Notte.

Buio. Matt è in piedi. Non sa dove. Non sente il vento. Non sente la città. Solo una voce.

 

Laura:

«Matt.»

 

Si gira. Il cuore accelera.

 

Matt:

«No.»

 

Laura:

«Perché continui a dire no quando sai che sono io? Non mi hai presa.» 

Il ricordo torna. La caduta. La mano. Il centimetro. Quel maledetto centimetro.

 

Matt:

«Ho provato.»

 

Laura:
«Ed è questo che ti distrugge.»

 

Un rumore di passi. Lenti. Eleganti. Un'altra presenza.

 

Diane Ronin:

«Sempre lo stesso errore, Matthew.»

Matt si volta. Lei è lì: cappotto nero, quel sorriso che non perdona niente.

 

Diane Ronin:

«Confondi il tentativo con il risultato. Hai passato la vita a salvare persone. Ma non sopporti l'idea che alcune non potessero essere salvate. È quasi arrogante.»

Quella frase fa più male di un pugno.

 

Ma ecco un'altra voce, maschile.

 

Atlante:

«Basta.» Le due figure svaniscono.

 

Matt:
«Chi sei?», Matt assume la posizione da combattimento.

 

Atlante:

«Uno che ha osservato il peso che porti e sa che sei sempre pronto a combattere. Anche contro ciò che è già dentro di te.»

Atlante alza una mano. Nessun gesto spettacolare. Nessuna luce. Solo un dito sul petto di Matt, che ora è immobilizzato.

«Sai qual è la cosa più triste degli uomini come te? Che credono nella scelta. Ma ogni scelta è soltanto il risultato di ciò che è venuto prima.»

 

Matt sente il cuore rallentare. Poi fermarsi.

Silenzio.

 

Atlante:

«Peccato. Un uomo straordinario. Peccato che abbia passato la vita a combattere se stesso.»

 

Ore 04:00

Matt si sveglia urlando. Il respiro spezzato, la mano sul petto.

Tau si attiva immediatamente.

 

Tau:

«Matt. Matt, sei sveglio?»

 

Matt:

«Atlante...»

 

Tau:

«Non c'è nessun Atlante nella stanza. Nome rilevato nella tua memoria culturale. L'Orlando Furioso.»

 

Matt:

«Orlando... È anche un disegnatore. Disegnava le strisce Marvel ispirate alle mie avventure. Mi piaceva come rendeva il costume. Giallo e nero. Poi li ho diffidati, non mi pagavano i diritti.»

 

Tau:

«Con quale risultato?»

 

Matt:

«Hanno cambiato il costume. Total red.»

 

Tau:

«La tua mente produce connessioni molto singolari alle quattro del mattino.»

Matt sorride.

 

Tribunale di New York City, Aula 17, ore 12.

Il giudice guarda i fascicoli.

Davanti a lui: Matthew Murdoch, avvocato. 

E dall'altra parte: Furio Preciso. Completo elegante, cravatta perfetta. Un sorriso troppo sicuro.

L'accusa: diffamazione aggravata a mezzo stampa e pubblicazione online.

 

Giudice:

«Signor Murdock, il suo assistito avrebbe definito il signor Preciso "un manipolatore che traveste l'avidità da competenza". Conferma?»

Matt si alza.

 

Matt:

«Confermo, Vostro Onore.»

Furio sorride.

 

Furio:

«Ecco. Lo ammette.»

Il giudice lo guarda.

 

Giudice:

«Signor Preciso, avrà il suo turno.»

Furio si siede.

Male. Come se la sedia fosse un'offesa.

 

Matt:

«La frase è contenuta in una recensione critica pubblicata dopo il programma del signor Preciso.»

Il giudice guarda il documento.

«Il mio cliente ha contestato le sue teorie sulla sicurezza urbana. Ha citato dati. Ha indicato errori. Ha espresso un giudizio.»

Furio si alza.

 

Furio:

«Un giudizio? Ma si rende conto, mi ha chiamato truffatore morale.»

 

Matt:

«No. Ha scritto che le sue idee producono conseguenze che il Preciso in questione non considera.»

 

Furio:

«È la stessa cosa. In cielo e in terra.»

 

Matt:

«No, signor Preciso. La diffamazione riguarda un fatto falso attribuito a una persona. Non il fatto che qualcuno non apprezzi quello che lei pensa.»

