Vera ha i capelli biondi come paglia bagnata, un groviglio che il vento sembra non abbandonare mai. I suoi occhi grigi, troppo grandi per quel viso sottile, hanno la stanchezza delle cose dimenticate: spicchi di cielo d’inverno, limpidi e immobili, così profondi da temere di cadervi dentro.
Vera non parla. Il silenzio è la sua corazza, il modo per non ferire e non essere ferita. Nei suoi pensieri, appuntiti come aghi di ghiaccio, ripete lo stesso ritornello segreto: se non parlo, la mamma non si arrabbia. Se non faccio rumore, non mi manda via. Se non chiedo niente… forse un giorno mi vedrà.

Adele vive come un animale ferito che non ha mai smesso di sanguinare. Ogni mattina si alza con un dolore senza nome, un’ombra che la segue come un cane fedele, pronto ad azzannare. Si muove per casa con gesti bruschi e trascinati: accende il fornello, lava i piatti, getta la cenere nel lavandino. Quando parla, lo fa per dovere, con frasi che non lasciano spazio.
«Non uscire.»
«Non toccare niente.»
«Mangia.»
«Vai di là.»
Vera esegue. Ha imparato che la voce della madre è una corda troppo tesa: basta un respiro per spezzarla.
La casa è piccola, gelida. I muri odorano di fumo e umidità; le finestre tremano sotto il vento che scende dalla collina. Il silenzio non è quiete, ma una superficie fragile: un lago ghiacciato che può rompersi da un momento all’altro. Adele evita lo sguardo della figlia come si evita un abisso. Ogni volta che incrocia quegli occhi grigi, un lampo le attraversa la mente: un respiro pesante sul collo, mani che frugano dentro di lei, il sapore metallico del sangue. E la neve... quella neve che cadeva lenta mentre lei non riusciva a muoversi.
Non sono ricordi interi, sono schegge.
Vera osserva tutto: la madre che fuma curva vicino alla finestra, il filo di fumo tra le tende scolorite, il rumore secco delle posate. Osserva Adele irrigidirsi quando lei entra nella stanza, come se la sua presenza fosse un rumore improvviso. Forse sono io il rumore. Forse sono io la cosa che le fa male.
Le giornate di Vera scorrono in un rituale immobile. Si sveglia presto, ascolta il respiro della madre nella stanza accanto per essere sicura che sia ancora lì, poi esce in giardino. Cammina scalza sul ghiaccio. Il freddo la ripulisce dai pensieri, lasciando uno spazio immacolato. Nel giardino cerca sempre la stessa cosa: margherite. Piccole e ostinate, nascoste tra le zolle dure e la neve sporca. Quando ne trova una, la sfiora con cautela. Ogni petalo è una promessa: un giorno la mamma mi vedrà.
Adele trascina le ore come catene. Lavora, pulisce, fuma. A volte mormora frasi rotte: «Non doveva succedere…», «Non è colpa mia…». Poi si accorge della bambina e si interrompe di colpo, come una ladra sorpresa a rubare.
Una sera il cielo è di un viola livido. La cucina è illuminata solo dalla brace della sigaretta. Vera entra senza far rumore, i piedi arrossati dal gelo, i capelli bagnati sulle spalle. Nelle mani stringe una margherita selvatica, un puntino bianco e giallo introvabile in inverno. Adele avverte la presenza della figlia e si irrigidisce.
«Che c’è?» Chiede senza voltarsi.
Vera non risponde. Si avvicina con passi leggeri e, per la prima volta, le prende le mani. Le dita della bambina sono gelide, ma il gesto è di una delicatezza insostenibile. Adele trattiene il fiato. Il ricordo scheggiato riappare — la neve, il buio, il peso di quell'uomo — ma poi sente qualcosa di diverso: la fronte della bambina appoggiata al suo petto.
Il ricordo si spezza. Non c’è più lui, non c’è più la paura: c’è solo quella creatura minuta che la cerca come l'unico rifugio possibile. Adele crolla. Le ginocchia cedono e un singhiozzo le esplode in gola. Stringe Vera con forza disperata, come se temesse di vederla dissolvere. La margherita resta schiacciata tra le loro mani. Le lacrime bagnano i capelli biondi della bambina. Finalmente mi vede.
Nei giorni che seguono, il silenzio vaga ancora tra le stanze, ma qualcosa si è incrinato. Adele si ferma a metà di un gesto, osserva la figlia mentre mangia; per un istante teme ancora che sia troppo simile a lui, ma il pensiero svanisce contro il ricordo di quella fronte appoggiata al cuore.
«Non uscire scalza oggi, fa troppo freddo», sussurra una mattina.
È un ordine, ma la voce trema. Vera annuisce, in bilico tra la speranza e il timore.
Adele vive perseguitata da un dubbio sordo: posso essere madre dopo anni passati a punirla per colpe non sue?
Una sera, mentre il vento ulula contro i vetri, trova Vera seduta nel corridoio. Ha le ginocchia al petto e una margherita tra le dita.
«Perché sei qui?» Domanda Adele, più dura di quanto vorrebbe.
Vera alza lo sguardo. Nei suoi occhi c’è una sola domanda: posso restare?
Adele sente il peso degli anni trascorsi a evitarla. Si inginocchia davanti a lei.
«Vieni in cucina. Fa freddo qui.»
Siedono di fronte, al tavolo. Adele ha le mani che tremano.

