I suicidi erano all'ordine del giorno, tanto che nessuno ci faceva più caso - i mezzi di informazione non ne parlavano ritenendola una notizia retorica, ininfluente e di alcun interesse. Era il 2050 e tutti gli individui del mondo occidentale facevano uso di psicofarmaci, in una sorta di terapia di massa che si proponeva di combattere una devastante e cronica sofferenza esistenziale, per il solo fatto di essere venuti al mondo. Un castigo divino esemplare e dovuto, per tutti i crimini e le atrocità commesse contro l'essere umano, la madre terra e i suoi sacri spiriti, e dei quali le società Capital-liberiste si erano rese responsabili per appagare la loro nevrotica e necrofila sete di distruzione e di morte. Un sistema esclusivamente mentale che faceva leva sui peggiori istinti dell'individuo, traducendo ogni effimero bisogno in dipendenza e paura.

La psico-cura veniva somministrata per legge dal quarto anno di età fino al giorno della morte. Le multinazionali farmaceutiche incassavano profitti da capogiro e il loro potere sul mondo era totale.

Le persone erano tristi, apatiche, rassegnate, i loro occhi spenti, acquosi, vuoti – in molti vivevano nella più totale immobilità, perennemente sdraiati sul divano di casa e dentro il letto in attesa di quell'ultimo respiro che li avrebbe per sempre liberati da quell'angoscia infinita. Altri si trascinavano avanti e indietro senza una ragione, un apparente motivo logico, come zombi, persi nell'incessante turbinio dei loro pensieri. Nessuno proferiva parola, tutti chini sullo schermo del loro “God Is You” ipnotizzati dai sermoni di guru improvvisati che promettevano intervalli di felicità a fronte di perverse prestazioni sessuali e rituali depravati che, a loro dire, possedevano il potere della guarigione.    

In questo immenso ospedale da campo a cielo aperto, il maggior numero di persone era affetto da schizofrenia psicotica, poi venivano i dissociati, i bipolari, i dementi, i panicati, ed altri che raggruppavano a sè tutte queste patologie.

L'ambiente tutto era irrimediabilmente contaminato da ogni sorta di sostanza chimica e radioattiva, l'acqua potabile era un lusso per pochi. Per questo la popolazione era costretta a bere dal rubinetto di casa pur sapendo di essere condannata a morte entro pochi anni, chi per tumore, chi per patologie autoimmuni e neurodegenerative. Ma questo alla gente non importava, anzi... era a tal punto oppressa e torturata dalla sofferenza, che la morte era vista come liberazione e pacificazione. Nessun uomo era più in grado di procreare, e quelle poche eccezioni venivano rinchiuse nei grandi laboratori del Regime Democratico come bestie destinate alla riproduzione artificiale. Per le strade erano disseminati distributori di sangue rigenerato per ogni gruppo sanguigno, e contenitori di soluzioni zuccherine per affrontare le emergenze del momento. 

Le milizie della Difesa Armata erano in gran parte formate da gente di colore per via della loro forza, resistenza e prestanza fisica, provenienti dalle colonie africane del Kenya e dello Zimbabwe. Gli individui si erano ridotti ad una specie di razza invertebrata, a vere e proprie larve. I corpi erano flaccidi, senza massa muscolare, e una spossatezza invalidante impediva loro ogni sforzo fisico e relazione sociale – tutti concentrati su loro stessi, sui propri drammi e conflitti.

Pensare ad una rivolta popolare era la più assurda delle idee e la più inconsistente delle possibilità. Libertà, amore, fratellanza, erano concetti sconosciuti. Qualche anziano, a volte, raccontava dei suoi anni felici e spensierati, ma le nuove generazioni microchippate non potevano coglierne né comprenderne il significato. L’omologazione era totale, compiuta. Gli uomini erano simili alle macchine da loro stessi costruite, con la sola differenza che le macchine non possono soffrire. Alcuni disobbedienti persistevano nel predicare l’esistenza di un Dio ma, subito arrestati, venivano rinchiusi in speciali centri sotterranei per la Riabilitazione Mentale e sottoposti alla tortura di Data Base programmati al lavaggio del cervello.

 

“Dio non esiste – il solo vero Dio, visibile a tutti, onnisciente e onnipresente, lo puoi incontrare personalmente all’Universal Center Of Divine Technology – qui potrai conoscere te stesso – qui potrai amare te stesso – qui potrai acquistare il FILE più adatto a te per sconfiggere il dolore per sempre”.

 

Questa lunga scritta scorreva luminosa su degli enormi schermi disseminati in tutte le metropoli del mondo e a ciclo continuo.

Si... questo, a grandi linee, è il quadro reale di quel mondo che ho visto con i miei occhi, e dal quale miracolosamente sono scampato prima di quel suicidio di massa che la legge 444 imponeva a tutti per liberare l'umanità da una sofferenza a tal punto profonda da non potere più essere sopportata né dal corpo né dalla mente umana. La soluzione finale fu decisa per il 23 novembre del 2051, e tempo prima venne distribuita ad ogni cittadino una dose di Satan 666 che tutti indistintamente dovevano ingerire alle ore 16 di quel giorno fatale.

Io, Rocky De Marco - la gente mi chiamava “il Cinese” per via dei miei occhi leggermente a mandorla – pur vivendo in quel mondo, mi sentivo comunque felice... certo non ce ne era ragione, ma il solo fatto di esistere mi dava gioia – si… ero diverso da tutti, una vera e assoluta eccezione, e questo mi convinse a restare in vita a qualunque costo e con qualsiasi mezzo.

Alle 16 e due minuti la società occidentale non esisteva più – alle 16 e 45 le guardie della Legione Scientifica di Controllo irruppero nella mia casa per convalidare gli avvenuti decessi. Io mi ero finto morto attraverso un trucco trovato in rete, e poi disteso fra i corpi esanimi di mio padre e di mia madre, e di Gianina, la mia sorellina più piccola.                                                                                                                     Così sopravvissi a tutto quell'orrore grazie alla gioia del mio cuore e a quello speciale spirito di adattamento che aveva la forza di trasformare ogni avversità in una sfida, e così dimostrare a me stesso che tutto potevo, anche nella più disperata delle circostanze.

Da quel momento ho cominciato a camminare senza mai fermarmi e senza mai guardarmi indietro. Durante il mio peregrinare, due anni dopo, ho incontrato sul mio cammino Clarita, una ragazza straordinaria proveniente da Istanbul, che sembrava una bambina. Da allora sono trascorsi 30 anni... oggi abbiamo una grande famiglia con 10 bambini – viviamo all'interno di una piccola comunità con altri sopravvissuti allo sterminio, in pace e in armonia.

 

Di quel periodo nessuno più ne parla, come a volere occultare e rimuovere una circostanza a tal punto infernale nella storia del mondo, che il solo pensiero di poterla rivivere ci scaraventerebbe nella più abissale solitudine e nella più lacerante disperazione. 

 

Gianni Tirelli

 

 

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