Quando arrivammo davanti all’edificio, il sole stava tramontando e sulla facciata lasciava lingue di rosso, come piccole emorragie di un giorno che muore. Parcheggiai davanti alla cancellata convessa verso la strada. 

«Allora, ma che è? Mi hai trascinato in questa tua avventura strampalata per l’ultima volta! Cazzo è ’sta casa sfasciata? Ci sono rovi dappertutto!»

In effetti, la casa che avevo convinto il mio amico Sandro a visitare, era in stato di totale abbandono. Le erbacce si insinuavano ovunque e s'intravedeva solo uno scheletro di cemento armato. Era un insieme di forme cubiche e sferoidali, il parto di un architetto pazzo. Ma era proprio il suo fascino. 

Scendemmo dall’auto. Non c’era nessuno in giro, solo alcune macchine parcheggiate nei pressi delle ville vicine. Prendemmo il coraggio a due mani e decidemmo di scavalcare la cancellata. Con me avevo una macchina fotografica. Entrammo da un varco nel cemento armato: non c’erano nemmeno gli infissi, figuriamoci le porte. 

Regnava un silenzio assoluto, quasi assordante, interrotto solo dai nostri passi. Salimmo le scale e cominciammo a perlustrare il primo piano. C’era una sala centrale che immaginai destinata al soggiorno. Notai che al centro di questa avevano ricavato una specie di invaso.

Mi avvicinai a quella che forse era una tavola, o comunque il basamento di una tavola in pietra e vidi delle macchie di rosso scuro. Sembrava sangue. 

Che ci faceva del sangue in una casa disabitata e immersa nel più totale degrado?

Poi notai sul pavimento degli strani oggetti: delle statue in creta. Mi voltai verso Sandro che mi interrogava con lo sguardo.

«Strane quelle statuette… ma che so’, di plastica?»

«No sono di creta. Sembrano antiche statuette nipponiche… Però aspetta, hanno qualcosa che mi ricorda l’infanzia…» Con la mano tolsi parte della polvere che le ricopriva.

“Ma sono statuette di Jeeg robot d’acciaio! Te lo ricordi?”

«Come no? Era quel tipo che si buttava con la moto, poi si trasformava in una testa gigante e una sua collega con un canotto volante gli lanciava braccia, corpo e gambe! Ma come cazzo faceva poi a ricomprare tutte quelle moto ogni volta che andavano sfasciate?»

«Semplice, era un cartone animato. Non c’era nulla di reale, non ti pare?»

«Ma dai, non lo sapevo… Dici davvero?» Disse Sandro canzonatorio.

In quel momento apparve qualcuno.

«Ehi che fate vicino ai miei Jeeg robot? Chi v’ha dato il permesso?»

Era un ragazzo con occhi gialli da tigre, indossava una calzamaglia giallo-rossa, come quella di un manga giapponese.

«Scusaci, non volevamo disturbarti. Ma che ci fai tutto solo qui, in questo posto abbandonato, umido e freddo?»

Sembrava un quattordicenne, di statura un po’ più alta della media.

Alla mia domanda ci guardò storto, si avvicinò alle statuette, le prese e scappò per le scale fino al cortile.

«Ragazzo dove vai? Non ti vogliamo fare del male, aspetta!»

Lo inseguimmo e lo afferrammo dalle caviglie mentre si intrufolava in uno stretto passaggio tra sterpi ed erbacce, era rimasto incastrato.

«Lasciami… che volete da me?» Strepitava. 

«Voglio solo sapere che cosa fai qui tutto solo ok?»

«Io sono Jeeg Robot d’Acciaio! Andatevene uffa.»

«Tua madre e tuo padre dove sono?»

«Sono morti! va bene? Posso andare?»

«Aspetta un attimo, dovresti venire con noi. Da quanto tempo sei qui?»

«Sono qui da vent’anni, da quando ho perso il lavoro. Mi sono rifugiato qui lontano da tutto e da tutti… Sono Jeeg, ora non mi rompere più!»

Io e Sandro ci guardammo negli occhi.

«Ma com’è possibile? Può avere al massimo quindici o sedici anni!»

«Invece ne deve avere almeno una quarantina, se quello che racconta è vero!»

«Ho trentotto anni, se volete saperlo. Io sono Jeeg… La campana di bronzo non l’avranno mai i maledetti, è la mia forza!»

Dalle tasche estrasse due guanti gialli e li congiunse nel caratteristico gesto manga.

«Jeeeeeg!»

«Questo è proprio matto… Però è strano sia rimasto così giovane, c’è qualcosa sotto!»

«Ascolta ragazzino o quello che sei, ora vieni con noi. Ti riportiamo nella civiltà, ci pensiamo noi a te. Lascia perdere ’ste stronzate di Jeeg e vieni con noi.»

Il ragazzo parve perdere tutta la sua baldanza e assunse un'espressione pensierosa.

«Io voglio stare qui, questa è la base di Jeeg!»

Era evidente che ci fosse qualcosa che non andava, ma non sapevamo che fare. Pensammo fosse una buona idea affidarlo alle cure di un assistente sociale, ma che prima di farlo volevamo informarci dalle autorità competenti.

