Quella mattina mi ero vestita con una cura insolita. Avevo persino infilato gli orecchini — gesto raro, un po’ goffo per me — perché ogni volta mi perdo nella pazienza lenta di trovare il buco dell’orecchino, al centro esatto del lobo, come se il corpo pretendesse una precisione che la mente non possiede.

Eppure quella volta ci ero riuscita subito. Stavano lì, pendenti, come due gocce di latte sospese nel vuoto. A ogni mio movimento oscillavano di vita propria, leggeri e insieme estranei, come se non mi appartenessero del tutto.

Non saprei dire perché mi fossi vestita con tanta attenzione. Forse perché andavo al cimitero, dai miei genitori. Volevo che mi “vedessero”, vestita e pettinata per bene. Che stupidaggine…

 

Ogni volta era lo stesso rito silenzioso: restare immobile davanti alla loro lapide e chiedermi, con una tenerezza ostinata, se ricordassi ancora davvero le loro voci, il profumo che avevano addosso, le risate improvvise che riempivano la casa, i gesti minimi dei giorni condivisi.

E ogni volta la risposta era la stessa: sì, era tutto ancora dentro di me, ma come chiuso in una stanza senza finestre, dove il tempo non entra più. La lapide, invece, restava lì, esposta agli anni. Impolverata per mesi interi, indifferente alle stagioni. Io, vivendo lontano, potevo permettermi solo visite rare, come se anche il dolore avesse bisogno di appuntamenti.

Ogni volta provavo una strana esitazione nel toccarla. Quel freddo mi respingeva. Lo sentivo attraversarmi le dita quando cercavo di pulire la superficie dalla polvere, dalle foglie secche, dagli aghi di pino portati dal vento. Come se stessi disturbando qualcosa che non voleva essere disturbato.

 

Non avevo la macchina. Il cimitero era dall’altra parte della città, così prendevo l’autobus. In quel tragitto mi piaceva lasciarmi cullare dagli imprevisti dell’asfalto: una buca improvvisa, una curva troppo stretta, una salita appena accennata.

Il corpo sobbalzava, e con lui gli orecchini, che iniziavano una danza inconsapevole, come due presenze nuove appese a me. Li sentivo pesanti e insieme estranei, come se fossero arrivati lì per errore.

Sceglievo sempre un posto al finestrino. Mi piaceva guardare la città scorrere via, come se non mi appartenesse più. L’avevo lasciata tanti anni prima, poco dopo la morte dei miei genitori. Non potevo più viverci.

Alcuni angoli li riconoscevo con un piccolo scatto interiore, altri restavano muti, senza nome. Forse li avevo dimenticati. O forse non esistevano ancora quando ero giovane e me ne ero andata.

 

Fu a una fermata in cui l’autobus esitò un istante in più del solito, come se qualcosa lo trattenesse. Poi la porta anteriore si aprì. 

Lui salì così, senza fretta. Alto, robusto, un cappello ben calato sulla testa, occhiali scuri a nascondere lo sguardo. In mano teneva un bastone bianco che scandiva lo spazio con una sicurezza silenziosa. Si mosse fino a trovare un posto e si sedette davanti a me.

Io cominciai a osservarlo.

E subito provai disagio, perché mi ricordai che lui non poteva vedermi. In quella sproporzione improvvisa tra il mio sguardo e la sua assenza di sguardo, mi sembrò quasi indecente soffermarmi sui suoi dettagli, come se stessi occupando uno spazio che non mi era concesso.

 

L’autobus aveva ripreso il suo ritmo lento, fatto di scatti e pause, come un respiro che non trova mai la stessa misura.

Lui era ancora seduto davanti a me. Io avevo smesso di fingere di guardare fuori dal finestrino. Ero rimasta lì, semplicemente presente, senza sapere bene perché.

 

A un certo punto sorrise da solo, come se avesse ricordato qualcosa.

«Lei lo sa qual è il colmo per un cieco?», disse all’improvviso.

Mi venne da rispondere subito di no, ma mi trattenni. Rimasi un istante sospesa.

