Mia zia Marietta per esempio... classe 1907, stravagante assai… 

Era la sorella maggiore di mio padre e ha vissuto praticamente sempre con noi. Nonostante il diminutivo, la zia Marietta era una donna massiccia, un comò che camminava. Le sue mutande stese erano… Be', sono state la mia prima fonte di stupore nei confronti della vita: enormi! Mutande e reggiseno occupavano quasi tutta una corda sul balcone della cucina.  Non riuscivo a capire con cosa potesse riempirle… non mi capacitavo.

La biancheria la faceva bollire, Dio solo sa perché, visto che la lavatrice era già entrata in casa nostra;  forse un retaggio della cultura contadina. Pigliava il vecchio secchio di metallo adibito a quello scopo, ci faceva bollire dentro un pezzo di sapone e candeggina, e poi, messi a bagno i panni bianchi da lavare, con un bastone di legno rimestava con forza e a lungo. A me, con quel pentolone fumante e puzzolente, brutta e arcigna com’era, sembrava una strega. Per di più, mentre i panni bollivano, si metteva a fare solitari con le carte sul tavolo da cucina, completando così il quadro, confermato anche dall’inspiegabile rabbia che provava suo fratello, mio padre, se la trovava assorta in quella pratica, come stesse facendo qualcosa di malefico. Allora, per evitare discussioni, lei mi chiamava e mi insegnava la briscola, la scopa, il rubamazzo, e la strega si trasformava in una più tranquillizzante orchessa, un po’ spaventosa magari, ma non malvagia.

Fumava le nazionali semplici, che mi mandava a comprare ogni giorno. Io ero molto orgoglioso di quel compito, il tabaccaio a quei tempi le vendeva sciolte e metteva cinque nazionali in una bustina di carta dei pennini, con sopra disegnato quell’alpino con il pennino al posto della piuma sul cappello. Lei mi aspettava sulla porta, piena di bramosia, e succhiava subito avidamente una di quelle pestifere sigarette senza filtro, ogni tanto sputacchiando con disinvoltura briciole di tabacco, il che la faceva sembrare un vecchio marinaio dell’angiporto.

Sapeva fare di meglio però: ruttava e scoreggiava in piena libertà, anche in pubblico, e se si accorgeva di un’occhiata sconcertata di qualcuno, lo guardava fisso stringendo un po’ gli occhi dietro gli occhiali spessi, e poi diceva sorridendo con finta timidezza:  <<Be’? Ci avevo un po’ d’aria! Devo tenermi il mal di pancia?>>

Mia sorella e io l’avevamo soprannominata Taras Bulba, sia per quei modi poco urbani, sia per la sua prestanza fisica, ma soprattutto per quel bel paio di baffi che le ornavano il labbro superiore quando era un po’ che non si faceva la ceretta. 

Aveva uno stomaco di ferro. Da bambina si racconta mangiasse le briciole di calce che staccava con le unghie dai muri; io pensavo che lo facesse per fame, vista la miseria in cui versava la famiglia all’epoca, ma lei sosteneva che era il suo corpo che le chiedeva del calcio. O forse era solo una bambina un po’ turbata, vista la violenza subita dallo zio. Comunque mangiava qualsiasi cosa e digeriva sempre. Se le mettevi davanti un pollo arrosto lei lo divorava tutto. E quando dico tutto intendo proprio tutto, ossa comprese, accompagnandolo con generosi bicchieri di vino rosso che beveva con avidità…

Una volta si è anche bevuta una sorsata di alcool denaturato con avidità; era appena entrata in casa e aveva sete. Arrivata in cucina aveva visto una bottiglia d’acqua sul tavolo, dove appunto si teneva l’alcool dopo aver opportunamente tolta l’etichetta per distinguerla dalle altre, e ingannata dalla luce del tramonto non si è accorta che il liquido era rosa, e se ne ingoiato un bel po’. Un altro avrebbe forse sentito l’odore prima di bere, ma lei no, non se n’era data il tempo, perché aveva troppa sete: quando aveva un bisogno, doveva immediatamente soddisfarlo. Comunque non si è sentita male.  Ha fatto un po’ di smorfie e di versacci, tirando giù qualche accidente, e basta.  

