"Perché ero venuto fin qui?" mi chiesi per l’ennesima volta mentre spingevo la porta a vetri del bar. Me l’ero chiesto anche per tutto il percorso dal mio appartamento di scrittore misantropo fino a quel bar di periferia. Non ero abituato ad uscire a quell’ora, le quattro del pomeriggio. Non amavo la luce del giorno e nemmeno la folla che mi passava accanto sfiorandomi. Preferivo uscire di notte, quando le strade erano semideserte e il rumore dei miei passi sul cemento era la mia sola compagnia. In quei momenti, allora, camminare mi trasmetteva un senso di serenità paragonabile solo a quello che provavo scrivendo.
Avrei potuto dire di no, rifiutare quell’incontro. In fondo, non gli dovevo niente, non c’era ragione che io e lui ci incontrassimo. Eppure, quando avevo sentito al telefono la sua voce rauca, il suo respiro affannato, non avevo pensato nemmeno per un attimo di dire di no. Avevo sempre saputo che quel momento sarebbe venuto, prima o poi, e per tutti quegli anni, inconsciamente, l’avevo aspettato. Ora lo sapevo. Lo sapevo da quando avevo riconosciuto la sua voce in quella dello sconosciuto che mi aveva chiamato. Non avevo saputo dire di no perché quella era la voce dell’uomo che una sera aveva messo fine alla mia infanzia e alla felicità della mia famiglia, l’uomo a cui avevo pensato ogni giorno, in tutti quegli anni trascorsi ad aspettare di incontrarlo.
Impiegai un po’ prima di individuarlo, feci girare più volte lo sguardo sulla sala, poi lo vidi. Era seduto ad un tavolo in disparte, sorseggiava un cappuccino, indossava un maglione di lana marrone dall’aspetto consunto e un po’ sudicio. I capelli si erano diradati e il loro colore si era fatto opaco. Strano, quando ero entrato nel bar avevo cercato il ragazzo di tanti anni prima, quello di buona famiglia, con i ricci neri e il fisico sportivo. Ora mi ricordai che quest’uomo, il bel ragazzo benestante e promettente di un tempo, aveva passato la maggior parte della propria vita in prigione.
Avrei potuto andarmene, richiudere la porta e tornare a casa, fingere di non essere mai arrivato fin lì.
In quel momento lui mi vide. L’ultima volta che ci eravamo incontrati avevo dieci anni, ma mi riconobbe al primo sguardo, fu come se un lampo passasse nei suoi occhi, grandi e profondi come quelli di quando aveva diciotto anni ed era fidanzato con mia sorella.
Per un attimo ebbi di nuovo dieci anni, ero in ginocchio, per terra, nel giardino della casa dei miei genitori, intento a tagliare e incollare figurine di calciatori. Clara e Mattia erano in fondo al giardino, uno accanto all’altra, ridevano e si abbracciavano, i capelli neri di mia sorella erano lunghissimi e il vento li scompigliava. Una fitta di gelosia mi strinse il cuore, mentre guardavo quella scena e mi sentivo tagliato fuori. Avrei voluto essere grande e già adulto. Avrei voluto essere come Mattia.
Ma ora la luce nei suoi occhi era diversa.
Guardalo, Clara, pensai, guarda com’è diventato il tuo ragazzo!
Il cameriere che stava dietro il banco e la donna alla cassa mi guardavano con curiosità.
Lentamente mi staccai dalla porta e attraversai il locale, fino ad arrivare al suo tavolo.
“Sei venuto,” disse Mattia con voce piatta.
Scostai la sedia e presi posto di fronte a lui.
“Dubitavi?” chiesi, come se il pensiero di non venire non mi avesse minimamente sfiorato.
Visto da vicino il suo viso era attraversato da profonde rughe e la pelle bianchiccia. Lo ricordavo abbronzato, mentre si inginocchiava accanto a me e mi aiutava a tagliare e incollare le figurine. L’aveva fatto anche quell’ultima sera. Si mostrava interessato, come se effettivamente gli piacesse tagliare le figurine, come se non desiderasse altro che stare accanto a me, condividendo quel gioco solitario. Ma non mi aveva mai fregato, io sapevo anche allora che in realtà non gliene importava niente. A lui importava soltanto di stare con Clara e sapeva che a lei avrebbe fatto piacere trovarlo mentre giocava con me. Anche a mia madre faceva piacere che Mattia giocasse con me e le piaceva che Clara uscisse con lui. Era bello, ricco, con un buon carattere. Ricordo ancora il sorriso sereno e affettuoso con cui mia madre ci guardava mentre ci passava accanto.
Anche Clara sorrideva quando arrivava e poi lo chiamava perché andasse con lei, sbuffava se lui ci metteva troppo a seguirla, se perdeva tempo con me. Allora si allontanavano tutt’e due, felici e sorridenti, mentre io restavo solo con le mie figurine, le mie forbici, la mia colla.
Una volta anche Clara aveva giocato con me e aveva riso per me, ma, da quando Mattia era apparso nella sua vita, sembrava che io l’annoiassi, che fossi solo una seccatura e nient’altro.