«No», dissi infine.

Annui, come se fosse soddisfatto.

«Perdersi quando si arriva».

Rimase zitto, come se lasciasse alla frase il tempo di sistemarsi nell’aria. Poi aggiunse, più piano, inclinandosi leggermente in avanti: «Mi succede spesso».

Non sapevo se sorridere. Non sorrisi.

«E a Lei?», chiese.

«A me cosa?»

«Il colmo»

Mi misi a pensarci sul serio, come se fosse una domanda importante.

«Forse… ricordare tutto e non riuscire a tenerlo fermo.»

Lui fece un piccolo cenno, quasi impercettibile.

«Questo è un bel colmo», disse. «Fa male?»

Non risposi subito. Guardai le mie mani.

«A volte sì»

Si appoggiò allo schienale. Poi aggiunse, guardando fuori dal finestrino come se davvero vedesse la città passargli accanto:

«Sa cosa faccio io quando non capisco dove sono?»

«Cosa?»

«Aspetto che il posto mi riconosca»

Rimasi in silenzio. L’autobus curvò e il mio corpo oscillò appena.

«Non sempre succede», aggiunse quasi senza peso. «Però quando succede, è come se avessi sempre saputo la strada».

Mi venne da chiedergli qualcosa che non avevo mai chiesto a nessuno così direttamente.

«E lei… non le manca vedere?»

Non rispose subito. Il volto rimase fermo, rivolto in avanti.

Poi disse: «Mi manca quando me lo raccontano male».

Questa volta sorrisi davvero, senza accorgermene.

Lui lo percepì. Inclinò leggermente la testa.

«Lei ride piano», disse. «Si sente».

Poi aggiunse, come se gli fosse appena venuto in mente: «E le dico anche un’altra cosa: Lei dovrebbe ridere di più».

Rimanemmo così, senza riempire subito lo spazio tra le parole.

Dopo qualche fermata, si alzò.

«Devo scendere qui», disse.

Si avvicinò alla porta. Poi, senza voltarsi del tutto, aggiunse:

«Sa qual è il vero colmo per una persona che vede?»

Non aspettò la mia risposta.

«Non accorgersi di quando smette di guardare».

 

Scese e la porta si chiuse.

 

E per la prima volta mi accorsi che stavo davvero guardando fuori dal finestrino.

Non la città soltanto, ma il modo in cui io e lei ci stavamo riconoscendo, dopo tanto tempo.

Tutti i racconti

1
1
5

Sessismo a tavola

10 July 2026

Dovevi rinunciare a tutto, anche all’autobus nelle giornate di neve e fartela a piedi per andare a lezione, ma dopo un paio di mesi riuscivi a raggranellare 20.000 lire per invitarla in pizzeria; non c’erano dubbi su chi dovesse pagare, anche se lei si fosse presentata all’appuntamento in Chanel [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
6
30

Sauce Smart Working

Tratto da una storia vera

09 July 2026

"XXX, per favore, mi può dare il numero di codice di..." "No, perchè nun trovo 'o spid". "Ma se le ho dato ieri il numero!". "Sì, ma m'è cascato 'o telefono dent' a pummarola!".

Tempo di lettura: 30 secondi

3
4
54

Il piangino social

08 July 2026

Sul gruppo Facebook del quartiere comparve un post drammatico: — Amici, ho perso il cellulare. È la mia vita, il mio lavoro: senza di lui non vado avanti. Aiutatemi con una piccola donazione. I primi euro arrivarono subito. Ma un certo Paolo commentò: — Non ti preoccupare, ho un telefono identico [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Maria Merlo: Purtroppo esistono. Bravo interstellar un racconto ben scritto, ironico e realistico.

  • Rubrus: Be', però avrà vita breve. Nel quartiere ormai tutti lo conoscojo. [...]