Era anche un po’ cleptomane.  Faceva l’infermiera-dama di compagnia nella case private dei ricchi, e ogni tanto arrivava a casa con qualche vestito che aveva presto da un armadio: <<Tanto ce ne hanno tanti!>> diceva.  Oppure anche cose assolutamente inutili: un giorno arrivò con un cartoccio di lampadine bruciate, perché le dispiaceva venissero buttate. Credo comunque fosse più richiesta per la sua totale disponibilità di tempo che per le sue effettive capacità infermieristiche, che sicuramente dovevano essere alquanto rudi. Sì, perché lei l’infermiera l’aveva fatta, al manicomio però, al manicomio di Cogoleto. Durante la guerra era anche rimasta chiusa dentro per mesi interi, lei sola con una camerata di matti da gestire; tanto le cure manicomiali dell’epoca non andavano molto oltre il legare i pazienti ai letti o fargli l’elettroshock. A furia di curare i matti si era fatta dei muscoli da lottatore… e a furia di stare con loro forse ne aveva assorbito anche qualche meccanismo mentale. 

Aveva una salute di ferro e nel suo vocabolario non era contemplata la parola “malattia”. Se uno era malato, era matto. Lei non aveva mai niente e se qualcuno aveva, che so, mal di testa o l’influenza, era perché era disturbato mentalmente. <<Sei pien di balle!>> ti urlava in un orecchio, anticipando a suo modo le moderne teorie psicosomatiche.

La signora Maddalena, per esempio: veniva ogni mercoledì ad aiutare mia madre coi lavori in casa e soffriva di una brutta cifosi;  in altre parole era gobba. Molto mite e paziente, rassegnata direi, non replicava mai nulla quando la zia Marietta le dava una forte manata sulla schiena dicendo: <<Maddalena!  Ma stia un po’ dritta!  Una donna alla sua età, così giovane, ridursi così!>>

Era molto “fisica”, nel senso che cercava sempre il contatto fisico con la gente. Ma essere abbracciati e baciati da lei equivaleva a passare il proprio corpo in una sorta di tritacarne umano. <<Un, due tre… ciapal che’l ghè>> urlava prima di avventarsi su di te. D’altronde non si aveva molta scelta, perché se ti sottraevi ai suoi abbracci, per dimostrarti il suo affetto cominciava a darti degli sberloni sulle braccia, ridendo di una felicità senza motivo e invocando con piacere il tuo nome come se non ti avesse visto per anni, lasciandoti spesso qualche livido a testimonianza del suo amore per te.

Adorava gli orologi. In casa mia un giorno ne ho contati quarantotto, tra orologi da polso, da muro, a cucù, sveglie, pendole… Le pendole erano due, una, quella più grande, in sala d’ingresso e l’altra in corridoio.  Ciascuna suonava ogni quarto d’ora, una IL CARNEVALE DI VENEZIA e l’altra il BIG BEN, e con un leggero sfalso di tempo tra loro, di modo che quando finiva una, cominciava l’altra. In tutto, otto volte ogni ora. La notte io impazzivo e maledivo lei e i suoi orologi. E dire che avrei dovuto ringraziarla, perché è stata lei a insegnarmi inconsapevolmente il senso del tempo... (continua)

Tutti i racconti

22
12
97

Tempo perso

Memorie de uno villico

19 April 2026

Lo giorno 7 de ottobre 1582, nello bosco che circondava da ogni lato lo castello de Monte San Senzaterra, si combatterono, ponendo alcuno limite alla loro ferocia, due opposte fazioni de cavalieri. L'una detta de li Servitori de lo Real Ordine Celeste, l'altra nota come Comunione de li Servitori [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • U1854: il classico films di Paolo leggi una volta e immancalbilmente lo rileggi piu [...]

  • Virginia Lupo: Buongiorno signor Paolo.
    il Signore ci scampi e liberi da simili visioni [...]

5
4
37

L’ultimo giorno di Archimede

19 April 2026

La mia città sta morendo. Lo capisco dal silenzio tra un rumore e l’altro. Dopo quasi due anni di assedio, Siracusa è stanca. Le mura hanno resistito, le macchine che ho progettato hanno tenuto lontani i Romani più a lungo di quanto chiunque credesse possibile. Ma anche la scienza, che coltivo [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

2
2
108

Il gatto Tommasino

18 April 2026

La carne del canarino allegro mi aveva fatto veramente bene. Il mondo mi appariva giocondo. Quando il carrozziere mi ha presentato il preventivo per aggiustare la macchina, con grande serenità ho scelto di lasciarla alla meno costosa perizia del braccio meccanico dello sfascia carrozze. Guardandola [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like
    Continua, con altre appassionanti vicende, la personale guerra contro [...]

  • Rubrus: Da gatto Silvestro a Renfield passando per Branduardi? Piaciuto.

5
6
271

Password n° 2047

Domotica prossima ventura

18 April 2026

Non cambi la password da troppo tempo: aggiornala. 2.11.1969 Nella password ci devono essere delle lettere. 2 novembre 1969 È imprudente usare come password la propria data di nascita o quella dei propri cari. Creane una che non sia facilmente decrittabile e che non sia a te strettamente collegata. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Zio Rubone (Ezio Bruno): Ah, le password! Io che sono un po' più vecchio ho iniziato a usare [...]