Tutti i racconti

0
0
1

La casa di Jeeg 2/2

09 January 2026

«Ancora con ’ste fregnacce! Ascolta, vieni con noi e ti facciamo conoscere tante di quelle donne che ti scordi tutte ’ste minchiate!» Sbottò Sandro. All’improvviso il ragazzino partì di corsa e, al grido di: «Trasformazione… Jeeeeg…» si lanciò verso un buco nella siepe. Accorsi dall’altra parte [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

0
0
0

Al Cèster

09 January 2026

È sabato e sono le undici di mattina. Ho voglia di uscire e andare al bar a prendere un caffè. In un piccolo paese come Concordia sulla Secchia, in provincia di Modena, non c’è molto da fare. In fondo credo che sia così un po’ ovunque nelle province italiane: spesso l’unica alternativa al nulla [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

3
3
61

La casa di Jeeg 1/2

08 January 2026

Quando arrivammo davanti all’edificio, il sole stava tramontando e sulla facciata lasciava lingue di rosso, come piccole emorragie di un giorno che muore. Parcheggiai davanti alla cancellata convessa verso la strada. «Allora, ma che è? Mi hai trascinato in questa tua avventura strampalata per [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

3
4
56

Caffè Kafka

08 January 2026

Non voleva avvicinarsi di nuovo alla finestra; si limitava a fissarla da una certa distanza, come se quello spazio minimo di pochi passi potesse proteggerlo da qualcosa là fuori. Avvertiva una presenza che si muoveva nelle strade adiacenti alla sua abitazione. Non aveva prove, soltanto una sensazione [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

3
6
92

Storia di Giovanni che si trasforma in salamandra 3/3

07 January 2026

La mattina, quando fuori era ancora buio, uscii di casa. Non sapevo spiegare perché stavo andando proprio lì; sapevo solo che non avrei potuto fare altrimenti. Una forza irresistibile, un richiamo profondo, qualcosa cantava nel mio sangue. Il giardino zoologico era quasi deserto. Attraversai i [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: Bello ma... dov'è finita la massa corporea dell'essere umano?I [...]

  • Rubrus: Il primo racconto "kafliano" di oggi; quando si parla di trasformazioni [...]

2
3
86

Il macigno

07 January 2026

Era tenace e, a tratti, disperavo di farcela. Ero quasi certo, anzi, che non ce l’avrei fatta, fossero passati anche mille anni. Era una battaglia quotidiana per la sopravvivenza, che forse impegna l’umanità da quando si è fatta consapevole di sé stessa nella catena dell’evoluzione: l’eterna lotta [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

3
4
180

La voce delle bestie (3/3)

06 January 2026

Nell’aia c’era un freddo pulito. Il cielo era come una pentola in smalto nero rovesciata a coprire la terra. Sul fondo, brillanti, le stelle. Umberto era in piedi, immobile, il fiato che si condensava e lui che lo osservava come se non lo avesse mai visto. Vapore. Ci si può abituare. Forse. In [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: La donna e' una vittima di Giorgio o sftutta la sua stalla?E perché [...]

  • Rubrus: Come scritto nella prima parte, si sospetta Giorgio di "Favoreggiamento [...]

2
5
50

Storia di Giovanni che si trasforma in salamandra 2/3

06 January 2026

Ripresi a camminare; eppure, qualcosa era cambiato. L’odore dell’asfalto bagnato mi arrivava alle narici con un’intensità nuova. Ogni crepa nel marciapiede mi appariva un varco verso qualcosa di indefinito, ogni aiuola come un mondo. Mi fermai, indeciso, e guardai di nuovo la crepa. Per un istante [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Una salamandra di 70Kg?Like

  • BrunoTraven: Credo che in un racconto fantastico non sia una contraddizione.

4
3
81

La voce delle bestie (2/3)

05 January 2026

Giorgio spense il sigaro, si alzò e andò al lavandino. Aprì il rubinetto, riempì un bicchiere e Giorgio si chiese quanto fredda potesse essere quell’acqua: era un pensiero irrazionale, perché veniva pur sempre dall’acquedotto, ma la sensazione di essere in un posto diverso, in un tempo diverso, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Maria Merlo: Ho letto, con grande piacere, le prime due parti. Aspetto il finale. Like.

  • Dax: Bello, sa di antico, di solido.Like

2
5
49

Storia di Giovanni che si trasforma in salamandra 1/3

05 January 2026

Allo zoo Un bambino indicò la piccola creatura nella teca: pelle nera lucida, attraversata da striature gialle, che brillava sotto il vetro. Era venuto quello stesso mattino con sua madre, tutto emozionato all’idea di vedere gli animali dello zoo, ma rimase subito deluso. «Mamma, guarda che brutto [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
2
141

La voce delle bestie (1/3)

04 January 2026

Faceva freddo, ma non così tanto. È l’umidità aveva pensato Umberto attraversando il cortile. E poi: in campagna fa più freddo che in città. Aveva allungato il passo, frantumando una pozzanghera gelata. Il ghiaccio si era rotto con uno scricchiolio che lo aveva riportato indietro di anni. Da quanto [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like.
    Bravo.
    Se mai ci fu un delitto ...lo perpetrarono le regole [...]

  • Dax: Intrigante, ma per un attimo mi sono confuso. Non avevo capito che Umberto [...]

4
8
69

Il bambino 2/2

04 January 2026

II — Il Sacerdote del Consumo (41 ore all’attacco) “Seguimi e anche loro mi seguiranno”, disse il bambino. La bambina proseguì nella luce che portava con sé, mentre le figure nell’oscurità cominciavano lentamente a muoversi, confuse, come se per la prima volta decidessero in autonomia. Il bambino [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

Torna su