«Vera.» La voce le esce roca, come se non la usasse da anni. «Dobbiamo… dobbiamo sistemare alcune cose.»
Vera inclina la testa. Adele inspira, come per tuffarsi in un'acqua gelida. Sente il bisogno di spiegare, dire che ha paura, che non sa come starle vicino senza sentire il dolore del passato. Ma le parole non arrivano. Allora dice la verità più nuda: «Vera… io… non so se riesco a essere madre.»
La bambina non si muove. La guarda senza paura. Poi apre la bocca. Le labbra tremano.

Un suono minuscolo, un soffio di neve, esce da lei: «Mamma». «Mamma…» ripete Vera, più sicura. Adele si porta una mano alla bocca, le lacrime le annebbiano la vista.
«Vera… tu… hai parlato.»
Adele la stringe piano. Vera si abbandona al suo petto e questa volta non è solo un rifugio: è un ritorno a casa.
Quella notte Vera ascolta i passi della madre nella stanza accanto. Ogni passo è un pensiero che si placa. Nel buio, per la prima volta, pensa: forse non sono un errore. Forse sono una possibilità. L’ultima.
Sul comodino, una margherita nella penombra: fragile, ostinata, viva. Qualcosa che, forse, può ancora crescere.

Tutti i racconti

5
6
26

Sessismo a tavola

10 July 2026

Dovevi rinunciare a tutto, anche all’autobus nelle giornate di neve e fartela a piedi per andare a lezione, ma dopo un paio di mesi riuscivi a raggranellare 20.000 lire per invitarla in pizzeria; non c’erano dubbi su chi dovesse pagare, anche se lei si fosse presentata all’appuntamento in Chanel [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Teo Bo: Uh... sono d'accordo. Cortese senza esere fallocentrico. Uno vale Una. [...]

  • Maria Merlo: Magnifico. Un grande racconto. Like.

5
7
39

Sauce Smart Working

Tratto da una storia vera

09 July 2026

"XXX, per favore, mi può dare il numero di codice di..." "No, perchè nun trovo 'o spid". "Ma se le ho dato ieri il numero!". "Sì, ma m'è cascato 'o telefono dent' a pummarola!".

Tempo di lettura: 30 secondi

3
4
56

Il piangino social

08 July 2026

Sul gruppo Facebook del quartiere comparve un post drammatico: — Amici, ho perso il cellulare. È la mia vita, il mio lavoro: senza di lui non vado avanti. Aiutatemi con una piccola donazione. I primi euro arrivarono subito. Ma un certo Paolo commentò: — Non ti preoccupare, ho un telefono identico [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Maria Merlo: Purtroppo esistono. Bravo interstellar un racconto ben scritto, ironico e realistico.

  • Rubrus: Be', però avrà vita breve. Nel quartiere ormai tutti lo conoscojo. [...]