  • Riccardo: Rub molto simpatica.Anche gli omissis hanno avuto forza scrittoria..😅
    Vero, [...]

3
2
47

Modena, 1971

17 April 2026

C’è una foto di Luigi Ghirri che, appena la vidi, mi fece provare una sorta di sentimento, un’aria di famiglia. Qualcosa che aveva a che fare con la mia storia, ma anche qualcosa che la raccontava — la mia storia — più di un racconto: bastava quella foto. Lì c’era tutta la mia storia. È una delle [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Smoki: Anche io ho sempre pensato che Ghirri fotograsfasse la quotidianità [...]

  • Dax: Like

7
10
144

Un istante

17 April 2026

Il 12 luglio del 2005, in un anonimo paese di una regione qualsiasi, Francesca entrò in un bar, diede un’occhiata in giro, comprò un gratta e vinci, uscì e scoprì di aver vinto trenta euro. Non una gran somma, ma abbastanza per acquistare un pallone da calcio e rivelare così a suo figlio il regalo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • La Gigia: Grazie Teo, era prprio mia intenzione lasciare il racconto "sospeso", [...]

  • La Gigia: Grazie Dax, magari è andata proprio così... chissà.

2
1
141

La menzogna

16 April 2026

Clèone sapeva che Arianna mentiva. E sapeva anche che lei sapeva di essere scoperta. Eppure continuava, mescolando il vero al falso con sfacciata sicurezza. «Era la settima ora», ripeteva ostinata. «Ero alla stoà, tra i rotoli e i filosofi.» Ma non alla settima ora. Clèone lo sapeva da fonte sicura: [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: povera Arianna...non meritava di morire😢, magari di essere cacciata di casa [...]

2
6
146

Dolorosa: il prezzo del dolore (2/2)

Parte 2: nesso causale

16 April 2026

Gotham, stazione abbandonata "Havermire", ore 05:07 am Un vecchio terminal ferroviario. Negli anni ‘40 era un nodo cruciale per l’economia della città. Ora è solo una carcassa di metallo, tagliata dai graffiti e dagli anni. Emily è seduta su una sedia, al centro del vuoto. Emily: «Tre notti [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Giuseppe corsi: ganzo! il pacco della cena autobiografica non interessa a nessuno.la psicologia [...]

  • Rubrus: Mi sembra il tipo del SK detto "buon samaritano" (tra l'altro, [...]

2
3
154

La linea 2/2

15 April 2026

Poi qualcosa successe anche al lavoro. Il capo lo sorprese una mattina seduto alla scrivania, con lo sguardo perso nel vuoto con una pila di documenti intatta. Sembrava che la sua mente fosse altrove, agganciata a qualcosa che nessuno poteva vedere. In realtà, stava pensando al libro e a quella [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Dax: Ah però, un libro "diabolico".Like

  • BrunoTraven: Già forse è vero Dax:) Grazie dei commenti a entrambi... Grazie [...]

2
4
127

Dolorosa: il prezzo del dolore (1/2)

Parte 1: salvo caso fortuito e forza maggiore

15 April 2026

Antefatto: Daredevil, alias Matt Murdock, è il nuovo guardiano di Gotham. Batman, prima di morire, gli ha lasciato Tau, una IA in grado di simulare la voce del padre, deceduto anni prima. Gotham, ore 10:30 pm, zona Grey Haven Piove da ore. Non la pioggia sottile di Hell’s Kitchen. No. Qui è [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

2
1
67

La linea 1/2

14 April 2026

Aveva scelto quei libri in biblioteca senza un motivo particolare. Voleva leggere qualcosa del genere appartenente al cosiddetto fantastico. Quella copertina lo aveva attratto subito. Vi era raffigurato un uomo con un cappotto, che teneva per mano un bambino anch’egli vestito con un cappotto nero. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: Bello. Si può fire, letteralmente,innamorato di un libro😂.Like

7
5
86

La maga Malvina

Una maga strampalata che cura i malanni dei bambini insieme ai suoi fedeli amici Giulia la gatta e Carletto il folletto.

14 April 2026

In un luogo assai lontano c'era una volta, moltissimo tempo fa, un villaggio su una collina un po' bislacca, ma assai carina con un imponente castello, decisamente strano e un po' mattarello. Il maniero, infatti, era solito cambiare colore a seconda del proprio umore... Ieri rosso, oggi verde [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: Davvero carina. like

  • Teo Bo: Originale e simpatica l'idea di raccontare in rima le imprese di Malvina. [...]

Torna su