…E vissero per sempre felici e contenti, in quel regno lontano, il buon Garfuz e la sua innamorata, che tutti chiamavano “la Maestrina”, finché non accadde l’irreparabile.
Garfuz era un contadino, rozzo nei modi e dolce nell’animo; tutto il giorno arava i campi, poiché altro non sapeva fare, ma ad altro non pensava che alla sua Maestrina. Lei insegnava i numeri e l’alfabeto ai bambini dei dintorni e sempre aspettava impaziente il ritorno del suo Garfuz.
In tanti si chiedevano cosa potessero mai condividere un simile energumeno ed una creatura così delicata e sensibile. La Maestrina, seppur nella propria innata modestia, sapeva discorrere di letteratura e poesia, di arte e di filosofia e le sue mani potevano fermare i sogni e la realtà sulla carta o sulla tela. Le mani del suo innamorato erano buone soltanto per il lavoro duro, i suoi discorsi non andavano oltre lo scorrere delle stagioni, ma soprattutto Garfuz non sapeva leggere neanche una riga.
Quello che nessuno sapeva, però, era che la sera, quando Garfuz, tornava a casa, stanco come una bestia da soma, la Maestrina tirava fuori un libricino dalla copertina blu, tanto modesto nell’aspetto quanto prezioso nel contenuto e leggeva per il suo innamorato. Dalle pagine sgualcite saltavano fuori storie meravigliose di viaggi, amori e strenuo coraggio , tanto belle da toccare persino l’animo rozzo di Garfuz ed arrivare diritto al suo cuore , popolando di volta in volta il suo semplice mondo.La Maestrina traeva grande piacere nel trasmettere un po’ di conoscenza proprio al suo innamorato, che pur rimaneva irrimediabilmente analfabeta. I due si stringevano l’uno all’altra ed ogni giorno vivevano una nuova meravigliosa avventura in quel mondo che si erano creati tutto per loro.
Un brutto giorno, però, accadde che Pachanga, il signore di quelle terre, il quale amava trascorrere il proprio tempo organizzando un ballo dietro l’altro, si accorgesse di essere rimasto a corto di ricchezze e di aver sperperato troppo nelle feste a corte. Lungi dal voler interrompere i bagordi, il signore chiese al popolo maggiori tributi. I sudditi, però, ben consci di aver già contribuito nella giusta misura, rifiutarono la richiesta e minacciarono insurrezione.
Pachanga allora decise di prendere ciò che voleva con la forza ed escogitò un crudele stratagemma  perché non si presentassero più simili problemi in futuro. Da quel giorno fu proibito leggere e scrivere. Far di conto divenne illegale. Tutti i libri vennero requisiti ed i maestri rinchiusi in prigione. C’era il carcere per chi veniva sorpreso a scrivere per terra con un bastoncino o a contare con l’aiuto delle dita.
In questo modo i contadini non potevano più pesare o quantificare i raccolti e i mercanti tenere un resoconto dei propri affari. Così Pachanga poteva derubare il popolo senza problemi e tornare indisturbato alle proprie feste da ballo.
Il povero Garfuz, rimasto da solo, era esposto ad ogni genere di vessazione; veniva ingannato nei baratti e nelle ore di lavoro, ma soprattutto moriva di crepacuore a sapere la sua Maestrina rinchiusa in una buia cella. I popolani fecero una grande rivolta, a parole, ma dopo qualche tempo tacquero, rasseganti a subire il sopruso.
Garfuz, però, il cui animo traboccava delle nobili gesta narrate dal libricino blu, non poteva più tollerare una simile ingiustizia, tanto meno che un tiranno lo privasse dell’oggetto del suo amore. Così, imbracciata la mazza, salì in groppa al proprio mulo e puntò dritto al palazzo di Pachanga. A quanti incontrava ripeteva a gran voce qualche brano di quelli letti dalla Maestrina. Benché non fosse mai stato in grado di leggerne alcuna, quelle parole erano rimaste impresse a fuoco dentro di lui, nobilitando in qualche modo il suo cuore.
In tanti lo chiamarono pazzo, ad affrontare i soldati con un mulo e una mazza di legno, ma altrettanti furono commossi dal suo coraggio e decisero di seguirlo. Il piccolo esercito che si era formato colse di sorpresa Pachanga e i suoi. Sotto la guida del prode Garfuz , il quale si battè con una forza ed un coraggio che nessuno si aspettava, la plebe ebbe la meglio ed il tiranno fu costretto a fuggire.
