Quando Elisa ebbe finito di esporre la sua idea, il padre rimase senza parole. Quella che lui riteneva ancora, una bambina scriteriata gli stava offrendo su un piatto d’argento un progetto unico e fattibilissimo. L’immagine delle strade tappezzate di testi musicali lo attraeva, forse si poteva evitare di dipingere direttamente sui muri, bastava fare delle lastre di plexiglass. Su una scrivere il testo e usarne un’altra per chiuderla, in modo che fosse duratura nel tempo. In caso di deterioramento sarebbe stato facile sostituirle. In effetti era proprio l’idea vincente. Liberato, questa volta sarebbe stato accontentato: pochissime mura dipinte, solo con i visi degli artisti, il resto fissato al muro come abbellimento. Mentre fantasticava sui possibili sviluppi dell’operazione arrivò persino a pensare di rivoluzionare la toponomastica. Cambiare i nomi delle strade, via Garibaldi potrebbe diventare via Vasco Rossi e così tante altre. Fantasticava su tutte le possibilità, ma sapeva bene che il percorso sarebbe stato più che accidentato. Troppi cambiamenti non sarebbero stati graditi dagli abitanti. Nati e vissuti fra quei vicoli fumosi, non gradivano che le cose cambiassero così bruscamente, sottraendo i loro punti di riferimento.

Il mattino successivo il sindaco uscì presto di casa, fece un giro con la macchina per prelevare alcuni dei suoi amministratori. Insieme si recarono in comune dove trovarono tutti gli altri. Lui tenne una piccola riunione per metterli al corrente delle novità e per studiare una strategia affinché l’opposizione desse il suo placet. Il viso degli astanti, man mano che lui esponeva il progetto, esprimeva un senso di stupore. Era davvero un’idea stupenda; qualcuno si meravigliò che fosse stata pensata dal sindaco in persona. Conoscendo le sue capacità riteneva che fosse frutto di qualcuno di fuori, magari interpellato dal primo cittadino. Alla fine tutti non poterono esimersi dall’applaudire. La segretaria fu incaricata di indire nel più breve tempo possibile una riunione straordinaria del consiglio comunale. Non c’era tempo da perdere, bisognava iniziare subito a preordinare i lavori necessari, trovare gli artisti per i loro ritratti. I testi potevano facilmente essere scritti da qualcuno dei giovani. Prima dell’estate prossima tutto doveva essere pronto e, se fosse stato possibile, avrebbero cominciato la campagna pubblicitaria per annunciare i cambiamenti effettuati.

Durante la riunione, alla quale l’opposizione si era presentata compatta, avevano avvertito nella convocazione qualcosa di diverso e non volevano trovarsi in minoranza in caso di votazioni. Giacomo Liberato, il leader, qualche avvisaglia l’aveva avuta dal figlio, compagno di classe di Elisa. Qualcosa bolliva in pentola, meglio essere preparati. Eppure, nel mezzo delle solite scaramucce con la maggioranza, il gruppo dell'opposizione ascoltando l'enunciazione del progetto rimase allibito. Liberato si guardò intorno. Come avevano fatto il sindaco e i suoi accoliti a escogitare un piano così innovativo e purtroppo per loro così vincente. Giacomo guardò in faccia i suoi e vide solo le facce stupite e sconfortate di chi non sa come controbattere a un’idea rivoluzionaria. Si arresero e, prima del previsto, il piano di lavoro fu approvato all’unanimità. Durante tutto l’autunno ci fu un gran via vai. Vari artisti si alternavano per i vicoli in cerca di un muro facile da dipingere. Non si riuscì a fare tutti i murales preventivati, alcuni furono per forza di cose abbandonati. I muri di quelle antiche case di pietra non erano adatti per dipingerci sopra. Quando la primavera annunciò il suo arrivo, con i voli di rondini ciarliere e la fioritura di molti fiori, i lavori erano terminati. Ora il vecchio borgo si presentava con tutta un’altra veste. Per i murales e per le targhe con i testi furono pulite a fondo quasi tutte le case, che tornarono al loro colore naturale. Una volta eliminato lo strato di sporco, di fumo e i segni del tempo, sembravano brillare di luce propria. Anche le strade erano state ripulite con cura, riparate molte buche e abbellite le pareti che ospitavano le targhe con fioriere. La televisione locale, complice un giovane, figlio di un giornalista, mandò in onda a intervalli regolari uno spot che esaltava le bellezze del borgo e l’inaugurazione della nuova attrattiva. I primi risultati non si fecero attendere, gli abitanti dei comuni limitrofi sia per curiosità, sia per invidia affluirono per trovare difetti e quindi criticare a più non posso l’iniziativa. Superato l’esame dei comuni vicini, il borgo rimesso a nuovo si accinse ad affrontare l’imminente estate. Tutto il paese era in fermento. Gli abitanti incrociavano le dita, aspettando con ansia il flusso dei turisti, per vedere se quegli sforzi fatti avrebbero ripagato l’impegno. La pubblicità in primavera aveva sortito qualche effetto? I protagonisti di quella storia, Elisa, il sindaco, il capo dell’opposizione e tutta la popolazione fra sorrisi e mugugni aspettava il momento per esprimere la propria opinione. In paese si conoscono tutti, ma le rivalità c’erano e anche aspre. I più anziani brontolavano, ce l’avevano con il sindaco perché aveva permesso che la pace del borgo venisse disturbata dalla folla vociante di gruppi di forestieri scostumati. I giovani invece non stavano più nella pelle, finalmente un po’ di vita fra quei freddi vicoli anneriti dal fumo e segnati dalla neve.

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