Guardai di nuovo gli occhi di Mattia e mi accorsi che anche lui aveva rivisto le stesse immagini. Quante volte aveva ripensato a quei giorni, alla nostra vita prima di quella sera? Doveva averci pensato persino più di me, il tempo non doveva essergli mancato, pensai.
Eppure io ricordavo anche il volto di mia madre trasformato in una maschera di dolore, le sue mani che mi stringevano forte le spalle mentre mi pregava di dire tutto, di dire quello che avevo visto. E poi il silenzio di mio padre, la sua rabbia inespressa, la solitudine della nostra casa, dove ognuno aveva cercato di riprendere a vivere senza riuscirci. Clara mi era mancata in ogni momento, in ogni minuto. Mi mancava ancora adesso, dopo così tanti anni. L’avevo persa per colpa sua, di Mattia.
Mi accorsi che il cameriere mi stava accanto in attesa dell’ordinazione e chiesi anch’io un cappuccino. Non che avessi voglia di berlo, non avevo voglia di bere niente, avrei voluto soltanto essere a casa mia, con le tapparelle abbassate, a scrivere.
“Come stai?” chiesi invece.
Mattia fece una smorfia e si strinse nelle spalle.
“Non si sta bene in carcere,” disse.
Sorrisi.
“Adesso non sei più in carcere,” dissi.
“Non ho più nemmeno una famiglia,“ continuò lui.
Lo sapevo. Sapevo che la sua famiglia, dopo aver creduto alla sua innocenza ed essergli stata accanto nelle fasi iniziali del processo, si era convinta della sua colpevolezza e l’aveva abbandonato. I suoi genitori avevano tentato di prendere contatto con i miei, inutilmente, erano stati respinti dal muro di muto dolore che aveva isolato la mia famiglia dal resto del mondo. Un muro che ci aveva isolati anche tra di noi.
Anch’io non avevo più una famiglia, i miei genitori continuarono a vivere nella stessa casa ma il loro matrimonio era finito, le loro vite scorrevano parallele senza più incontrarsi e anch’io ero diventato un estraneo per loro.
Glielo dissi, incurante del cameriere che posava il cappuccino davanti a me e mi mostrava lo scontrino con il conto. Appoggiai i soldi sul tavolo e, mentre il cameriere si allontanava, fissai di nuovo i miei occhi in quelli di Mattia.
“Quella sera avevamo fatto l’amore,” disse quasi a se stesso. “Per la prima volta.”
“Lo so,” dissi. Lo sapevano tutti, ormai. L’avevano persino scritto sui giornali. Ma io l’avevo capito subito, mentre ero inginocchiato per terra e avevo alzato lo sguardo su mia sorella che attraversava il giardino e camminava verso casa, con i capelli spettinati, la gonna storta, come se si fosse rivestita di fretta, quella stupida allegria che l’accompagnava da quando aveva conosciuto Mattia.
Erano entrati nel giardino insieme, ridendo, poi si erano fermati accanto alla siepe, si erano baciati e lui si era allontanato.
Poi lei mi aveva visto e aveva sussultato.
“Sei ancora qui, tu?” mi aveva chiesto con il tono scocciato con cui aveva preso a parlarmi. Erano state le ultime parole che le avevo sentito dire.
“Ma non era la prima volta per tua sorella, lo sai?” disse Mattia e questa volta fu lui a sorridere e a fissare i suoi occhi nei miei, come se volesse scorgervi qualcosa, come se cercasse una verità dentro di me.
Mentiva, aveva mentito per tutto il processo e mentiva ancora. Lo sapeva anche la sua famiglia, ormai. Era un assassino, non avrebbero dovuto rimetterlo in libertà.
“Bugiardo!” dissi e rividi lo sguardo impotente e disperato di mio padre, risentii le mani di mia madre sulle spalle, la sua voce che mi implorava di dirle quello che era successo.
Io sapevo la verità. Io c’ero quella sera e sapevo che lui aveva ingannato Clara, l’aveva allontanata da me, dai nostri giochi, aveva fatto l’amore con lei e l’aveva uccisa.
Mattia scosse la testa.
“Ho detto sempre la verità,” disse, “e nessuno mi ha creduto.”
Si prese il volto fra le mani e quando tornò a guardami i suoi occhi erano disperati.
"Avevo diciotto anni, non so se amavo Clara,” disse, “ma mi piaceva e stavo bene con lei. Non le avrei mai fatto del male. Avrei soltanto voluto poter vivere la mia vita.”
“Anche Clara avrebbe voluto,” dissi.
Guardai il mio cappuccino intatto. Anche Clara avrebbe voluto vivere la sua vita e anch’io avrei voluto vivere la mia vita, pensai, invece quella sera si fermò tutto. Quella sera, quando mia sorella morì, accanto alla siepe, con le forbici piantate nello stomaco.
“Tu sai la verità,” disse.
Spinsi indietro la sedia e mi alzai.
“Sì, io so la verità,” dissi e attraversai di nuovo il bar fino alla porta.
Misi la mano sulla maniglia e la tirai verso di me. Il ferro era freddo, come le forbici quella sera, quando le avevo afferrate e conficcate nello stomaco di mia sorella.

