Ce ne vuole a raggiungere un delfino. I pesci più piccoli lo seguono in religioso silenzio e sperano d'imparare come si dialoga con l'uomo. Essi sono muti mentre il delfino parla, fischia, ride.

Sembra un bambino discolo, a cui piace giocare e divertirsi. Sfreccia veloce dalla profondità alla superficie equorea e viaggia in branco come a cercare il divertimento comune. È socievole e non ha paura dei pesci che lo accompagnano lungo il suo infinito, interminabile viaggio fra le acque calde e fredde del mare. Teme i pescecani e la loro carnivora prepotenza e le balene, immensi sommergibili in cui può imbattersi lungo il suo cammino.

Un giorno però un altro mostro apparve dalla superficie increspata, un mostro d'acciaio, spuntato dall'orizzonte, imperioso con tutta la sua tracotanza. Dalla prua, che riportava un disegno di una bocca aperta di pescecane in procinto di assalire, partì una fiocina assassina legata ad una corda, che si srotolò per tutta la traiettoria. La freccia, entrò fra le carni del delfino, che cominciò a piangere come un bimbo, fattosi male. Il pesce cercò di scappare e cominciò a strattonarsi fin quando la freccia, straziandogli un fianco, lasciò l'animale dolorante e ferito.

Era una nave baleniera che s'era sbagliata. Avrebbe voluto aver intercettato ben altra preda. Che cosa se ne faceva l'equipaggio di un delfino? Diverso era lo scopo di quegli uomini: catturare una balena per farne prodotti alimentari. Pertanto lasciarono andare via, abbandonandola al suo destino, quella errata preda sanguinante.

Il delfino s'era indebolito. E gli altri suo compagni avrebbero voluto aiutarlo, avvicinandosi a lui e cercando di suturare quella ferita. Lo annusavano, lo scuotevano, lo incoraggiavano a resistere. Ma il delfino aveva perso la sua velocità e le forze cominciarono a venirgli meno. Era terrorizzato e deluso perché gli uomini, con cui era solito giocare, con cui sembrava ridere e parlare, quella specie umana,  lo avevano tradito come Giuda. Salì in superficie guardò il cielo. E lo scoprì in tutta la sua bellezza. Un cielo limpido, luminoso, pacifico.

Mentre la sua carcassa galleggiava a pelo d'acqua, veniva trascinata dalle onde. Non era più lui a solcarle ma esse lo trasportavano chissà dove. In questa tragica bellezza, chiuse per sempre i suoi occhi mentre si sentì  il pianto degli altri delfini del branco. La nave si era allontanata alla ricerca della sua vera preda: la balena. E gli uomini cantavano una loro nenia sulla poppa mentre scrutavano tutti assieme l'orizzonte.

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