Il giudice annuisce.

Furio cambia strategia. Si avvicina al banco.

 

Furio:

«Quindi un uomo può dire qualsiasi cosa di un altro?»

 

Matt:

«No.»

 

Furio:

«Può mandarne a ramengo la reputazione?»

 

Matt:

«No.»

 

Furio:

«Può insinuare che sia pericoloso?»

 

Matt:

«Se lo dimostra con argomenti, sì.»

 

Furio:

«Quindi lei decide cosa è critica e cosa è diffamazione.»

 

Matt:

«No. Lo decide il diritto.»

Furio si sistema la giacca.

 

Furio:

«Eh, ma il diritto cambia.»

 

Matt:
«Anche le opinioni.»

Il giudice chiude il fascicolo.

 

Giudice:

«Il caso è semplice. Il convenuto ha attribuito un fatto falso? No. Ha espresso un giudizio su un tema di interesse pubblico? Sì. La domanda viene respinta.»

Furio mormora sommessamente, con occhi socchiusi e tutto rosso in viso.

Tutti si alzano. Matt passa accanto a lui.

 

Furio:

sussurrando. «Cioè, la S.V. pensa di vincere perchè la legge protegge la verità ma, perdincibacco, la legge protegge solo chi sa usarla.»

 

Notte.

Matt e Tau arrivano sulla scena dell'ultimo furto. Non c'è sangue. Non c'è violenza.

Al solito, le vittime sono vive ma terrorizzate.

Parlano di cose che non hanno mai vissuto.

L'uomo dice di essere pedinato dalla mafia; la donna non è incinta ma giura di sentire un aborto istantaneo.

Come da dossier FBI: Azar non inserisce ricordi falsi. Fa emergere paure latenti.

 

Tau:

«Non sta creando traumi. Sta trovando quelli già possibili.»

Matt si concentra e sente che sopra un tetto c'è un uomo immobile.

Il tempo di lanciare la fune del suo bastone cavo e si trova in sua compagnia.

 

Azar:

«Matthew Murdock.»

 

Matt:

«Possibile? Possibile che il buon vecchio W non abbia altro argomento di conversazione che la mia vita?»

 

Azar:

«Mr. W è ossessionato da te. Lui vuole piegare l'uomo nella vita civile e spezzarlo in costume. Io invece voglio dimostrare che l'uomo non è mai esistito.»

 

Daredevil avanza: Krav Maga, nessuna acrobazia, eliminare la minaccia nel modo più rapido possibile.

 

Azar:

«Tu credi di scegliere, Matt. Ma ogni tua scelta è la somma di tuo padre, della tua fede, dell'incidente con quel materiale radioattivo, delle persone che hai incontrato.»

 

Matt:

«E tu credi che conoscere le cause significhi conoscere l'uomo.»

 

Azar:

«Significa conoscere abbastanza per prevederlo. Perché non uccidi W? Avvocato o vigilante?»

 

Matt sbaglia il tempo. Il combattimento si interrompe e si spezzetta perché il dubbio rallenta il corpo.

Tau se ne accorge. Ogni esitazione di Daredevil dura 0,18 secondi. È sufficiente per il suo avversario.

Daredevil ci prova ancora, insiste: calcio, finta, gomitata alla tempia.

Ma Azar è già altrove. Non scatta, semplicemente occupa il punto dove il colpo non sarebbe arrivato.

Matt cambia ritmo. Pugno, testata, tallonata. Ancora a vuoto.

Ogni tecnica viene neutralizzata un istante prima di nascere.

Azar ha già visto la traiettoria.

Daredevil fa un ultimo tentativo: il suo colpo proibito, la Botta di Nevers, ma rotola sul catrame del tetto. Si rialza, il fiato brucia nei 32 gradi estivi. Ogni muscolo pesa il doppio.

 

Azar:

«Ci rivedremo, Matt. Ho verificato la mia ipotesi.»

 

Tau:

«Matt! Muoviti! INSEGUILO!»

 

Matt:

«Non... ce la fo...»

 

… continua

 

 

Questa è un’opera di fan-fiction realizzata senza alcuno scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi autori e/o detentori dei diritti. Nessuna violazione di copyright è intenzionale. Il presente racconto è stato scritto esclusivamente per intrattenimento, come omaggio e nel rispetto delle opere originali.
Daredevil / Matt Murdock © Marvel

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