Man goes to doctor. Says he's depressed. Says his life is harsh and cruel. Says he feels all alone in a threatening world. Doctor says: "Treatment is simple. The great clown Pagliacci is in town tonight. Go see him. That should pick you up'.Man bursts into tears. "But doctor... I am Pagliacci!"
Fin dall’inizio ho trovato assurdo il divieto di ridere in pubblico, pena la morte. Delle molte cose che ancora mi sfuggono, in questo strano luogo, è la più difficile da accettare. Il solo pensiero di questa crudele proibizione mi provoca un fremito di rabbiosa ribellione: per non parlare degli sforzi, penosi e mal dissimulati, che loro a volte compiono per non violarla, quando passo per strada.
Nonostante la mia condizione sia invidiata dai più, ben pochi immagino quanto sia in realtà penoso, per uno come me, accettare il destino che mi è capitato. Certo: ho cibo in abbondanza, godo di una relativa libertà, abito un alloggio confortevole. Per molti aspetti sono un privilegiato, un’eccezionale nota brillante, in questo mondo ovattato di schiavi repressi. Credo che molti degli altri mi odino, per questo. O forse è perché tale sorte è toccata proprio a me, che sono uno straniero: un uomo del mondo di sopra, caduto per caso dentro una grotta e capitombolato quaggiù, vivo per miracolo, in questo fondovalle sconosciuto, sepolto fra le rocce.
Nell’unico villaggio nessuno, uomo o donna, sa spiegare come tutta questa gente sia rimasta intrappolata qui; ben pochi fra di loro ricordano che esiste un mondo più grande, al di là del cerchio di cime innevate che chiude questo universo da ogni lato. Non ci sono libri, né iscrizioni, che vi accennino; ho trovato alcune pagine strappate di vecchi diari, frammenti di una memoria che questa gente ha voluto smarrire, dove si parla di un terremoto e di un tunnel franato.
Tutto questo non ha importanza: qui non esiste la storia, perché non esiste il tempo. I giorni si susseguono sempre uguali, indifferenti al divenire delle stagioni, i cui mutamenti di clima e di luce non penetrano il cono d’ombra e la barriera dei monti tutto intorno. Gli eventi della vita dei valligiani si svolgono esclusivamente nel breve orizzonte di un subitaneo presente: nascite, morti, matrimoni, tutto acquista significato e lo perde nello spazio fra l’alba e il tramonto. Al nuovo sorgere del sole nessuno sembra ricordare, almeno a parole, tanto il lieto quanto il tragico evento. Ogni cosa nuova viene data immediatamente per scontata, amalgamata nella consuetudine di un passato appiattito, puntiforme, la cui tozza e impenetrabile ombra oscura del tutto la possibilità del futuro. Ed è proprio sforzandomi di comprendere questo orribile modo di vivere, che sono arrivato a capire qualcosa anche della principale norma che regola la vita, qui nella valle: l’unica legge la cui trasgressione sia punita con la pena capitale.
Il fatto è che un popolo senza memoria non può permettersi di ridere. Chi trova divertente qualcosa, compie necessariamente un confronto fra ciò che osserva e qualcosa di simile, che conosce per averlo già visto, o appreso. L’ilarità nasce nel sottile confine fra l’attuale, insolita realtà e quel che ricordiamo della vita ordinaria, trovandovi di volta in volta un’analogia sorprendente, una circostanza bizzarra, un paradosso grottesco, oppure un’arguta e arzigogolata connessione fra elementi in apparenza contraddittori. La familiarità con questo esercizio della mente, che rappresenta secondo molti la più raffinata fra le attitudini dell’intelletto, stimola la ricerca di altri confronti, altri ricordi, altre memorie. La necessità di ridere ancora, di gustare di nuovo quella sottile sensazione di irrealtà, di fuga dall’ordinario, spinge gli uomini a ricercare le tracce del proprio passato, tramandandone la storia. Dunque come potrebbe, chi ha perduto per sempre la strada alle proprie spalle, tollerare qualcuno che ride?
Le dita sinistre della notte strisciano sui fianchi aspri delle montagne, avvolgendoli in un lascivo sudario di oscurità: ben presto soltanto le cime immacolate rimangono a scintillare nel cielo, incendiato dall’eco di un lontano tramonto. Lacrime di porpora scivolano silenziose sul manto di nevi perenni: è l’ora più triste del giorno. È il mio momento.
Indosso questo sudicio straccio dagli allegri colori sbiaditi, schiaccio il viso contro la plastica stantia di una maschera scolorita, alla quale i rigori del clima hanno cambiato il sorriso in una smorfia sardonica. Bizzarro destino, il mio: stanco della ribalta, disgustato dall’ilarità che copiosamente suscitavo, mossi i miei passi, in cerca di solitudine, con indosso il mio abito di scena. Volli fuggire quelle file di eburnei sorrisi, spalancati in fondo alle gole estasiate del mio pubblico, che ormai detestavo. Abituato a vivere nei panni del grande Pagliacci, non mi cambiai neppure, inoltrandomi fra le alture alle cui pendici avevamo piantato il tendone del circo. Ed è così che ancora oggi, nel mio forzato esilio, perpetuo la mia disgraziata esistenza.
Le vie sono quasi tutte deserte. Pochi si attardano, stanchi, di ritorno dai boschi e dai campi, trascinando il fardello di una dura esistenza sotto la luce della prima luna. Alcuni mi gettano occhiate in tralice, affrettano il passo alla vista del mio costume da Clown. Rattrappiscono le spalle già curve, chinano il capo stanco, chiudono gli occhi tristi: se mai una scintilla contagiosa di allegra ironia potesse brillare in queste anime spente, il mio torvo apparire basterebbe a soffocarla.
Questo è il mio compito, la mia nemesi, la mia allegra condanna: antitesi di me stesso, giro di notte, vestito da pagliaccio, deforme e grottesca presenza, monito perenne all’orrenda punizione che attende chi viola la legge. Fuggono al suono dei miei passi, queste ombre di uomini cupi, si rintanano nei loro tristi sepolcri, lasciando il mio ghigno padrone della notte, a biancheggiare sotto la luna come un teschio beffardo.
Da lontane colline, ancora mi acclama un nuovo pubblico, ululando contro il cielo scuro.
 

