Dovevi rinunciare a tutto, anche all’autobus nelle giornate di neve e fartela a piedi per andare a lezione, ma dopo un paio di mesi riuscivi a raggranellare 20.000 lire per invitarla in pizzeria; non c’erano dubbi su chi dovesse pagare, anche se lei si fosse presentata all’appuntamento in Chanel e tu con jeans Carrera e maglione fatto dalla nonna con i ferri da calza.

Poi iniziava la fase del corteggiamento con galanterie del tipo accompagnarle la sedia mentre si accomodava, masticare con la bocca chiusa, non risucchiare la mozzarella che filava a mo’ di spaghetto, non appoggiare i gomiti sul tavolo oppure tracannare d’un sorso una birra media e ordinarne contemporaneamente un’altra: tutti comportamenti che non erano automatici, ma che con un buon allenamento domestico si potevano sostenere, almeno per un paio d’ore. Eravamo insomma figli di un patriarcato che ci imponeva un anacronistico galateo con stereotipi medievali e che ora è tempo di azzerare.

Finiamola di riservarle accortezze maschiliste come quella di farla accomodare rivolta verso la sala, ma stravaccatevi velocemente sulla sedia lasciando che sia lei a sedere con le spalle verso gli altri tavoli e saccheggiate il cestino del pane prima che si sieda; le spiegherete che volete proteggerla da potenziali sguardi oggettivanti di altri commensali e vi siete inoltre accollati il carboidrato per evitarle un picco di tasso glicemico.

Basta con l’assegnazione preconcetta di equilibri di potere dettati da menù di cortesia fallocentrici, con i prezzi per lui e senza per lei. Se siete stati educati a offrire sempre e comunque a una signora, vi eviterà di perpetrare tale comportamento prevaricatore al momento di saldare il conto: se sceglierà il piatto più costoso è chiaro che non sarà lei a pagare, in caso contrario si farà almeno alla romana; saprete come regolarvi di conseguenza.

Redarguiamo severamente il sommelier sessista che dovesse presentare a noi la carta dei vini; insistiamo, invece, perché sia lei a scegliere la bottiglia anche se astemia. Non versatele assolutamente il vino nel bicchiere, ma lasciate che si serva da sola all’occorrenza; se la cosa dovesse indispettirla, spiegatele che non volete essere complici di un possibile stato di alterazione alcolica che possa pregiudicare un suo eventuale consenso libero, lucido e consapevole; mal che vada vi sarete risparmiati di anchilosarvi il braccio per tenere sempre a livello il suo bicchiere e resterà maggior vino per voi.

Se lei ordinasse un panino “onto” al lampredotto e voi una verdura di stagione, ma il cameriere scambiasse i piatti al momento di servirli, apostrofatelo come misogino d’altri tempi, ancorato a vecchi pregiudizi che vorrebbero i gusti femminili cristallizzati in ancestrali classi gastronomiche dove si distinguono virili piatti proteici e unti per lui ed erbe miste anoressiche per signore, offendendole pure perché equivarrebbe a “body-shaming”, apostrofandole implicitamente come obese.

Se a fine pasto il maître si avvicinasse al tavolo e dicesse: “Possiamo offrire un amaro a lei e un limoncello o un vino dolce alla signora?”, mostratevi indignati per la sua sfrontatezza, come se il superalcolico fosse cosa riservata ai soli maschi alfa; insistete piuttosto perché prenda una grappa, Nonino possibilmente, spiegando, se già non lo sapesse, che è di proprietà di tre sorelle che, a ogni raduno nazionale degli alpini, mettono fuori combattimento interi plotoni di penne nere con i loro distillati.

Durante la cena, fra una forchettata e l’altra, lei metterà alla prova il vostro femminismo con domande apparentemente innocue… attenzione: è un campo minato e dovrete avere la prudenza di un marine quando viene paracadutato dietro le linee nemiche. Stare zitti non vi salverà, anzi, darete l’impressione di essere dei maschilisti fino al midollo ma di non dichiararlo per convenienza, il che, per inciso, è pure peggio; d’altro canto evitate di esporvi troppo e di fare i fenomeni tirando in ballo il retaggio di ere remote quando la distinzione dei ruoli di genere era una necessità: la caccia per i maschi, più forti e veloci, e la raccolta di erbe e radici per le signore, con più occhio nell'evitare le piante velenose.

Magari il vostro intento è quello di spiegare dove ha avuto origine il patriarcato, ma lei potrebbe intendere che ne stiate dando giustificazione.

Ma è alla fine che dovrete giocare l’asso di briscola; se per tutto il tempo che siete stati a tavola si sarà adoperata per emanciparvi dai vostri vetusti propositi di gentilezza, come offrirle la cena, con argomentazioni tipo “non accetto di essere schiava di una carta di credito fallocratica”, quando arriva il cameriere con il conto fategli capire con un cenno di consegnarlo a lei; quindi vi alzate “con permesso”, vi recate al bagno e ci rimanete una decina di minuti dandole tempo di pagare almeno la sua parte: anche gli uomini hanno il diritto di incipriarsi il naso.

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