4
5
35

CONTRASTO

L'anima nell'acqua

07 July 2026

Era una grande gabbia di legno, attraverso le fessure potevo scorgere l'orizzonte fatto di acqua e cielo. I miei piedi appoggiavano su una tavola che dondolava seguendo il movimento del mare. L'acqua, filtrando dai lati, entrava bagnandomi fino alle caviglie. Non mi spaventava poi tanto stare lì [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

8
8
128

Un piano perfetto

06 July 2026

Il piano di Harry era complesso, ma geniale. Aveva lavorato intensamente per quasi tre anni sino ad elaborare un sistema perfetto. La morte di Robert, un uomo ripugnante che non meritava alcuna pietà, sarebbe apparsa a tutti gli effetti un decesso naturale. Nessuno avrebbe mai pensato a un omicidio. [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

4
5
76

Nicoleta

05 July 2026

Fine aprile. Nicoleta, dopo aver trascorso la Pasqua ortodossa a Iasi, era tornata a Centocelle. Le settimane passate in Romania con i due figli minori erano state un riposo forzato. Ore e ore recitando la parte della madre. Il distacco era iniziato tre anni prima, quando nel Regno Unito aveva [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lo Scrittore: sembra una scena ormai ricorrente stando alle cronache cittadine, io vedo due [...]

  • zeroassoluto: Un quadretto piuttosto consueto dei giorni nostri, in particolare nelle citta [...]

5
5
63

Evviva gli Americani

Storie di famiglia

04 July 2026

Il fatto che gli Americani avessero preso posto in casa Vannelli, con l'aia piena di calcinacci e la stalla a destra dell'ingresso, aveva portato, se non altro, una ventata di novità in quel periodo di miseria nera che si stava attraversando. Certo le zuppe di fagioli e le patate non bastavano [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

5
12
56

L'amore ai tempi del DSM

03 July 2026

“Fatela respirare!” furono le concitate parole che accompagnarono il convulso risveglio di Rosa. Aprì gli occhi. Lentamente focalizzò. Dove si trovava? Non conosceva quel posto. Chi erano le persone in circolo attorno a lei? Perché erano vestite da cerimonia? Sbatté le palpebre. Guardò meglio il [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

6
6
54

20/05/2026, volo Brindisi - Torino

Come far passare il tempo

02 July 2026

20/05/2026 Volo Brindisi - Torino Partiti alle 18:50, arrivo alle 20:35... Mi sembra che prima ci metteva meno... che abbiano diminuito la velocità per risparmiare carburante? Quasi due ore... che non passano mai! Sono ancora le 19:50 e mi sono rotto le palle!!! Continuo a guardare l'orologio… [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

4
4
56

Il gigante 2/2

Un pomeriggio d'estate

02 July 2026

Si interruppe un attimo per prendere il più piccolo dei nipoti, metterlo a sedere sulle sue ginocchia e accarezzargli i capelli. «Tanto, tantissimo tempo fa, dove oggi ci sono le vecchie pietre del nuraghe di Palmavera, viveva un popolo felice. Nessuno conosce il nome dell'uomo che lo guidava, [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
3
30

Il gigante 1/2

Un pomeriggio d'estate

01 July 2026

Sotto il cielo di un caldo agosto, i bambini erano seduti sul muretto di confine che separava le due proprietà. A poca distanza, due uomini rientrati dal lavoro sorseggiavano un bicchiere di vino bianco fresco con succose pesche tagliate a pezzi. Sedevano all'ombra di un pergolato da cui pendevano [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Dax: Mi intriga assai.Che bella immagine fresca e gioiosa. Like

  • zeroassoluto: Io sono con i due uomini che osservano compiaciuti la loro famiglia.
    Like [...]

5
6
177

Guerra e pace

01 July 2026

Quando il suo insegnante di storia aveva esordito dicendo “La pace è un lusso che gli uomini si possono concedere in tempi di abbondanza” Daisy era rimasta piuttosto contrariata. Non le piaceva il cinico pragmatismo con il quale l’anziano professore soleva dipingere il mondo. A costo di apparire [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lorenzo: Vi ringrazio per i commenti, precisi e motivati, che offrono anche a me un [...]

  • Italo Prato: Mi è piaciuto, non vedo la pace, ma quella prima o poi verrà

Torna su