Tutti i racconti

0
1
4

La Disperata

una sfida difficilissima

15 August 2026

La Disperata. Nel mondo degli scacchi c’è una ferita che non si è mai rimarginata del tutto: il giorno in cui, nel 1997, Garry Kasparov fu sconfitto da Deep Blue. Oggi: Ai vertici mondiali del gioco degli scacchi, molti consideravano intollerabile la supremazia dei computer. O meglio di certi [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

0
0
5

Storto 3/3

15 August 2026

Io non c’ero, ma mi sembra di vedere Angela che sgattaiola nottetempo fuori dal suo letto, indossa le scarpe da tennis perché gli zoccoli fanno rumore e, dopo lunghi respiri trattenuti e attese che sembrano infinite, esce di casa. Mi sembra di vederla mentre percorre le strade deserte di campagna, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

0
0
4

Storia di arte invisibile

Invisibile ma immaginabile

15 August 2026

Amici lettori questa è una storia di attualità realmente accaduta e ora vi andrò a raccontare come è nato il fatto. Partendo dall'inizio vi dirò che l'argomento de 'sta cosa è artistico, quindi quello che bollirà in pentola sarà pittura, scultura e tutte le tecniche che fanno parte del circondario [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
8
22

Storto 2/3

14 August 2026

Angela era la sorella di Tornado (avevamo tutti dei soprannomi, più o meno altisonanti, solo Storto era Storto e basta) e, dato che tutti eravamo più o meno coetanei, era già donna mentre noi eravamo ancora bambini. Si era presa una cotta per Storto, forse per quella strana, misteriosa legge che [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • zeroassoluto: Rullo di tamburi... allora?

  • Rubrus: Be', sono tre parti. come da regolamento. Off topic, come si usa dire (tanto [...]