Garfuz liberò la sua innamorata e stava già per tornare a casa, pienamente soddisfatto, quando il popolo intero volle portarlo in trionfo proclamandolo di diritto come nuovo sovrano di quelle terre. Il contadino non si tirò indietro e accadde così che sotto il governo del principe Garfuz il regno conoscesse uno dei periodi più floridi e felici che mai si ricordassero.
La Maestrina si adoperò perché le scuole fossero ricostruite e la conoscenza venisse come non mai diffusa tra la gente. Nessuno doveva più approfittare del prossimo a causa della sua ignoranza. L’istruzione divenne obbligatoria per tutti a tutte le età  e divenne possibile accedervi allo stesso modo a prescindere dalla condizione sociale. Più il tempo passava e più le bocche di tutto il popolo si riempivano di mille discorsi eruditi e  i cervelli di nuovi strabilianti ragionamenti. In breve tutta la gente progredì incredibilmente in cultura ed intelletto, tutti tranne uno. Proprio il buon Garfuz, come sempre stretto fra i propri limiti e i propri doveri, era rimasto il sempliciotto di sempre. Garfuz ancora non sapeva leggere neanche una riga.
La Maestrina passava giornate intere progettando come insegnare ai piccoli e recuperare i vecchi. Promuoveva la musica e il teatro, la pittura e la danza, l’arte in genere e tutto ciò che era cultura. Il tempo passava e il povero Garfuz si sentiva sempre più estraneo in un modo che sempre più lo indicava come unico ignorante. Benché la sua estrema equità nel governare gli avesse guadagnato grande rispetto, anche i consiglieri e i collaboratori più stretti cominciarono a trattarlo con sufficienza e a deriderlo in modo sempre più malcelato. Cresceva inoltre in lui il triste sospetto che anche la maestrina cominciasse a disprezzarlo. Lui e la sua zucca vuota.
Un giorno Garfuz non potè più sopportare lo sprezzo dei boriosi e la nuova lontananza dell’innamorata, scatenò, così, la propria ira.
Le scuole e tutti i libri vennero bruciati, tanto erano venuti in odio a Garfuz. La cultura in generale divenne illegale, la storia una menzogna e la geografia un errore. Fu vietato sprecare parole componendo poesie o qualsiasi forma letteraria. La filosofia venne punita come una forma di cospirazione e la matematica dichiarata ipocrisia. Tutti gli insegnanti furono esiliati. La Maestrina fu costretta a vivere per sempre a palazzo, perché fosse sempre a disposizione del suo principe.
Le menti tornarono rozze e l’ingiustizia tornò a regnare. La forza e la violenza divennero presto l’unica regola. Sotto il tiranno Garfuz il regno conobbe uno dei periodi più oscuri ed infelici che mai si ricordassero.
Il tempo passava e la Maestrina, sebbene in una gabbia dorata, languiva nell’infelicità , in quel mondo di colpo divenuto barbaro come non mai. Garfuz fece venire in gran segreto i migliori eruditi dei regni vicini perché parlassero con lei e le restituissero il sorriso, ma nessuno riuscì a strapparla dalla profonda tristezza in cui era piombata.
Quando la disperazione giunse al limite, la Maestrina progettò di fuggire. Una notte che il tiranno, ebbre di vino si era addormentato nel mezzo del grande giardino, decise di sottrargli le chiave della sua prigione e conquistare la libertà lontano da quel luogo oscuro e da quell’uomo terribile che ormai non conosceva più.
Mentre frugava le tasche del terribile Garfuz , però, le sue mani scoprirono la forma di un oggetto che da tanto, tanto tempo non toccavano più. Non c’era bisogno di vederlo per capire che non tutti i libri erano stati bruciati, uno solo era rimasto, ma era proprio lui: il vecchio libricino con la copertina blu.
Quando lo stringe tra le mani e poi al petto, quando ebbe fiutato il profumo della carta e ascoltato il fruscio delle pagine, la Maestrina non ebbe più voglia di andare via. Ricordò, come tante volte aveva insegnato, che non ci sono porte chiuse, basta usare la chiave giusta.
Destò dolcemente il suo ormai vecchio innamorato e quasi sussurrando cominciò, con le più semplici parole che mai abbiano dato inizio alla più grande delle magie, che già una volta avevano trasformato in principe un contadino in groppa a un mulo: ”C’era una volta…”   
      

