenuto si rovesciasse completamente sul tavolo. Le donne sono scappate urlando. Di colpo le dispute si sono spente. Guardavo il parentado dall’alto della mia nuova statura, inatteso Gulliver.

Quando mi sono svegliato, la testa in mezzo alle tegole del tetto e con lo sgradevole gusto di un rigurgito acido in gola, ho fatto appena a tempo a ricordarmi della voce di mamma Pina che mi diceva: mangia che diventi grande.

 

 


 

[1] L'arte della guerra è un trattato di strategia militare attribuito, a seguito di una tradizione orale lunga almeno due secoli, al generale Sun Tzu, vissuto in Cina probabilmente fra il VI e il V secolo a.C.

Tutti i racconti

2
1
24

Dare un colore all’ombra 1/2

31 January 2026

Livia, supina sull’impalcatura, stava passando un leggero strato di smalto sull’affresco. Con un minuscolo pennello, cercava di ridare luce a quel volto annerito dal tempo. Ogni gesto richiedeva precisione assoluta, il solvente steso aveva tempi specifici e doveva essere applicato senza interruzione [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

2
2
30

Ipocondria

31 January 2026

Marta aveva un rituale. Ogni mattina, prima di alzarsi dal letto, apriva l’app del meteo e poi quella del monitoraggio dei sintomi della salute. Non era, questa, una vera app medica, era più un forum chiamato “Corpo e Disgrazie”, dove utenti anonimi si scambiavano diagnosi improbabili e consigli [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

6
7
73

Pedalata assistita

30 January 2026

Ero già avanti con gli anni quando decisi di passare dalla scrivania alla bicicletta. Cresciuto in un’epoca in cui il “maschio” godeva di esagerati privilegi, a fronte di dover sempre essere degno di appartenere al sesso considerato forte, nonostante la mia interiore certezza circa la parità [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • An Old Luca: Grazie a tutti per l'interesse.
    Io e la mia autostima siamo molto lieti [...]

  • U1857: Salutami l'autostima 😁❤
    Stefano

4
5
95

Il predatore

30 January 2026

Il canto stonato di un uccello notturno lo stava facendo impazzire. Quel maledetto gracchiava a singhiozzo come un antifurto e non sembrava intenzionato a smettere. Avrebbe continuato per tutta la notte, non gli avrebbe fatto chiudere occhio, anche perché in quel momento era incapace di ignorarlo. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

1
2
59

L'uomo con la cravatta (2/2)

29 January 2026

“Forse è ora di liberarsi da tutta questa burocrazia” aveva detto un collega mentre lui cercava di raccogliere il tessuto della cravatta adagiato sul tavolo. Poi era avanzato l’omino che, lui sì, indossava la cravatta, e lo faceva con eleganza, garbo. Peraltro era un capo di sicuro pregio, lo si [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
6
86

È arrivata la Befana!

29 January 2026

“Tutto pronto.”. Ilaria controllò con dovizia ogni cosa, non poteva permettersi un solo errore. Per giorni si era preparata a quell’evento e sbagliare non era contemplato. Non lavorava da mesi e l'esistenza le aveva già scaraventato addosso tutti i demoni che abitano l'inferno. La perdita dell’impiego [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

2
2
60

L'uomo con la cravatta (1/2)

28 January 2026

Con una strana lentezza, l’enorme ombra cilindrica si allungò sopra la sua testa. Era di tale estensione che non se ne vedevano i confini, ammesso beninteso che ne avesse. L’oblunga oscurità pareva a tratti puntellare il cielo plumbeo, che in effetti figurava fragile e destinato a rovinare sugli [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

5
7
127

Il bambino del tappeto

28 January 2026

C’era una volta un bambino che viveva sotto i tappeti della casa. Anzi, era nato proprio lì, sotto i tappeti. Un giorno la cameriera, spazzando, sollevò un tappeto. Lo faceva ogni giorno, come tutte le cameriere del mondo: ammassare sotto il tappeto lo sporco con la scopa. Ma quel giorno, quando [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • AliDiNotte: Grazie a tutti ma in particolare ad Adribel :)

  • Lo Scrittore: bella storia surreale e fantastica, mi ricorda un film di animazione molto [...]

4
5
68

Cosa successe quella notte

27 January 2026

La notte scelta fu quella dell’11 aprile 1904. Enrico Fumagalli e Sandro Mariani sarebbero entrati nel palazzo del barone Cesare Rodolfo II Alborghetti con l’intento di derubarlo mentre Pietro Locatelli, loro complice, li avrebbe attesi con un’automobile a motore — cosa ancora rara — in una viuzza [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: Carino. Doveva essere più lungo e diviso in due. Una premessa tanto [...]

  • Rubrus: Gotico. Piaciuto.

6
5
127

Il barattolo 2/2

26 January 2026

Luca tornò a casa, lasciò la bicicletta sul vialetto e, con il barattolo ben stretto in mano, salì i gradini della scala a due a due. Aprì la porta e sentì che il televisore nel salotto era ancora acceso. Forse sua madre si era addormentata. Non dovette attendere molto per saperlo. «Dove sei stato? [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Miu: Mi ha colpito il tono quasi normale con cui viene raccontata una storia così [...]

  • Lawrence Dryvalley: Benvenuto Paolo su LdM! Racconto interessante per l'ambientazione e il [...]

6
12
40

La pescatrice di sogni 2/2

26 January 2026

Passarono molti mesi da quella notte, e della ragazza non si ebbe più notizia. I vicini di casa furono ingannati dalla stessa, che raccontò fosse una vecchia parente che stava accudendo la casa fino al ritorno della giovane. Da Corte non sopraggiunse più nessuna notizia e così anche l’Imperatore [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

5
5
89

Il barattolo 1/2

25 January 2026

Luca trovava noiose le fiere di paese, con le giostre e le bancarelle dei dolciumi e dei giochi. Soprattutto la giostra dei cavalli che, fin da piccolo ma anche ora che aveva diciassette anni, l’aveva sempre inquietato. Gli pareva che le teste dei cavalli potessero animarsi da un momento all’altro [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: Carino....Like

  • GiancarloLucca: Si fa interessante

Torna su