Si erano conosciuti su una chat room prima ancora dell’avvento di Facebook. Lui era Micky79 e lei Lucy82, si erano scritti per mesi e mesi. Sapevano tantissime cose dell’altro, ma non conoscevano i rispettivi nomi, le rispettive città, se erano sposati, fidanzati o altro. Conoscevano però le rispettive anime, ne avevano la mappa e dopo diverso tempo riuscivano a capire i mutamenti di umore l’uno dell’altra, ne capivano le dimensioni.

Micky79 e Lucy82 si innamorarono, era inevitabile, erano troppo diversi e troppo simili per non innamorarsi, ma… Sì, c’era un “ma”, che era a loro dire un ostacolo insormontabile, un “ma” che li bloccava.

Micky79 in realtà si chiamava Simone, lavorava in banca o meglio era stato assunto da un’importante banca, ma come rappresentante sindacale non aveva l’obbligo di andare al lavoro perché si occupava a tempo pieno delle beghe sindacali del suo settore, viveva da solo. Era molto appassionato ed era sempre in prima linea quando l’atmosfera si riscaldava. Lucy82 si chiamava Lorena, lavorava come restauratrice, un lavoro che aveva scelto e che le dava grandi soddisfazioni.

Tra l’altro era un lavoro che le aveva permesso di girare il mondo, quando conobbe Micky79 aveva appena avuto l’incarico di restaurare, insieme ad altri suoi colleghi, un enorme casa antica di epoca romana molto ben tenuta, ma che aveva bisogno di un buon maquillage per conservarsi in quelle condizioni, un lavoro che sarebbe durato anni. Era single e viveva da sola, aveva avuto un’esperienza sentimentale lunga e importante finita nel modo peggiore e non voleva saperne di avere un’altra storia. Anche Simone non aveva avuto esperienze entusiasmanti, più che altro storie che aveva vissuto come non sue, senza un particolare trasporto.

Chissà perché quella sera che si sono conosciuti in chat era scattata quella scintilla che li avrebbe spinti a cercarsi continuamente e con regolarità, ma solo ed esclusivamente in chat.

Spesso l’idea di incontrarsi era stata esplorata dai due, ma senza troppa convinzione. Fu Lorena a dire che sicuramente era meglio non incontrarsi, che era meglio che fossero rimasto Micky79 e Lucy82, potevano restare molto delusi dalla realtà. Simone si disse d’accordo e la cosa fu evitata. Il “ma” rimase sospeso nell’aria per molto tempo.

La loro frequentazione compì i 18 mesi con frequenza quotidiana, generalmente dopo le 22, e passavano un paio d’ore a parlare di tante cose, fu così che capirono che avevano moltissimi punti in comune, che la loro visione della vita era molto simile, avevano le medesime paure, i medesimi gusti, lui era più istintivo e lei più riflessiva e quando, a volte, saltavano un incontro in chat per impegni che non potevano eludere, sentivano che qualcosa mancava. Avevano anche litigato, ma sempre per difendere un punto di vista, mai per annichilire l’altro.

Una sera di Aprile Lorena, anzi Lucy82, confessò a Simone e a se stessa che era perdutamente innamorata di lui. Ci furono un paio di minuti nei quali Micky79 non rispose, Lucy82 era preoccupata, pensava di aver rovinato tutto. Poi un fiume di parole scorsero rapide sul monitor del computer, Micky79 confessava che anche lui si era innamorato perdutamente.

Poi i dubbi, di lui e di lei. Era solo un’illusione? E se quello che pensavano l’uno dell’altra non corrispondeva alla realtà? E se i loro odori, sapori, non fossero piaciuti?

Tra mille dubbi la cosa andò avanti, non si scambiarono foto o informazioni più inerenti alla realtà, però parlarono anche dei loro gusti sessuali, anche quelli sembravano coincidere con scientifica spietatezza. Alla fine Lucy82 ruppe gli indugi e propose a Micky79 di incontrarsi nel mondo reale, avrebbero puntato tutto su quell’incontro, se anche una cosa non avesse funzionato nel loro incontro non ne avrebbero fatto un dramma. Si sarebbero piaciuti? Entrambi si dissero che non era possibile il contrario, che le loro anime erano destinate a incontrarsi e a viversi. Si diedero appuntamento un sabato di settembre alla stazione Termini di Roma, loro non lo sapevano, ma tutti e due abitavano nella Capitale e abitavano anche relativamente vicini.

Simone si preparò, voleva dare una buona immagine di se, mise un completo che aveva comprato l’anno precedente, ma che non aveva mai avuto occasione di indossare. Lorena andò anche dal parrucchiere. Uscirono tutti e due con un paio d’ore di anticipo, volevano essere sicuri di arrivare puntuali. Presero l’auto e guidarono con prudenza, non volevano avere contrattempi.

A un semaforo, a loro insaputa erano appaiati in prima fila, non si guardarono e non si accorsero di un camion che si precipitava su di loro, il conducente aveva appena avuto un infarto. L’impatto fu inevitabile, il rumore delle lamiere che si contorcevano avevano un suono dissonante. Persero conoscenza. Arrivarono i soccorsi, li tirarono fuori dalle loro auto, erano miracolosamente indenni, non avevano neanche un graffio. Erano scossi, questo sì, ma erano vivi.

Chiesero di poter bere qualcosa, uno chiese all’altra se sapeva che ore fossero perché aveva un appuntamento importante, anche lei aveva un appuntamento importante. Si chiesero se avessero fatto in tempo. I poliziotti dissero loro che potevano andare e che sarebbero dovuti tornare il giorno dopo a fare la deposizione. Dovevano andare tutti e due alla stazione Termini e allora decisero di prendere un taxi insieme, per dividersi la spesa visto che andavano nello stesso posto.

Quando arrivarono si salutarono con una stretta di mano, c’era stato qualcosa in quella stretta di mano che li aveva turbati, ma lei scappò al suo appuntamento e lui al suo.

Lui comprò un quotidiano che avevano concordato per riconoscersi, un quotidiano non troppo diffuso. Andò al punto che avevano concordato. Che sorpresa rivedere quella donna con la quale aveva fatto il viaggio in taxi. Lei lo guardò e capì.

Come avevano fatto a non riconoscersi prima.

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