Tutti i racconti

2
0
16

Murales 2/3

18 July 2026

Terminate le lezioni, i giovani si dispersero nella piazza in cui stazionavano i vari autobus che li avrebbero condotti ai rispettivi paesi. Elisa e Vincenzo rimasero in attesa di altri compagni del loro stesso borgo. Il loro autobus sarebbe partito fra venti minuti. Nell’attesa erano seduti ai [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

0
0
11

Sull'eros in fiore

18 July 2026

Occhi non avevo che per quel golfino rigonfio suo nero e la bocca pensavo mia sul turgido seno. A lei dintorno che sull'amàca stava scia lasciavo io là come lumaca. Tu mi garbi mi conturbi e con te farei assai tardi la notte tutta a consolarti per averti poi sotto ulivi sempreverdi [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

2
4
64

La foresta

17 July 2026

L’oasi era quasi vuota. Qualche auto nel parcheggio sterrato, una bicicletta appoggiata vicino alla staccionata e un cartello della LIPU mezzo scolorito dal sole e dalla pioggia. Di quelli che cercano di spiegarti quali uccelli potresti vedere, anche se poi, alla fine, non ne riconosci quasi mai [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

2
2
32

Murales 1/3

17 July 2026

La seduta del consiglio comunale prevista per le ore 16 del 25 settembre era in pieno svolgimento. Erano arrivati, dopo tre ore di dibattiti, a una situazione di stallo. Il sindaco e i suoi assessori erano fermi su una linea di condotta, mentre l’opposizione ribadiva la sua contrarietà alla proposta [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
3
54

Notte Che Divora

Poesia D'amore

16 July 2026

L’alba cela nel suo grembo scuro raggi di sole che filtrano rancori. Stanco è il mio sorriso senza sale, e assaporo colori che scrivono fuochi a cancellare ogni stella esaudita. La battigia, confessore fedele, raccoglie ancora le mie speranze senza veli che nascondono lacrime. [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Walter Fest: Ciao Laura, ci sei per il premio o
    chinotto?🏆

  • Miu: C'è un verso, in questa poesia, che vale da solo tutto il resto: [...]

6
6
32

Sala preoperatoria

Un mondo tra parentesi

16 July 2026

Nell'ultimo anno per tre volte mi sono ritrovata come paziente in tre diverse sale preoperatorie. Ė un mondo a parte. Ė un regno dove si gioca con regole diverse. Il personale che ti accompagna fino al varco ti saluta sulla soglia. Non la oltrepassa con te: lì non sono ammessi. Il tuo corpo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Gì: Grazie per i vostri commenti; è un breve racconto autobiografico. Un [...]

  • zeroassoluto: Condivido tutto e un grazie a tutti gli operatori sanitari e alla loro empatia... [...]

5
10
36

Il genio di Platone e il paradosso della vita moderna

I pensieri che fanno riflettere e ragionare

15 July 2026

Il genio di Platone da sempre insegna la vita. E tra tante cose da lui dette e scritte, amo sempre ricordare questo illuminante pensiero: "Ciò che mi sorprende di più dell'umanità è che ci annoiamo della nostra infanzia per poi desiderare di essere di nuovo bambini, perdiamo la nostra salute per [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Gennarino: Walter Fest: grazie per aver letto e commentato. Non so se oarteciperò [...]

  • Gennarino: Maria Merlo: Carissima buona serata e buona scrittura.

4
3
34

Stev' aspettann' a me

La mia famiglia attraverso Maria

15 July 2026

For 'a porta da casa 'e mamma mia, sporca, scurdata e senza luce, 'a Madunnella steve aspettann' a me... «Sta appicciata 'a Madonna?» Sent' ancora 'a voce 'e mamma mia quann' ascenn' da casa ce spiava: «Sta appicciata 'a Madonna?» E da sta casa, che c'ha visto e' nascere e crescere, addò pe ogni [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

5
4
66

Il bar di Renato

14 July 2026

Il bar di Renato era un bar di periferia molto frequentato. Renato, un omone amante della birra, accoglieva musicisti e cantanti di strada. Innamorato della musica di qualunque genere, invitava ogni sera qualcuno a esibirsi; dopo aver offerto loro una buona birra d'addio, accompagnava alla porta [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
4
29

Al crocevia del se

14 July 2026

Mi fermo per un caffè al crocevia del se - se fossi se avessi rivolto il saluto la stessa vita inquieta sorridendo vagabondo - l' inconnu passe, viaggiatore della mia sera, felicità perfetta, una chimera forse l' avrei offerta al mare, a chi piu' non ritorna. Viandanti vanno in forma di memoria, [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

5
5
51

STORIA DI TOPO MUS (2/2)

13 July 2026

I tunnel scorrevano come viscere illuminate da neon guasti. Sopra sentiva i passi metallici dei droni, le sirene, le voci sintetiche: “Soggetto localizzato. Recupero autorizzato.” Mus saltava tra tubi, cavi, pozzetti e vecchi mosaici sepolti. Ogni tanto vedeva frammenti de città antica incastonati [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

5
8
41

Un giorno nella vita...

13 July 2026

Il turbinio di emozioni che mi travolse, offuscò decisamente la mia capacità di giudizio. La naturale compostezza del mio carattere, talvolta scambiata per freddezza, fu messa duramente alla prova. Alla fine cedetti e mi ritrovai ad abbracciare, quasi senza ritegno, alcuni tifosi, provando ad intonare [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

Torna su