Tutti i racconti

3
6
186

Il Giano Bifronte

sceneggiatura per un crossover Marvel Comics / DC Comics

04 March 2026

Premessa tecnica: Per dolo eventuale si intende l'accettazione del rischio di compiere un reato: ad esempio, io rubo ma accetto il rischio di commettere anche un omicidio perchè il proprietario dell'oggetto sottratto potrebbe difendersi. Per colpa cosciente si intende la convinzione che il reato [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Giuseppe corsi: grazie a tutti. vi anticipo che ho in mente una serie di 6 puntate circa con [...]

  • Dax: Conosco Batman e Daredevil....bello il dibattimento. Sembra scritto da uno [...]

6
6
106

Stand by

04 March 2026

Ogni tanto bisogna fermarsi e fare un completo reset di mente e corpo finalmente. Soli In silenzio Senza stress. A decantare mettiamo i momenti più importanti per far sì che i più brutti e pesanti al fondo possano precipitare e che quelli piacevoli possano emergere donandoci splendidi sorrisi [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

3
9
188

Uno su dodici

03 March 2026

Quando siamo in gruppo, tutti e dodici insieme, mi capita spesso di posare il mio sguardo su di te. Ho alcuni "protetti" di cui mi interesso particolarmente, faccio caso alle loro reazioni e ai loro gesti; tu sei uno di questi. Proprio per questo motivo mi ritrovo spesso a pensarti. E non in una [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

7
5
211

Il solitario del fiume

03 March 2026

Quando il sole sorge colorando l’orizzonte, sono già accanto al fiume Fluente, pronto a imprigionare in bottiglie scure gli sbuffi di nebbia che nascono da quelle acque. Le bottiglie imprigionano solo la nebbia che porta con sé i richiami suadenti che intonano le ninfe malvagie delle acque per [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

11
8
259

Fragile

02 March 2026

Si innamorava di ogni donna che gli donava un sorriso. Poteva essere la cassiera del supermercato, la commessa della forneria, o l’impiegata di banca che lo guardava dritto negli occhi — e per lui, quegli occhi erano i più belli che avesse mai visto. Non importava il colore o la forma: contava [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Adribel: Mi sono quasi commossa, per il contenuto, per la delicatezza, per il linguaggio [...]

