Era una mattina come tutte le altre, se non per il fatto che fosse una delle prime in cui cominciava a sentirsi la primavera, nell’aria c’era profumo di fiori e gli uccellini cantavano allegri sugli alberi rinvigoriti dopo la morte invernale. A parte questo, a parte l’aria mite che mi dava tanta sonnolenza e non avevo voglia di fare niente, era e doveva essere una giornata come tutte le altre. Così, come al solito, come tutti i giorni che gli dei celesti concedono di vivere, dopo diversi richiami da parte di mia madre, mi recai ad attingere l’acqua alla fonte. Notai che in strada, nonostante il sole già alto, non c'era molta gente; pensai che fossero assonnati e lenti come me ma poi, giunta in prossimità del porto, mi resi conto di dove fossero andati tutti. Sulla banchina c’era un insolito assembramento di curiosi e altra gente si dirigeva in quel luogo da ogni direzione smettendo di occuparsi delle loro faccende quotidiane. Fermai un ragazzino e gli chiesi che cosa significasse tutta quell’agitazione.

“Vedi quella nave che sta raggiungendo il porto? Dicono che da lì stanno per scendere degli Dei!” e scappò via frettoloso.

“Degli Dei! Figuriamoci se gli Dei si farebbero dare passaggi per nave!” pensai tra me.

La curiosità però era troppa e così mi aggregai anch’io alla moltitudine. Cercai di farmi largo, per vederci meglio e a poco a poco riuscii a posizionarmi in prima fila. La nave aveva già ammainato la vela, aveva attraccato e i marinai erano intenti a legare le cime ai pilastri del molo. Era una grande nave da carico greca.

Mi immaginai portasse le mercanzie più belle, vasi lucenti dipinti con le scene dei miti, gioielli e stoffe preziose, unguenti profumati e spezie. Immaginai che il signore ma soprattutto la signora della città avrebbero presto avuto molto da scegliere tra tutta quella roba costosa. Stavo ancora fantasticando, quando fu calata la passerella ed il brusio della gente intorno a me si fece più intenso.

Dalla passerella  cominciarono ad uscire in fila degli uomini: si vide da subito che non erano uomini comuni.

Fu per questo che il brusio cessò improvvisamente e tutti incominciarono a guardarli con gli occhi stralunati. In realtà pensai che anche quegli stranieri fossero meravigliati di cotanta accoglienza. Tuttavia non si scomposero e avuto l’ordine in una lingua che mi parve greco, da quello che doveva essere il loro comandante, si misero in fila per tre, impettiti.

Erano dieci e agli occhi di chi non li aveva mai visti, sembravano proprio Dei.

Giovani di vent’anni, tranne il loro capo che invece, secondo il mio parere si doveva avvicinare ai trenta, tutti alti, con fisici da atleti, le spalle possenti e la muscolatura della braccia e delle gambe scolpita e soda. Nove indossavano un corpetto di lino pressato e cuoio sopra la tunica corta. Sotto il braccio avevano l’elmo, di quelli che parano tutta la testa lasciando fuori solo gli occhi e parte della bocca, li avevo visti indossare di simili anche dai nostri soldati. Ogni elmo era adornato con un lungo pennacchio colorato di blu o giallo o rosso; a tracolla portavano la spada e al braccio uno scudo rotondo, lucido e pulito come fosse stata una stoviglia di bronzo, nella mano destra una lancia lunga e sottile, portavano schinieri ugualmente lucenti. Il comandante di diverso dai suoi soldati, aveva la lorica molto più ricca, di bronzo lucido ed il pennacchio sull’elmo messo in orizzontale. Tutti indossavano un mantello porpora che li rendeva belli ed eleganti. Incutevano timore reverenziale e pensai che in battaglia dovessero avere lo stesso effetto sui nemici tuttvia erano anche l’espressione della bellezza e penso che tutti quelli che erano lì, uomini o donne, vecchi o bambini ne rimasero affascinati e quasi forse, invidiosi.