3
2
13

Sogno Fiorito

14 August 2026

Dischiudi un sogno nel cuore come un fiore nel suo giardino, e lascia che il suo olezzo inebriante invada quel sorriso, inarcato dolce come miele sul davanzale della speranza. Destati dalla pigra indecisione, sotto le secche fronde nel loro lento stormire, confuso col fruscio interiore che ti arresta [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

7
7
46

Storto 1/3

13 August 2026

Storto era un tipo freddo. Per questo, d’estate, ce lo tenevamo accanto. Suo padre, negli anni ’60, aveva lasciato il paese andandosene al Nord, da dove, ogni anno, riportava questo strano figlio dagli occhi grigi e freddi come certe albe a novembre. Lo chiamavamo Storto perché aveva un sorriso [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • zeroassoluto: Sempre queste femmine che cercano di rubare la scena... vediamo un po' [...]

  • Ondine: Chissà se c'è un personaggio in particolare che ti ha ispirato. [...]

5
4
38

L' abbraccio

13 August 2026

E’ nel tuo abbraccio che trovo conforto. Così come una nave, nel suo porto d’arrivo, può rilassarsi, così io, tra le tue braccia, posso tirare un sospiro di sollievo. Il mondo è lì fuori, che corre, che urla, che brucia. Ma io ora sono qui. Il tuo abbraccio è il mio porto sicuro. I nostri respiri [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Dax: Bello...dovrebbe essere così per tutte le coppie, per madre e figlio, [...]

  • zeroassoluto: Un abbraccio così... difficile da avere e forse più difficile [...]

7
9
76

Ruggine

12 August 2026

Non ricordo neanche da quando sono qui Ferma, immobile, imprigionata In questa vecchia fabbrica abbandonata Come aspettassi un giro di chiave alla porta che faccia ripartire anime Ma non è avvenuto, e dal tempo che son qui non avverrà mai Perché son rimasta qui E sempre nello stesso punto Qui uomini [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Ondine: Originale, e sì, anche un po' malinconico perchè alla fine [...]

  • Rubrus: La ruggine, da segno di sfacelo e in alcuni casi persino di ostilità, [...]

4
8
82

Il mistero dell’ombra rinfrescante

12 August 2026

Da giorni il termometro continuava a fermarsi tra i trentotto e i trentanove gradi, ma la sensazione era che qualcuno si fosse dimenticato un enorme forno acceso sotto la città. Il sole faceva la sua parte, certo. Ma il peggio sembrava arrivare dal basso. L'asfalto restituiva il calore come una [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Ondine: Mi viene in mente che ai giorni nostri ma in questo caso in un mondo realistico [...]

  • Lo Scrittore: storia interessante e riporta alla mente un po' il discorso sui posti turistici [...]

7
7
42

La Piscina

11 August 2026

Tra le poche qualità che mi rendevano appetibile sul mercato delle piazze romane della mia adolescenza, da outsider di scuola inglese senza il curriculum condiviso di interrogazioni traumatiche, faide con i bidelli e tiranniche professoresse di latino, (noi studiavamo lo spagnolo), era il fatto [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

4
11
48

La nave di Teseo

A volte qualcuno torna nella nostra vita. Il problema è che noi stiamo ancora aspettando la persona che se n'era andata

11 August 2026

Ci sono persone che non perdiamo quando se ne vanno. Le perdiamo quando tornano. È successo qualche mese fa, in un bar dove non avevo nessun motivo per trovarmi. L'ho riconosciuta dalla voce. Non dal viso. La sua voce era rimasta uguale. O forse ero io ad averla conservata così bene. Ha pronunciato [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • zeroassoluto: Dimenticavo...
    Dopo queste due splendide new entry mi era venuta in mente [...]

  • Dax: Malinconicamente vero. like

4
5
55

La benedizione della jana

10 August 2026

«Nella terra più bella del Mediterraneo sono nata. Alghero, tra il vento di maestrale e il caldo scirocco, era il mio regno.» Sottili e trasparenti come le ali delle libellule che popolano la laguna del Calich, le ali della piccola jana brillavano alla luna. Anche quel giorno aveva il suo da [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

Torna su