4
5
36

CONTRASTO

L'anima nell'acqua

07 July 2026

Era una grande gabbia di legno, attraverso le fessure potevo scorgere l'orizzonte fatto di acqua e cielo. I miei piedi appoggiavano su una tavola che dondolava seguendo il movimento del mare. L'acqua, filtrando dai lati, entrava bagnandomi fino alle caviglie. Non mi spaventava poi tanto stare lì [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

8
8
132

Un piano perfetto

06 July 2026

Il piano di Harry era complesso, ma geniale. Aveva lavorato intensamente per quasi tre anni sino ad elaborare un sistema perfetto. La morte di Robert, un uomo ripugnante che non meritava alcuna pietà, sarebbe apparsa a tutti gli effetti un decesso naturale. Nessuno avrebbe mai pensato a un omicidio. [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

4
5
77

Nicoleta

05 July 2026

Fine aprile. Nicoleta, dopo aver trascorso la Pasqua ortodossa a Iasi, era tornata a Centocelle. Le settimane passate in Romania con i due figli minori erano state un riposo forzato. Ore e ore recitando la parte della madre. Il distacco era iniziato tre anni prima, quando nel Regno Unito aveva [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lo Scrittore: sembra una scena ormai ricorrente stando alle cronache cittadine, io vedo due [...]

  • zeroassoluto: Un quadretto piuttosto consueto dei giorni nostri, in particolare nelle citta [...]

5
5
64

Evviva gli Americani

Storie di famiglia

04 July 2026

Il fatto che gli Americani avessero preso posto in casa Vannelli, con l'aia piena di calcinacci e la stalla a destra dell'ingresso, aveva portato, se non altro, una ventata di novità in quel periodo di miseria nera che si stava attraversando. Certo le zuppe di fagioli e le patate non bastavano [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

5
12
57

L'amore ai tempi del DSM

03 July 2026

“Fatela respirare!” furono le concitate parole che accompagnarono il convulso risveglio di Rosa. Aprì gli occhi. Lentamente focalizzò. Dove si trovava? Non conosceva quel posto. Chi erano le persone in circolo attorno a lei? Perché erano vestite da cerimonia? Sbatté le palpebre. Guardò meglio il [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

6
6
55

20/05/2026, volo Brindisi - Torino

Come far passare il tempo

02 July 2026

20/05/2026 Volo Brindisi - Torino Partiti alle 18:50, arrivo alle 20:35... Mi sembra che prima ci metteva meno... che abbiano diminuito la velocità per risparmiare carburante? Quasi due ore... che non passano mai! Sono ancora le 19:50 e mi sono rotto le palle!!! Continuo a guardare l'orologio… [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

4
4
56

Il gigante 2/2

Un pomeriggio d'estate

02 July 2026

Si interruppe un attimo per prendere il più piccolo dei nipoti, metterlo a sedere sulle sue ginocchia e accarezzargli i capelli. «Tanto, tantissimo tempo fa, dove oggi ci sono le vecchie pietre del nuraghe di Palmavera, viveva un popolo felice. Nessuno conosce il nome dell'uomo che lo guidava, [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
3
30

Il gigante 1/2

Un pomeriggio d'estate

01 July 2026

Sotto il cielo di un caldo agosto, i bambini erano seduti sul muretto di confine che separava le due proprietà. A poca distanza, due uomini rientrati dal lavoro sorseggiavano un bicchiere di vino bianco fresco con succose pesche tagliate a pezzi. Sedevano all'ombra di un pergolato da cui pendevano [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Dax: Mi intriga assai.Che bella immagine fresca e gioiosa. Like

  • zeroassoluto: Io sono con i due uomini che osservano compiaciuti la loro famiglia.
    Like [...]

5
6
181

Guerra e pace

01 July 2026

Quando il suo insegnante di storia aveva esordito dicendo “La pace è un lusso che gli uomini si possono concedere in tempi di abbondanza” Daisy era rimasta piuttosto contrariata. Non le piaceva il cinico pragmatismo con il quale l’anziano professore soleva dipingere il mondo. A costo di apparire [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lorenzo: Vi ringrazio per i commenti, precisi e motivati, che offrono anche a me un [...]

  • Italo Prato: Mi è piaciuto, non vedo la pace, ma quella prima o poi verrà

Torna su