  • Dario Mazzolini: grazie a tutti quelli che hanno avuto la bontà di leggere e commentare [...]

2
4
239

Un ladro d’altri tempi

02 March 2026

Iniziai la registrazione. – Quella che stiamo per raccontare è una storia unica, in qualche modo straordinaria. L’uomo che l’ha vissuta oggi parla da un Paese lontano, uno di quelli che non hanno accordi di estradizione con l’Italia. È ufficialmente un ricercato. Da anni vive lì, al riparo da [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Miu: Idea forte e personaggio interessante, ma il racconto resta un po’ distante: [...]

  • Lo Scrittore: indeciso se essere robin Hood o Lupin il ladro gentiluomo. entrambi meritevoli [...]

4
6
235

L’amore che resta

01 March 2026

Capitolo 1 — La bambina più brava del mondo La parola casa non mi ha mai fatto sentire al sicuro. Mi ha sempre fatto rabbrividire. Avevo cinque anni quando capii che l’amore, per restare in vita, a volte deve mettersi in mezzo. Letteralmente. Mi infilavo tra i corpi dei miei, urlando e piangendo, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Dax: Bello, malinconico....ma il padre del bimbo,il marito dov'e?Non dovrebbe [...]

  • LuciaM: Si Il padre e sempre stato presente....

11
4
132

NERINA

Tratto dal mio libro "La Buona Vita"

01 March 2026

Eravamo alla vigilia della vendemmia e i contadini della corte erano in grande agitazione, c’era un gran via vai di carri, portavano botti e tini. I padroni contattavano le ragazze per la pigiatura. Quello era un compito riservato solo alle fanciulle. Era una tradizione che doveva essere rispettata [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dax: tenero....Like.Il potere della "gnocca"

  • Dario Mazzolini: leggo adesso il tuo racconto caro amico. Beh ptima di coricarmi è stato [...]

5
10
172

C.M.

01 March 2026

Lidie gli aveva detto di guardarla negli occhi e raccontare la verità, lui si era accasciato ai suoi piedi e abbracciandole le gambe l'aveva supplicata di perdonarlo. Quando aveva sciolto la stretta lei si era allontanata senza voltarsi indietro. A casa, nella sua camera, si era lasciata cadere [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

6
6
781

IL SOGNO AMERICANO

28 February 2026

………….” Ma come sara' l’America?”…. Ahmed, dieci anni, seduto sui vecchi gradini della sua anonima casa in periferia,ingannava il tempo lanciando piccoli sassi ai gatti randagi che gironzolavano stancamente nei paraggi e conversando con il suo migliore amico Bashir. La giornata era piuttosto [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

6
5
341

Il mistero degli elefanti

28 February 2026

La prima segnalazione le arrivò un mattino, quando il turno non era entrato nel vivo e il caffè non aveva ancora fatto effetto. Arrivò un uomo. Uno di quelli con abbigliamento tecnico da corsa, il respiro corto, la voce ancora più corta. «C’erano due elefanti.» Lo disse così, senza preamboli. La [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

4
3
82

Rap Il Canto delle Povere Creature 2/2

Seconda Parte

28 February 2026

Rimasi fermo, con la pelle d’oca. «Rap?» sussurrai. Una creatura più piccola, quasi un’ombra con un cappuccio enorme, alzò un cucchiaio di legno come fosse un microfono. «Sì» disse. «Simm’ ‘parole piccerelle se ci ascolti, diventiamo grandi.» La creatura che mi aveva parlato per prima allargò [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Lo Scrittore: ottimo! un richiamo ai distratti per esortarli a non fermarsi alla sola facciata [...]

  • Dax: Malinconico....like

Torna su