Io notai i loro capelli. Li portavano lunghi e dovevano tenerci molto perché erano ben curati e lucidi, li tenevano appuntati sulla nuca con un fermaglio. Sei di loro li avevano scuri, ma di diverse gradazioni, e scuri avevano gli occhi, due erano biondicci, ma furono due tipi di capelli che mi colpirono di più perché non li avevo mai visti: quelli di un soldato che li aveva rossi come il rame, folti e ricci e quelli del comandante.

Questi ultimi mi lasciarono sbalordita. Erano molto lunghi, lisci e finissimi e di un biondo così dorato che al sole luccicavano. Avevo già visto gente bionda ma non in quel modo. Forse si accorse che lo stavo osservando insistentemente, anche se non avrei voluto, perché ad un certo punto mosse la testa verso di me mostrandomi anche gli occhi, di un azzurro freddo e tagliente come la lama che portava nel fodero ed io diventai rossa come una melagrana per la vergogna di essere stata scoperta, fu solo un attimo ma mi sembrò notare sul suo viso fermo un sorrisetto beffardo.

Solo dopo appresi che erano tutti greci anche se con colori differenti, perché la Grecia ha tanti territori e comprende zone popolate da gente diversa.

“Alessandro il Grande!” esclamò il bimbetto di prima che si era posizionato accanto a me.

“Che stupido sei” gli risposi “Alessandro il Grande è morto da un pezzo!”

 Arrivò quasi subito un messo del lucumone a cavallo e gli uomini, dopo l’ordine impartito dal biondo, si infilarono gli elmi e si eressero dritti nelle loro righe, con le gambe leggermente divaricate e le lance all’insù. Gridarono tutti all’unisono qualcosa con voci possenti. Erano pochi ma quel movimento e quel saluto risuonò come fossero stati mille.

Il comandante parlò in greco con il messo, poi dette un altro ordine e le file si mossero a passo cadenzato per raggiungere la loro destinazione, che intuii dovesse essere il palazzo del lucumone.

Rimanemmo per vederli ancora un po’ mentre si allontanavano.

Quella sera a mensa, mio padre ci raccontò di loro. La sua attività di mercante gli aveva permesso di conoscere molte cose che avvenivano lontane dalla nostra città. Così ci disse che quegli uomini erano soldati di Sparta.

“Sparta, una volta aveva un grande esercito, potente ed invincibile, quello di cui fanno parte i soldati che sono arrivati stamattina. Adesso questo enorme esercito è diventato inutile da mantenere, perché non ci sono più guerre e quei territori stanno trascorrendo un periodo non proprio prospero. Così alcuni di questi invincibili soldati hanno venduto le loro armi e si sono messi a fare altro come mestiere altri invece vendono i loro servizi come mercenari. Sono appunto mercenari quelli giunti stamattina da noi. Non ammirateli, vivono solo per uccidere!”

Le sue parole suonarono come un monito ma io e mia sorella eravamo interessate alla storia e volevamo saperne di più così mio padre divenne più loquace.

2
1
10

L’ASTICE CUI TENDEVI…

13 December 2018

- Hai messo in freezer il tuo amore! Ti sento lontana! - La solfa si ripeteva da qualche tempo e lei non sapeva come farglielo capire. Eppure quella domenica erano andati a pranzo fuori: finalmente soli! Era una tiepida giornata di metà settembre e avevano deciso per il solito Ristorante sul [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

1
0
5

Nel museo dell'opera dei pupi

13 December 2018

Il guardiano controllò che tutte le porte e gli infissi del museo fossero chiusi per la nottata. Quel palazzo, che un tempo era stato adibito ad altre mansioni, ora era stato trasformato per accogliere una tradizione siciliana, che era conosciuta e frequentata da tutti ma che, in seguito alle nuove [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

3
4
11

solo un padre

12 December 2018

I tuoi occhi nei miei Ti stringo amore mio Tu che mi hai donato l’amore Io che ti ho donato la vita Ti cercherò domani e tu mi darai la mano Cammineremo tra strade senza più barriere, tra giochi d’infinito e sguardi di bellezza Accompagnerò i tuoi sorrisi in silenzio e giocherò alla vita regalandoti [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • Ilaria: Sono una figlia e leggere queste parole mi fa solo venire in mente l'amore [...]

