Aveva combattuto alla Rocca di Roncisvalle, o fra le campagne francesi, nella città di Parigi contro quei Mori che attentavano alla purezza della religione cristiana. "Mamma lì turchi, mamma li turchi". In tutti i palchi della Sicilia aveva portato la sua battaglia per la cristianità. E tranchete, tranchete.... colpi di durlindana, colpi di ferraglia contro le armature...e teste mozzate per inseguire l'amore di una principessa orientale, la bella Angelica dalla pelle scura e dagli occhi color del cielo, per difendere l'onore di un credo religioso minato dai nemici della fede. Ora era lì, posato con gli altri paladini, con i nemici mori e le carcasse del drago o dell'idra a tre teste, posato fa la polvere perché il teatro del "Cavaliere" era stato chiuso dalla morte del suo proprietario e nessuno dei figli ha voluto  proseguire l'opera del padre, allestendo spettacoli giornalieri sulla Storia dei paladini di Francia. Nessuno più ormai si appassionava a questo teatro popolare, fatto di pupi e di emozioni. Il pubblico era stato ammaliato dalla televisione, da quella scatola magica che ipnotizzava tutti con tutti suoi eroi. E la sera, nessuno più usciva a vedere lo spettacolo dei pupi siciliani, palermitani per le articolazioni del ginocchio, catanesi per la gamba rigida e gagliarda. Quel piccolo teatrino fra case ormai diroccate dentro il cuore storico della città resistette per poco e dopo aver smobilitato il palco sfolgorante di un tempo, cedette ad una fredda salumeria dal rinomato prestigio gastronomico.

 

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