Johnny “lo sdrucito” era solito sbucare tra i filari di tossici che da Melchiorre/Gioia van alti e stretti in duplice/triplice fila appena fuori dall’abbagliante grigio monumentale della stazione centrale, de duce edificationis. 
Era l’unico che non si imparanoiava e non sudava freddo guardingo di borseggiatori con stivali in pelle di lucertolone, scippatori dai denti fradici e metallizzati, rapinatori della zona - torre annunziata / torre del greco, stupratori impotenti per complessi edipici mai risolti con risvolti ai bermuda, ultras da poker di passaggio, veggenti avvolti in una persistente nebulosa di CO2, improbabili ambulanti ciarlatani puttanieri venditori di calamite dell’amore, ombrelli para/s/figa, stress/anti stress miracle machine , tric trac- uan ban alla suffragette city del duca bianco.
Ciondolava Johnny, ipnotico come l’afa che gli si tatua dietro il collo:  un cobra spellato in una giornata di giugno fatta di vecchiette che collassavano abbandonate in soffitte solitarie con caloriferi lasciati a palla da natale e infanti dimenticati da mamme  imboscate dietro scaldabagni mentre si  annegavano "regolari come i vecchi espressi Roma – Reggio Calabria con 3 ore minimo di ritardo" in pozzanghere alte 10 cm. 
Scodinzolando giù dalla Val Brembosa si sguinzagliava, come un rottweiler ancora da castrare, la famigerata gang The viados, parrucconi brasiliani hardcore come i twisted sisters, che sfidano gli occhi di Johnny dietro gli abbacinanti riflessi di un gioco specchietto retrovisore motherfucking effetto raggi laser te la riffeggiano al ritmo di “Ucci Ucci sento odor di giovinucci”.
“Lo sdrucito” si squamava nel cemento appoggiandosi a stampelle di turisti-finti- zoppi-cadaveri da troppo tempo in tour, e Tutori dell’ordine-disordinato si appropriavano in leasing della piazza davanti la stazione.
Ed fu lì davanti la stazione che da un balcone- soffitta effetto bohemien-stronzate-del- tipo- simil- Montmartre dell’hotel Gallia, che Brenda si godette la scena sgranellandosi la micia con i grani disperati del rosario di Santa Rita, un po’ s’accascia, un po’ bagascia.

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