  • tre stagioni: Grazie Ilaria per le tue parole. Sarò forse un padre all'antica [...]

3
4
12

Perdere l'amore

Storia di Piazza dell'amor perfetto

12 December 2018

Nell'ossessione di quel che non è stato, ritrovo ancora quel che gli sguardi tuoi celavan nei miei, mia dolce e amatissima Tommasina. C'era del bello nei tuoi occhi, di una bellezza limpida, disarmante, nobile come il tuo rango. Notarti sin dal principio che misi piede nella tua natia Superba, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

2
1
8

WET  BUTTERFLY     

12 December 2018

Galles meridionale. Contea di Cormon. Il giovane Roan è uno dei guardiani della tenuta di Lord Goldwin Pembert, nobile proprietario di seterie ovunque famose per la raffinata lavorazione del pregiatissimo tessuto proveniente dalla lontana Cina. Ed è proprio nelle seterie, spesso infestate [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

9
13
32

La banda di mastro Leonardo e il mistero di Ronaldo in campo

Natale in giallo

11 December 2018

Ore 15, l'arbitro sta per fischiare l'inizio dell'incontro di calcio fra Juve e Napoli. L'allenatore dei bianconeri guarda concentrato i suoi ragazzi schierati in campo ma c'è qualcosa che non lo convince. Si gira verso il suo vice, lo scambio di sguardi fra i due è un grande punto interrogativo, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Walter Fest: Lo ammetto Leonardo da Vinci è un po rompiscatole, i musicisti un po [...]

  • Walter Fest: Sonia grazie di cuore anche a te... In questo momento così cupo è [...]

3
2
16

ESSERCI

11 December 2018

Strapazzi la mia meraviglia col tuo sorriso. Poi attraversiamo la pioggia e dall'altra parte ci sorprende il sole nonostante lo abbiamo visto tante volte. Le tue mani sulle mie spalle come a dire sono qui. Ma io lo so che ci sei. Che il tuo abbraccio è il mio rifugio sicuro. In fondo [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

8
9
28

Semper fortis

10 December 2018

La verità è che questa è una frase che tatuerò presto sulla mia pelle. Devi mandare un segnale, devi lottare e passare attraverso tutte le sfumature della solitudine per capire appieno queste parole. C'è stato un periodo in cui avevo bisogno dell'approvazione e del sostegno. Ma la verità è che [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

1
1
14

VIAGGIO A BREMA

10 December 2018

Tirolo settentrionale, 1957. "È un po'di tempo che non ci vediamo e mi farebbe piacere rivederti. E farebbe piacere anche a Peter e ai ragazzi". Questo il tono della lettera che Freda aveva scritto a Monika, la sua amica d'infanzia. Così, dopo qualche tentennamento e considerando che era estate [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

2
4
15

Una storia

09 December 2018

Ero poco più che una bambina, quando l'alito appannava i vetri della stanza e stavo ore ad osservare la neve cadere, fantasticando di giocare a palle di neve affondando i piedi nel ghiaccio o soltanto immergervi le mani per formare un gran bel pupazzo tutto da ammirare. Già, perché le mie fragili [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Puccia: Bello e bella l'idea di fotografie letterarie, similmente racconti che [...]

  • Giofilo: Grazie Puccia...mi fa piacere che approvi l'idea di fotografare la realtà [...]

2
2
18

Vivere

09 December 2018

La dottoressa Knopfer preparava la lezione di biologia. Aveva studiato alla Queen Mary of London e ne divenne docente col tempo ottenendo una cattedra in molecolare. Si laureò in anticipo coi tempi; con l'intuito di un facchino sapeva rendersi utile ancor prima che servisse. Aveva appreso il seme [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

2
1
10

TERROR  EN  LA  CAPILLA  MORTUARIA

09 December 2018

Carmen si reca al cimitero per far visita ai propri defunti e portare dei fiori. Dopo aver allestito fiori e piante, sta per andar via, quando ricorda di dover portar fuori un secchio con dell'acqua. Scende nella cappella, ma un colpo di vento improvviso fa chiudere il cancelletto della stessa, [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

Torna su